Pino Daniele: infarto in Maremma poi la corsa con la gomma bucata

Pino Daniele

Il musicista sorpreso dal malore a 59 anni. Il rifiuto dell'ambulanza da Orbetello e la decisione di farsi accompagnare a Roma: "Si fidava solo del suo cardiologo". Durante il tragitto, il contrattampo con l'auto che lo accompagnava. Da anni Pino Daniele viveva in Maremma sulle colline di Magliano in Toscana. Sarà sepolto in Toscana
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MAGLIANO IN TOSCANA. Il cantante Pino Daniele è morto la sera di domenica 4 gennaio colpito da un infarto nella sua casa di Magliano in Toscana, in Maremma. Intorno alle 21.15 i familiari hanno chiamato il 118 che, secondo quanto spiega la Asl di Grosseto, ha inviato un'ambulanza con un medico che però, prima di arrivare a casa del cantante, è stata fermata quando si trovava non lontano dall'abitazione. Da quanto spiegato sempre dalla Asl, nel corso di una telefonata fatta dai sanitari dell'equipaggio al numero che aveva allertato il 118 per chiedere precisazioni sull'indirizzo, la persona che doveva essere soccorsa aveva deciso di andare a Roma. Durante il viaggio, un altro assurdo incidente. Secondo quanto ricostruito dal fratello di Pino Daniele, Nello, al quotidiano Il Mattino, l'auto che lo accompagnava d'urgenza a Roma ha forato durante il tragitto, ritardando ancora l'arrivo dell'artista in ospedale. "Si fidava solo del suo cardiologo, quindi ha chiesto alla compagna di portarlo a Roma", ha spiegato Michele, un amico di Pino Daniele uscendo dall'obitorio.

Pino Daniele, secondo il suo cardiologo, Achille Gaspardone, è arrivato morto all'ospedale Sant'Eugenio della Capitale. "Sono state fatte tutte le manovre di rianimazione - ha detto il medico - ma Pino Daniele era già morto". Lo stesso cardiologo ha parlato di ritardi nei soccorsi, ma dalla Asl maremmana smentiscono riscostruendo gli orari delle varie fasi dell'intervento. Nelle ore successive alla sua morte, Pino Daniele avrebbe dovuto ricoverarsi per accertamenti al cuore.

I funerali si svolgeranno mercoledì 7 alle 12 al Santuario del Divino Amore a Roma. Il sindaco di Orbetello, Monica Paffetti, rivela che la famiglia ha chiesto il via libera per la sepoltura nel cimitero di Talamone ma non si esclude che l'artista napoletano possa essere sepolto a Magliano.

Eros Ramazzotti è il primo a dare l'annuncio della morte di Pino Daniele, postando su Instagram una bella foto dell'artista sorridente. Segue un tam tam sul web che racconta la notte insonne di amici, colleghi e fan increduli di fronte alla notizia della scomparsa di uno dei cantautori italiani più amati. Eros scrive: "Anche Pino ci ha lasciato. Grande amico mio, ti voglio ricordare con il sorriso mentre io, scrivendo, sto piangendo. Ti vorrò sempre bene perchè eri un puro ed una persona vera oltre che un grandissimo artista. Grazie per tutto quello che mi hai dato fratellone, sarai sempre accanto al mio cuore. Ciao Pinuzzo?".

Gli fa eco, a stretto giro, Laura Pausini, che racconta di essere "molto scossa ed immobile nel letto" alla notizia. Poco dopo anche lei condivide sui social le prime emozioni: "Alla tua famiglia e ai tuoi figli, il mio pensiero e il mio abbraccio. A noi tuoi fan rimani per sempre tu Pino Daniele. Con la tua arte unica. E questa foto, con la mia testa sulla tua spalla per dirti grazie. Per avermi permesso di conoscerti da vicino. Per cantare con te e per te". "Una notte senza fine. Un dolore senza fine", "cinguettano" i Negramaro, dopo avere parlato al telefono con Ramazzotti. Fiorella Mannoia scrive: "Un dolore immenso. Sono attonita. Non trovo altre parole", mentre Dolcenera twitta: "Proprio ieri coi miei amici ti cantavamo e suonavamo... E continueremo a farlo. Tu eri #tuttanatastoria". "Se è morto Pino Daniele - scrive Francesco Di Gesù (Frankie Hi-nrg mc) - adesso il nero è totale". Il riferimento è a "Nero a metà", titolo dell'album pubblicato dall'artista partenopeo nel 1980, quello della consacrazione, e del tour che pochi giorni fa lo aveva riportato trionfale anche nella sua Napoli. Era stato protagonista, la notte di Capodanno, dello show in diretta da Courmayeur su Rai1 (mentre su Canale 5 da Napoli si esibivano Gigi D'Alessio and friends). Commuove l'ultimo tweet di Pino sul suo profilo ufficiale. È del 1 gennaio alle 17,38, con la scritta: "Back home... In viaggio per casa" e l'immagine della strada, in bianco e nero, scattata dall'auto in corsa.

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Con Pino Daniele la musica italiana perde uno degli interpreti più grandi della sua storia. La sua morte improvvisa si lascia dietro una scia di coincidenze: il suo ultimo tour, un grande successo concluso proprio pochi giorni fa, era stato dedicato alla reunion della band di "Nero a meta'", non solo uno degli episodi più felici della sua carriera ma senza dubbio uno degli eventi storici della storia della nostra musica dal vivo. A marzo avrebbe compiuto 60 anni: e proprio di questo traguardo anagrafico aveva parlato nel corso della puntata di "Canzone" andata in onda su Rai1 il 30 dicembre, manifestando il suo disagio nei confronti di un mondo in cui avvertiva "la mancanza di pensiero". Il 31 dicembre aveva partecipato al Capodanno di Rai1, la sua ultima esibizione.

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Pino Daniele resterà un simbolo di Napoli, ma nei libri di storia va ricordato come il protagonista di un'autentica rivoluzione musicale. Quando nel 1977 uscì "Terra Mia" il pubblico scoprì un nuovo modo di fare musica d'autore: in quegli anni Napoli era uno dei centri propulsori della creatività, era l'epoca del Napoletan Power e Pino Daniele, con la sua voce inconfondibile, la sua abilità di chitarrista, l'ironia dei suoi testi ne era diventato il leader incontrastato.

Fin dall'inizio il suo progetto è stato chiaro: fondere la grande tradizione della canzone napoletana e gli elementi della musica del Mediterraneo con le sue grandi passioni, il blues, il jazz, il soul e il funky, pescando nei dischi dei suoi idoli, Jeff Beck, Eric Clapton, ma anche Paco de Lucia, Frank Zappa ("sono diventato pazzo ascoltando 'Over Night Sensation'" raccontava), Carlos Santana, Pat Metheny.

E mentre venivano pubblicati in serie album capolavoro e uscivano canzoni che sono tra le più belle della nostra storia, l'Italia scopriva una nuova figura di artista star, un napoletano "nero a meta'" che stava in classifica con brani in cui la parte strumentale aveva la stessa importanza di quella vocale, con concezioni e livello esecutivo del tutto simili ai grandi prodotti della musica internazionale. Su questi concetti ha lavorato tutta la vita: Pino studiava moltissimo e ascoltava molta musica a caccia di idee nuove. Stava lavorando al suo nuovo album che, nelle sue parole, avrebbe dovuto essere "molto acustico".

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Nella sua carriera ha collaborato con buona parte dei più importanti artisti italiani e con figure come Chick Corea, Wayne Shorter, Gato Barbieri, alcuni dei più celebri session men del mondo e il suo amato Eric Clapton che lo ha invitato a suonare al suo festival a Chicago, accanto ai migliori chitarristi in circolazione, in uno degli episodi più emozionanti della sua carriera. Pino Daniele non era un grande comunicatore ma amava il confronto, con quelli più bravi di lui come con quelli più giovani. L'incontro con un altro grande napoletano, Massimo Troisi, rappresenta una tappa fondamentale della sua vicenda artistica: i due erano legati da un'amicizia simbiotica, Pino ha scritto le musiche per i primi tre film dell'amico, toccando con "Quando", che chiudeva "Pensavo fosse amore e invece era un calesse", uno dei vertici della nostra canzone.
  
È veramente difficile valutare l'impatto della sua morte improvvisa. Pino Daniele è stato uno di quei personaggi che con la sua arte riescono a travalicare i confini del proprio ambito creativo per entrare nella storia del proprio Paese: dalla fine degli anni '70 ci sono generazioni intere che sono cresciute con i suoi dischi e i suoi concerti, frasi e titoli delle sue canzoni fanno parte da tempo del linguaggio comune. Senza contare che, insieme a un corpus di canzoni che sono una sorta di romanzo di formazione collettivo, con la sua continua ricerca di conciliare culture diverse un prezioso modello di apertura mentale e tolleranza. La grande lezione di un grande napoletano.

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