Giorgio Nissim, eroe silenzioso che salvò centinaia di ebrei

Organizzò una rete per mettere al sicuro chi era destinato ai lager nazisti Domani Pisa ricorda il suo cittadino con una targa alla casa di via Santa Marta

di ALFREDO DE GIROLAMO

A Pisa, alla vigilia del secondo conflitto mondiale, nella tenuta di San Rossore il re poneva la firma ad un abominio chiamato leggi razziali.

A partire dal 1938 l'Italia fascista era divenuta terra di transito per migliaia di ebrei europei. Quello stesso anno un giovane imprenditore pisano, discendente da una famiglia ebraica di industriali del tessile, entrava a far parte di una organizzazione che assisteva gli ebrei stranieri di passaggio. Il suo nome era Giorgio Nissim. Un eroe che ha dedicato gli anni migliori della propria vita a salvare le vite degli altri; un ebreo che ha saputo districarsi tra agguati, rappresaglie, spie e delatori con tenacia, arguzia e un pizzico di incoscienza.

Dopo la cattura dei vertici della Delasem toscana - acronimo di Delegazione per l'assistenza degli emigranti ebrei - che in quegli anni cupi è stata capace di aiutare gran parte degli ebrei che sopravvissero alle persecuzioni e alla ferocia nazifascista, Nissim trovandosi unico punto di riferimento dell'organizzazione lavorò instancabilmente, cambiando spesso identità e costantemente avvolto in un tabarro nero si muoveva con circospezione e sveltezza per mettere al sicuro famiglie: salvare vite, organizzare la rete di assistenza messa in piedi insieme ad altri angeli, poi molti diventati “Giusti”, cittadini non di fede ebraica e preti che agirono per evitare la via della deportazione nei lager a molti ebrei.

In meno di due anni di attività segreta, Nissim salvò centinaia di vite umane dalla fucilazione o dall'internamento nei campi di sterminio, solo ed esclusivamente ricorrendo, oltre che alla rete meticolosamente organizzata, all'arguzia, e mai a quella violenza da lui combattuta per tutta la vita. Giorgio Nissim infatti, come spesso ha orgogliosamente ricordato il figlio Piero, in quegli anni non sparò mai un colpo, mai fece ricorso ad azioni di forza. Al massimo, con la mano celata nella tasca del suo cappotto, se necessario mimava la forma di una rivoltella per esortare eventuali nemici a darsela a gambe.

Erano anni in cui ti svegliavi la mattina e non sapevi se ti saresti riaddormentato la sera, la guerra incombeva sulle teste di tutti e bisognava arrangiarsi per conto proprio, come meglio ciascuno poteva, per portare a casa la pelle. Nissim, spesso da solo in mezzo ai pericoli, alla corruzione degli uomini, al continuo farsi e disfarsi delle soluzioni, dei rifugi che improvvisamente diventano obiettivi militari, non solo con questo spirito cercava di salvare sé stesso, ma riusciva ad occuparsi degli altri come lui in costante difficoltà, cercando addirittura di dare un ordine organico alla resistenza.

La sua fu una grande abnegazione a lottare contro l'ideologia razziale dominante, malvagità aberrante della storia. Un modello di esistenza dedicata alla causa giusta, dunque, un uomo protagonista di una storia vera al limite dell'incredibile e che per tutto quanto fatto, per il calvario attraversato e il nobile ultimo fine delle sue azioni, merita di essere per sempre ricordato.

Pisa, città dove nacque nel 1908, . a 40 anni dalla scomparsa con una cerimonia solenne, fortemente voluta dal sindaco Marco Filippeschi, lo celebrerà domani (26 settembre) con una targa in sua memoria in Via Santa Marta, all'altezza del numero 90: la casa di Giorgio Nissim, ebreo pisano impavido e generoso. Un eroe silenzioso, sempre dalla parte dei perseguitati, che un po’ per caso, un po’ per scelta, si comportò in modo straordinario ed esemplare.

La sua Pisa lo omaggia per non dimenticare un “maestro” per le generazioni di oggi e di domani.

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