M5s, la fronda a Grillo parte dalla Toscana

Massimo Artini, il parlamentare toscano espulso

Molti meetup stanno con Massimo Artini, il parlamentare del Valdarno espulso dal leader del movimento e minacciano la scissione. A rischio la presenza della lista alle Regionali

FIRENZE. «Nei prossimi giorni ci riuniremo, stiamo valutando se lasciare il movimento e portare le nostre battaglie sotto un altro simbolo». Al netto della doverosa cautela, i condizionali e le frasi ipotetiche servono più a poco. Che fra i 5 Stelle toscani si sia aperta una scissione è ormai un dato di fatto. «Una rottura è evidente – dice il deputato fiorentino Samuele Segoni – ma crediamo che in Toscana la gran parte dei meetup sul territorio sia al nostro fianco».

Ad innescare quella che Filippo Nogarin definisce una «guerra fra bande» e per altri è il risultato di una voglia spasmodica di personalismo, è stata l’espulsione di Massimo Artini, il parlamentare del Valdarno cacciato giovedì insieme alla collega sarda Paola Pinna con una delle tante consultazioni web lanciate dal blog di Beppe Grillo.

È proprio il sindaco di Livorno il primo ad opporsi. Artini, scrive Nogarin su Facebook, «è stato un punto di riferimento e una risorsa per molte realtà toscane, di sicuro lo è stato per noi». Finora, spiega, per le espulsioni, venivano prima interpellati i gruppi di Camera e Senato, dunque è da «rivedere questa inopportuna scelta».

Nel pomeriggio salta fuori anche uno screenshot che accusa la Casaleggio e Associati di aver falsificato il voto. Ma Grillo tira dritto. Dopo il sit-in di protesta e l’incontro con i parlamentari a Bibbona, le contestazioni della base per la scarsa democrazia interna, il crollo elettorale in Emilia, venerdì 28 è arrivato il direttorio dei 5 a sancire una rottura definitiva. «Non dimentico che dobbiamo il successo del M5S a Beppe - dice Artini - ma la verità è che del Movimento c’è rimasto solo il simbolo e le stelle, possiamo far partire una nova esperienza, anche dall’interno». «Dovevamo essere il movimento che votava le cose buone e bocciava le cattive, ogni decisione invece è calata dall’alto», attacca Marco Baldassarre, parlamentare aretino.

L’espulsione è dunque l’ultimo atto di frizioni e malesseri che da tempo bollivano fra i pentastellati, anche in regione. Proprio l’imprenditore informatico del Valdarno, Segoni e Baldassarre in questi mesi hanno girato tutta la Toscana per incontrare gli attivisti e i consiglieri costruendo una rete fiduciaria che adesso mette a rischio la candidatura dei grillini alle regionali. «In questo momento mi sembra un’ipotesi remota - dice il viareggino Max Bertoni - ma non commento, dobbiamo prima riunirci in assemblea, dico solo che ho sempre nutrito grande stima per Artini, si è dato molto da fare per tutti noi».

Molti consiglieri comunali minacciano le dimissioni e di uscire dal M5S se Grillo non rivedrà la decisione. E non sono pochi i meetup vicini ad Artini e ai parlamentari dialoganti: Arezzo, Pistoia, Valdinievole, Grosseto, Valdarno, Viareggio. «Un voto influenzato da informazioni false, siamo arrabbiati», dice un consigliere della Valdinievole. «Ci siamo dati poche regole e chiare, Artini ha sbagliato ed è stato giusto espellerlo, altrimenti verrebbero meno i principi e i nostri valori», ribatte da Massa Riccardo Ricciardi. Definisce l’espulsione «un fatto increscioso» Maria Giorgi, consigliera lucchese, ma si dice convinta che la battaglia «va fatta da dentro». «Non nego che alcuni problemi di democrazia interna vadano affrontati, ma Artini ha sbagliato», precisa Matteo Martinelli, portavoce a Carrara. Lì si è tenuto l’ultimo meetup toscano, che dovrebbe riunirsi il 14 dicembre proprio per decidere le forme con cui formulare una candidatura per sfidare Enrico Rossi. «Credo sia improbabile – dice Martinelli – ma non posso escludere un’uscita di Carrara dal Movimento. Deve essere l’assemblea a decidere».