Il favoloso mondo di Claudia tra uve e balze

La produttrice volterrana innamorata del russo e del Ciliegiolo: «Il segreto del vino buono? Cultura, sudore e sacrificio»

DI LARA LORETI. Là dove ora sorge la vigna, una volta c’era il mare. «Se scavi trovi il sale», dice Claudia, con aria da esploratrice. Tra le balze di Volterra, in uno scenario sconfinato, in stile “Il Signore degli Anelli”, si erge un podere, circondato da due ettari di terra coltivati a uve. Si chiama Marcampo, un nome che ben identifica il paesaggio davanti al quale ci troviamo. Una vallata in cui l’occhio è autorizzato a perdersi, al di là dell’orizzonte. Fiumi di verde, dalle Apuane alle colline di Casale Marittimo, dominati dalla chiesa di San Giusto, santo patrono che ha benedetto non solo la terra, ma anche una delle etichette dell’azienda. Regina di Marcampo, ornata di balze e grappoli di Sangiovese, è Claudia Del Duca, esuberante trentenne, produttrice poliglotta, innamorata del vino, in particolare del Ciliegiolo, e della cultura russa. Due passioni, che è riuscita a conciliare nella sua tesi di laurea, discussa nel marzo del 2012 nell’ateneo di Genova: Lo sviluppo del mercato vitivinicolo russo. Giovane donna acculturata e sicura di sé, certo non si spaventa a indossare la tuta da lavoro e scendere in campo. Letteralmente. Puoi trovarla in versione chic, occhiali alla moda e tailleur, a fare degustazioni e comunicazione in giro per il mondo, come nelle vesti di vignaiola, a potare le piante. Claudia non si fa problemi a prendere in mano le cesoie o a fare i rimontaggi nei tini di fermentazione. Quando si dice da bosco e da riviera. O meglio, da vigna e da salotto.

La storia di Claudia e del suo Marcampo, azienda a gestione esclusivamente familiare, inizia nel 2003, quando la produttrice è ancora una bambina. Suo padre, Genuino Del Duca, ha adocchiato un casolare: il suo progetto è mettere su una vigna. «A mostrarglielo fu il mio padrino - racconta Claudia - e lui se ne innamorò: non indugiò un istante, fu subito un sì». Il problema però era piantare le viti. «L’agronomo lo scoraggiò subito, gli disse “Genuino, tu sei matto, qui nemmeno il favino ci cresce”. Ma mio padre è un tipo che non si perde d’animo. Lui si butta e dice: “Se funziona bene, altrimenti almeno ci ho provato”. E il tempo gli ha dato ragione: ha funzionato e sta funzionando perché c’è tanta cura della vigna, dove il vino si fa realmente. Se non c’è cura della terra e l’uva non è buona, il vino non sarà mai godibile».

I primi anni per l’azienda sono i più duri: il terreno va preparato e reso fertile. I genitori di Claudia danno il tutto per tutto, e sfidano il territorio piantando anche Merlot, oltre al tradizionale Sangiovese. I risultati arrivano già dopo la prima vendemmia, nel 2007, che è un successo.

All’epoca giovane studentessa, Claudia comincia a interessarsi all’azienda di famiglia. Poi il debutto, nel 2009, dopo la laurea di primo livello all’Università di Pisa. È allora che comincia a girare l’Europa al fianco del babbo per promuovere il territorio. Mastica bene le lingue e questo la aiuta. Tuttavia, esperti di vino non ci si improvvisa. E così lei studia, diventa sommelier e poi soprattutto impara il mestiere sul campo. Nel 2012 è un’altra persona: una imprenditrice in erba, pronta a fare il grande salto. È così che nel febbraio 2016, babbo Genuino le affida l’azienda, di cui ormai da un anno è lei la titolare.

Oggi Claudia produce cinque etichette, un bianco e quattro rossi, per un totale di 12mila bottiglie, ed esporta i suoi prodotti in Svizzera, Germania, Svezia e Usa. «Inizialmente avevamo solo due bottiglie, poi siamo cresciuti - racconta la trentenne - Ogni etichetta ha un significato, riconducibile a noi o al territorio. “Genuino” è babbo; “Marcampo” è il nome dell’azienda e anche del casolare, che noi non abbiamo mai cambiato. Poi c’è “Le Balze”, dedicato al nostro panorama, con la vallata, dominata dalla chiesa di San Giusto... E allora ecco spuntare “Giusto alle Balze”. Con tanto di spiegazione in retroetichetta, dove è scritto che siamo stati noi a “convincere” il Merlot a mettere radici sulle biancane (sull’argilla). Poi c’è “Severus”, il nome di uno dei due fratelli costruttori del teatro romano di Volterra, Sangiovese in purezza. E infine il bianco, “Terra blu”, a base di Vermentino, ispirato al colore del’argilla».

Tutto fa pensare che il prossimo vino sarà Claudia… «Mi piacerebbe. Stiamo per piantare nuovi ettari e ci potrebbe essere un nuovo vino, magari un Ciliegiolo in purezza, vitigno che amo molto per la eleganza e le sue note fruttate, in equilibrio», dice la produttrice, che ora guarda oltre. Il futuro di Marcampo è già chiaro nella mente della trentenne: raddoppiare la produzione, piantare viti su altri quattro ettari (Vermentino, Ciliegiolo, Sangiovese e Merlot) e migliorare la qualità, nel rispetto delle proprie radici. «Il vino deve essere ottimo, dal base al top di gamma, perché a noi piace berlo primo che farlo - dice Claudia - E deve esprimere la vigna perché i primi a rispecchiare Marcampo siamo noi di famiglia: noi siamo il territorio».

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