Franco e Ciccio: amatissimi dal pubblico, detestati dalla critica

Franco Franchi e Ciccio Ingrassia

Con il libro "Soprassediamo", lo scrittore piombinese Giordano Lupi racconta il duo comico: "Hanno scritto belle pagine di cinema, anche d'autore"

Il pubblico li ha amati come pochi altri comici. E la critica? Soprassediamo. Che poi è un celebre tormentone della coppia Franco Franchi - Ciccio Ingrassia, con Franco che risponde all’ invito e salta in braccio a Ciccio. Ed è anche il titolo del libro che lo scrittore piombinese ha dedicato ai due attori siciliani (Soprassediamo! Franco & Ciccio Story - Il cinema comico-parodistico diFranco Franchi e Ciccio Ingrassia - Il Foglio, 2014 - Pag. 530 - Euro 18 ).

Lupi, perché Franco e Ciccio?

«Questo è l’ultimo di una serie di libri che ho scritto sul cinema italiano. Ma rispetto ad altri c’è in più una motivazione affettiva. Il primo che ho visto al cinema in assoluto è Satiricosissimo, parodia del Satyricon di Fellini. Ero un bambino, non conoscevo Fellini e tantomeno Petronio, ma c’erano gli antichi romani, e Franco e Ciccio che facevano ridere. Sono stati i comici della mia infanzia. Oggi mi occupo di cinema, e mi sono fatto l’idea che non esista un cinema alto e uno basso. E personaggi come Franco e Ciccio meritano di essrre rivalutati».

Ha avuto delle sorprese, lavorando su questa coppia?

«Ho trovato molto cinema d'autore anche in loro; ho scoperto in parodie come L’Esorciccio o Paolo il freddo che Ingrassia era regista di grande valore. Ho ammirato le interpretazioni di assoluto rilievo quando i due hanno potuto lavorare con registi come Pasolini in Cosa sono le nuvole, i fratelli Taviani in Caos o anche nel Pinocchio di Comencini. Lo stesso Franchi nello sconosciuto Tango blu di Bevilacqua, dà un’ottima prova d’attore. Eppure i due arrivavano dalla piazza: solo Ingrassia aveva alle spalle un po’ di teatro, Franchi era figlio della “posteggia” siciliana».

È vero però che la maggior parte dei loro film non erano certo capolavori...

«Certo, e questo è uno dei motivi che portò alla rottura fra i due: Franco arrivava da una famiglia poverissima, aveva fatto la fame e voleva fare tutto ciò che gli veniva proposto, “È tutto lavoro” diceva. Ciccio cecava di frenarlo, lui avrebbe fatto solo le cose migliori.


Così sono arrivati tanti film scadenti, girati in pochi giorni: basta pensare che in un solo anno ne hanno girati una decina. Tutti quelli girati con il regista Marcello Ciorciolini sono molto modesti, altri non avevano proprio una sceneggiatura, gli dicevano «andate e fate il vostro repertorio di smorfie» e spesso improvvisavano sul set. Sono tanti i film che senza di loro non sarebbero stati in piedi. Tutto questo però non è avvenuto nei 13 film di Lucio Fulci, che era un perfezionista e fra l’altro all’inizio ribaltò i loro ruoli: prima infatti Ciccio era il “mamo”, lo scemo, e Franco quello più serio, la spalla».

Che tipo di personaggi ha scoperto dal punto di vista artistico e umano?

«Da bimbo avevo una preferenza per Franco, ma Ciccio è sicuramente quello che aveva più doti di attore. Non a caso se ne accorse Fellini che lo volle in Amarcord. Era importante poi che lavorassero in coppia, quando si sono divisi hanno perso gran parte della loro vis comica. Dal punto di vista umano, Franco era perennemente innamorato delle belle donne, sul set pare ci provasse con tutte. Ciccio anche qui era più serio, più professionale. A fine carriera poi Franco è stato molto provato dall’accusa di appartenenza mafiosa, che si rivelerà ingiusta e da cui verrà assolto. Tutto nacque dal film Crema paprica e cioccolata: uno degli attori era figlio di un boss mafioso. Fatto sta che Franchi fu messo da parte, e da quella vicenda non si riprese più».

Perché sono stati tanto amati dal pubblico?

«Perché erano comici naturali. Poi era un’altra Italia, avevamo bisogno di ridere, di una comicità genuina. Infine arrivavano a tutti, anche a chi non aveva nessuna cultura».

Perché la critica invece li ha sempre disprezzati?

«La critica italiana ha empre fatto la distinzione fra cinema alto e cinema basso, e quello comico non è mai stato capito, a partire da Totò. Al tempo anche Risi e Monicelli hanno faticato molto perché facevano cinema in qualche modo comico. Figuriamoci Franco e Ciccio che praticavano la farsa, la parodia, generi con solide radici storiche, ma in Italia poco amato dai critici. Eppure è grazie agli incassi di quei film poveri che si potevano fare i film d’autore: I due figli del leopardo, parodia del Gattopardo, fu girato utilizzando la scenografia del film di Visconti. Al botteghino incassò 10 volte di più del capolavoro, che non aveva coperto le spese».

Oggi Franco e Ciccio funzionerebbero?

«Mia figlia ha 8 anni, in questi mesi se li è guardati tutti insieme a me. E ora mi chiede di rivederli. Ai bambini piacerebbero sicuramente. Alcuni film poi – Franco, Ciccio e il pirata barbanera, Don Chisciotte, i film sul calcio – li ho guardati più che volentieri. Direi che rivisti oggi, sono cinema d’autore».