Il test spaziale si fa nella Grotta del Vento

Tre giorni di esperimenti su uno strumento che analizza l’acqua degli astronauti a bordo della Stazione Internazionale 





È stata scelta la Grotta del Vento, sul versante garfagnino delle Apuane, per sperimentare il prototipo che analizzerà l’acqua degli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Per tre giorni, da mercoledì fino a questo pomeriggio, gli scienziati si sono dati appuntamento a Fornovolasco per i test sul campo nell’ambito del progetto Biowyse cofinanziato dall’Unione Europea Horizon 2020 e con partner un consorzio internazionale di imprese.

Obiettivo del progetto è quello di sviluppare un sistema integrato per il controllo in tempo reale della biocontaminazione nei sistemi idraulici e sulle superfici umide a bordo dell’Iss e per future missioni di esplorazione spaziale. Dopo tre anni di lavoro il consorzio ha realizzato le tre componenti chiave del prototipo in un unico sistema: il modulo di monitoraggio (basato sulla tecnologia della bioluminescenza), quello di decontaminazione (costituito da lampade led ultraviolette) e quello di prevenzione (una tanica di stoccaggio argentizzata con potere antimicrobico). L’acqua viene conservata nel serbatoio argentizzato e prima di essere erogata all’utilizzatore viene controllata dal sistema di monitoraggio e, in caso di contaminazione, trattata mediante le lampade ultraviolette.

Tra le tante grotte presenti in Italia, è stata scelta la Grotta del Vento per le sue caratteristiche di umidità e condensa e per la sua rappresentatività di ambiente confinato in cui l’unica fonte di inquinamento è data dalla presenza umana, proprio come a bordo dell’Iss. «La Grotta del Vento - ha spiegato Vittorio Verole, colui che cinquantuno anni fa la scoprì - si presta particolarmente per gli studi perché non ha contaminazioni esterne se non gli scambi che avvengono attraverso delle piccole fessure attraverso le quali passa soltanto l’aria. Già in passato qui furono fatti esperimenti di permanenza prolungata in grotta che furono seguiti dalla Nasa».

«Se oggi siamo qua - ha affermato il sindaco di Fabbriche di Vergemoli Michele Giannini - e se la Garfagnana è conosciuta a livello nazionale e andrà nello spazio, lo dobbiamo a Vittorio Verole. Questo è un enorme momento di orgoglio per noi. Ringrazio Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale, per la sua presenza e per la vicinanza della Regione Toscana».

Fu proprio Giani lo scorso anno, come ha ricordato ieri, a consegnare a Verole il Gonfalone d’argento del Consiglio regionale per aver scoperto e fatto diventare questa Grotta uno dei «biglietti da visita» della Regione. Una volta che questo nuovo macchinario sarà montato a bordo della Iss, sarà come se un po’ di Fornovolasco andasse nello spazio. —