La Curia sfratta la casa famiglia

Il Vescovado vuol vendere per risanare i conti. Gli assistiti abitano vicino al mare, li trasferiscono in zona industriale

LIVORNO. Il vescovo Simone Giusti ha chiesto all'associazione Ceis Tre Ponti di restituire alla curia l'abitazione di via Civinini, che da quasi un quarto di secolo ospita una casa accoglienza. Il vescovo Ablondi l'aveva avuta come lascito ereditario dalla vedova di un medico livornese e l'aveva data in comodato gratuito al gruppo di volontari guidato da don Luigi Zoppi, una straordinaria figura di prete-coraggio che, un po' come un don Ciotti o un don Gallo in versione labronica, ha speso la vita al fianco prima dei tossicodipendenti e poi dei malati terminali di Aids.

La curia conferma di aver avviato la procedura per reintrare in possesso dell'edificio ma sottolinea di aver dato due anni di tempo all'associazione e di aver messo a disposizione altri locali: l'obiettivo è quello di trasferire nella zona industriale del Picchianti questa casa accoglienza e vendere il fabbricato nell'elegante quartiere di Banditella, a un passo dal lungomare nella zona sud della città, per ricavarne risorse da destinare alla riduzione del "rosso" nei conti della diocesi e a nuove opere parrocchiali.

Va detto che all’inizio l'alloggio era a un solo piano, in condizioni tutt'altro che perfette, e che nel testamento figura un vincolo a scopo caritativo. Tuttavia il vincolo – lo dice il vescovado ma anche gli stessi volontari – è in scadenza. Semmai il Ceis Tre Ponti ha risanato le stanze e raddoppiato gli spazi.

«Ma non vogliamo farne una questione di valori commerciali – dicono dall'associazione livornese – a noi interessa la dimensione della solidarietà e della gratuità. Qui non c'è confine fra operatori e assistiti: siamo tutti persone, ciascuno con i propri guai e le proprie gioie. Com'è in una famiglia vera. E come una famiglia vera vogliamo parlarne a tu per tu con il nostro vescovo: invece finora la questione è stata trattata in modo burocratico: quasi come se fosse roba da avvocati». E aggiungono: «L'alternativa è al Picchianti non è adatta, e poi ci farebbero pagare l'affitto, mentre ora gratis abbiamo avuto la casa e gratis la diamo, a costo zero per la curia». Infine: «Quel che ci fa più male? Quando ci siamo sentiti dire: se volete fare come vi pare andate a farlo a casa vostra. Ma è questa la nostra casa».

Dalla curia labronica si precisa che il vescovo Giusti incontrerà i volontari all’inizio di ottobre e si sottolinea che qualcosa di analogo ha riguardato l’Oami che si occupa di disabili. «Hanno lasciato i locali in via Bonaini, gliene abbiamo dati altri nel rione Corea. Senza mugugni né proteste: perché invece per la casa ai Tre Ponti invece no?».