Spaccio, canne e nessuno fa il biglietto. Viaggio sul treno dove comandano i bulli

Alcuni studenti a bordo del treno 3057 che da Lucca arriva fino a Firenze

Sul treno 3057 che da Lucca arriva fino a Firenze, quello dove ci sono state le ultime due aggressioni. Bob, Duenas e Alex: loro i padroni del treno. L'avvertimento alla capotreno: "Hey signora, ha fatto male a una nostra amica. Stia attenta"

LUCCA. Il treno delle baby gang parte alle 12.39 da Lucca, ma fino a Pescia non sale nessuno. È vuoto. La capotreno del 3057 – il convoglio regionale dove giovedì e venerdì i ragazzi hanno aggredito il personale di Trenitalia – anche oggi è una donna. Siamo fermi alla stazione di Altopascio e fra poco – a Pescia – ci sarà il delirio. I ragazzi saranno appena usciti da scuola e lei, ovviamente, sa cosa l’aspetta. «Non mi hanno mai messo le mani addosso, ma so che lo fanno – dice la signora a me che mi qualifico come passeggero –. Sono un gruppo di ragazzini senza educazione, stupidelli. Io devo costantemente andare a controllare il locomotore di coda. Entrano pure lì. Ma è colpa dei genitori che non li hanno saputi educare. Mia figlia da piccola certe cose non le ha mai fatte».

E in effetti a Pescia – sono le 13.08 – non li ferma nessuno. Entrano a centinaia. I vagoni sono pieni, verso Firenze viaggiamo stipati come sardine. Ma fosse solo quello… Andiamo in coda al treno e spuntano le sigarette accese. Anzi: le canne. Le fumano impuniti, con nonchalance, passandosela l’un l’altro. Sembra la normalità. Assistiamo perfino a un caso di spaccio.

Siamo alla stazione di Montecatini Centro, ore 13.25. Uno dei ragazzi sta scendendo dal 3057, mentre un’adolescente è appena salita. Avranno 15-16 anni. Nella città termale molti scendono e altrettanti salgono. Gli studenti del treno, di conseguenza, cambiano. «Alessia, svelta, svelta, dammi dieci euro che il treno parte. Servono per la C…». La C – neanche a immaginarlo – è una canna. Un piccolo pezzo di fumo al prezzo di dieci euro. Che verrà fumato una volta a terra. Ma a bordo, a un certo punto, dalla porta dell’ultimo scompartimento entra quello che potrebbe essere l’autoproclamato capo del convoglio. Giovanissimo, di colore, capelli ricci sotto un cappellino. Piomba il silenzio. Guarda i ragazzi uno ad uno. Fissa anche me, che sono l’unico non scolaro fra i presenti. Mi scruta con attenzione, poi torna indietro e la gente ricomincia il normale chiacchiericcio. Verso la coda del convoglio ci hanno indirizzato alcuni ragazzi incontrati lungo il serpentone. Bisogna fare un passo indietro, tornando a Pescia. Chi sale sa benissimo cosa è successo negli ultimi giorni e ci dice che in fondo al regionale c’è la cosiddetta “zona calda”. «Ci sono teppisti senza rispetto, si credono i padroni del treno. Fanno spesso confusione – dice la parte sana degli adolescenti – e tutti sappiamo chi sono. Non possiamo fermarli perché altrimenti ci mettono le mani addosso. Ogni volta sono in cinque o sei. È vero: è una baby gang».

AUDIO / La carrozza si trasforma in una discoteca: ecco come si impossessano degli altoparlanti

Bob, Duenas, Alex. Questi – secondo i ragazzi con i quali parliamo – sarebbero i loro soprannomi. Ci informano che non sono italiani, ma alunni extracomunitari. «Quando viaggiamo sui Vivalto, quelli nuovi a due piani – spiega uno dei ragazzi in piedi fra una carrozza e l’altra – loro aprono gli sportelli laterali all’interno dei vagoni. Lì c’è una specie di telefono che dà voce agli altoparlanti. E con uno stereo o un lettore mp3 diffondono la musica su tutto il treno. Così hanno fatto venerdì. Così probabilmente faranno in futuro. Loro sono sempre a bordo del 3057. Tutti li conoscono, nessuno li ferma. Sono sempre gli stessi».

AUDIO 2 / Lo sfogo della capotreno: sono senza educazione e mettono le mani addosso

Un altro aspetto scioccante è che quasi tutti i ragazzi viaggiano senza biglietto. Lo ostentano fieri e con estrema tranquillità. Ci fingiamo anche noi privi di tagliando e ci spiegano che «il controllore non passa mai». Ma loro, nel dubbio, si spostano dalla parte opposta rispetto a dove si trova in quel dato momento. Pur essendo in regola decido di seguirli. «È in testa, andiamo di qua – dice una ragazza che avrà al massimo 16 anni – altrimenti ci tocca pagare la multa».

La signora, per verificare i titoli di viaggio, neanche passa. A un certo punto – come ci aveva preannunciato a inizio corsa – va a guardare il locomotore di coda, proprio vicino alla zona calda. Ma non c’è nessuno e torna indietro. E nel frattempo gli scolari si spaventano, visto che attraversa quello che ritengono il loro territorio. «Ehi signora, ha fatto male a una mia amica. Stia attenta». Così – e con toni tutt’altro che concilianti – vi si rivolgono. La capotreno non batte ciglio e va per la sua strada. Ma nessun biglietto viene controllato da Lucca a Firenze. Almeno non nella zona calda del treno. Forse la paura di essere aggrediti prende il sopravvento. Perché dopo i due casi di colleghi picchiati o stressati dalle malefatte degli adolescenti, lavorare sul 3057 è diventato quasi impossibile. E oggi, di polizia ferroviaria, neanche l’ombra. Eppure – lo chiedono al Tirreno gli stessi pendolari del mattino – su certi treni ce ne vorrebbe veramente tanta.

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