La Stazione Marconi da luogo simbolo a povero rudere - Video

Coltano: Elettra Marconi, la figlia del premio Nobel per la fisica, ha rilanciato una delle vergogne nazionali davanti a milioni di telespettatori

La stazione radio Marconi, da orgoglio europeo a discarica. Le immagini dal drone

PISA. Parole come pugni. Che si propagano in direzione dello stomaco e del cuore alla stessa velocità delle trasmissioni ad onde lunghe verso Nuova Scozia, Canada e terre d’Africa inaugurate e sperimentate da suo padre oltre cento anni fa, nel 1911.

Elettra Marconi, figlia del premio Nobel per la fisica nel 1909 Guglielmo (al quale si deve, nel 1903, la prima trasmissione radiotelegrafica a scintilla), ha rilanciato una delle vergogne nazionali davanti a milioni di telespettatori. Intervistata dal Tg1, ha parlato, giustamente, di «un orgoglio europeo trasformato in rudere e discarica», riferendosi alle condizioni in cui versa e in cui si sta annullando nel degrado e nell’abbandono più assoluti la stazione Marconi a Coltano, frazione alle porte di Pisa, il luogo scelto dal fisico per costruire la prima stazione radio italiana, un’area che si prestava molto bene alle trasmissioni ad onde lunghe in quanto zona acquitrinosa che riduceva al minimo le dispersioni del segnale. Era inoltre sul Tirreno e cioè in ottima posizione per trasmettere sia con l'Africa, dove allora l'Italia aveva delle colonie, che con l'America, dove vivevano molte comunità di immigrati italiani.

Tutto questo, da anni, come più volte e ampiamente documentato anche dal Tirreno, è ora ridotto al nulla. È un luogo fantasma, assolutamente fatiscente. «Così si cancella la storia dell’Italia e dell’Europa. È gravissimo», ha tuonato Elettra dagli schermi della Rai.



Di chi è la colpa? Dello Stato. Non c’è alcun dubbio. Il bene, infatti, è demaniale ed è dal lontano 2003 che il Comune di Pisa pressa affinché la proprietà passi all’ente locale, pronto a farci nascere un museo sulla storia della radiotelegrafia, con annesso una sorta di incubatore, sede di una start-up del settore delle telecomunicazioni a cui vengano demandate gestione e manutenzione dell’intera struttura. «La denuncia di un vero e proprio scandalo nazionale – commenta il sindaco Marco Filippeschi dopo aver visto il servizio del Tg1 – ha preso finalmente quota. Il Comune si è fatto avanti da tempo e in un recente incontro con il capo di gabinetto del ministro ai Beni culturali Dario Franceschini, Giampaolo D'Andrea, ho di nuovo segnalato il caso, dopo aver, nel corso degli anni, sensibilizzato anche i presidenti della Repubblica Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. È una battaglia che la città deve vincere. La memoria di Guglielmo Marconi ha un valore assoluto, mondiale. Dunque, si tratta di una risposta che governo e parlamento devono dare, nell’ambito di una dimensione certamente risolvibile. Lo scandalo è che ad oggi non si è trovata e le immagini delle rovine della stazione danno un'immagine molto negativa del nostro paese».

Per la verità, qualcosa si è mosso proprio negli ultimi giorni. Lo scorso 14 dicembre, infatti, a Livorno, alla direzione territoriale dell’Agenzia del Demanio, è stato firmato l’atto di concessione con cui la stazione Marconi viene trasferita al Comune per due anni, durante i quali l’amministrazione municipale potrà provvedere alla bonifica dell’area, compresa l’eliminazione delle parti a rischio crollo, alla messa in sicurezza della struttura e all’effettuazione delle varie indagini e verifiche tecniche propedeutiche alla definizione di un progetto esecutivo per la realizzazione del museo.

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«Subito dopo l’accordo con il Demanio – rivela l’assessore comunale ai lavori pubblici Andrea Serfogli – ci siamo mossi con una prima determina impegnando oltre 47mila euro per la pulitura della zona. Anche se piccolo, è un importante passo verso il futuro: dal dopoguerra ad oggi si tratta dei primi soldi stanziati per la stazione Marconi. Come Comune abbiamo da sempre le mani legate.

Il bene è del Demanio e qualunque spesa noi avessimo sostenuto per quello la Corte dei Conti avrebbe bussato immediatamente alle nostre porte».

Nei prossimi due anni, quindi, qualche miglioramento potrà anche esserci, ma solo sotto il profilo del decoro. Anche perché per il museo Marconi occorrono almeno due milioni e mezzo di euro. Il Comune ha messo in bilancio un milione, ma la restante parte dovrà arrivare dalla Regione Toscana oppure dal ministero dei Beni culturali. A cui l’appello di Elettra dovrebbe essere arrivato. E non con trasmissioni a scintilla.