Il jazz che infiamma e consuma sullo sfondo della Versilia

Ci sono libri che nascono da cortocircuiti. Da incontri casuali, con storie che ti piovono addosso e dalle quali non puoi liberarti. È questo il caso di Alessandro Agostinelli e del suo secondo...

Ci sono libri che nascono da cortocircuiti. Da incontri casuali, con storie che ti piovono addosso e dalle quali non puoi liberarti. È questo il caso di Alessandro Agostinelli e del suo secondo romanzo, “Benedetti da Parker” appena pubblicato per Il Cairo (pp. 173, € 14).
Un caso dentro cui entra anche il nostro giornale, per una coincidenza che ha della premonizione. «Molti anni fa — spiega Agostinelli — lessi due articoli che riguardavano Dean Benedetti. Uno su Il Tirreno e uno su L’Unità. La storia era avvincente, così mi decisi a contattare la sorella di Dean e, di fronte alla sua voglia di parlare con amore del fratello scomparso, andai a trovarla tre volte. Scoprii che c’erano altre persone che avevano conosciuto da vicino Dean. Mi misi sulle loro tracce, aiutato dalla sorella del noto jazzista italoamericano. Conobbi alcuni uomini di mezz’età che erano stati i “ragazzi” di Dean a Torre del Lago, cioè quelli ai quali lui insegnava la musica e la vita; e dove morì ancor giovane e dove è sepolto. E infine decisi che avrei dovuto parlare con Jimmy Knepper, l’amico americano di Dean. Andai a New York ed ebbi così un affresco strepitoso di una vita dedicata alla musica, in cui il jazz era l’unica ragione dell’esistenza, anche a costo di bruciarsi il corpo».
Il libro ha due anime, e in queste due anime nasce il ritratto di un’epoca che non è legata al tempo, ma alla musica. «Charlie Parker è uno dei personaggi importanti della mia storia ed è uno dei musicisti più famosi al mondo, nonostante sia morto molto giovane e abbia suonato ad alti livelli per pochissime stagioni. Benedetti è il nome del protagonista, ma tutti i jazzisti degli anni Quaranta e Cinquanta che sentirono suonare Parker dal vivo ne rimasero entusiasti e quindi in qualche maniera benedetti positivamente dal punto di vista musicale. Anche se può apparire sarcastico, tutti quei jazzisti fecero una brutta fine».
Alessandro Agnostinelli ne traccia un ritratto preciso, in questo romanzo che sopravvive come opera di finzione, pur lavorando sui fatti della vita di un musicista dimenticato. «La vita di Dean Benedetti meritava di essere raccontata come una grande storia – dice l’autore – una sorta di epica della sconfitta, una specie di racconto di una cometa creativa del Novecento che brilla intensamente e ha bisogno del romanzo per dipanarsi in tutta la sua empatia, in ogni sua strada avventurosa o avvilente. Questo romanzo parla di un giovane che amava così tanto la musica da farne la sua unica ragione di vita. È diviso in due parti: la prima ambientata negli Usa, tra Los Angeles e New York, nel momento più vitale del jazz; la seconda in Toscana, a Torre del Lago, dove Dean arrivò per finire i suoi giorni nella provincia italiana del dopoguerra. Ma questo romanzo è anche la storia di un jazzista italoamericano che incontrò Charlie Parker e ne morì».