Il cercatore di alberi ci insegna a visitare i giardini più belli

Tiziano Fratus è un viaggiatore curioso e attento ai dettagli «I parchi sono luoghi di meditazione, ognuno ha la sua musica»

di PAOLA TADDEUCCI

Li ha visti d'inverno, quando sono spogli e se ne può cogliere meglio l'essenza. A ciascuno, poi, ha abbinato una musica, da ascoltare durante la visita, meglio se in perfetta solitudine come ha fatto lui. Ecco i giardini italiani di Tiziano Fratus, il poeta, filosofo, scrittore cercatore di alberi. Bergamasco di nascita e piemontese d'adozione, Fratus attraversa i paesaggi di tutto il mondo per scoprire piante monumentali e poi scriverne. Non con il taglio del botanico né del turista, ma mescolando filosofia, scienza, poesia e letteratura.

«Il cercatore di alberi - dice - è un viaggiatore curioso. Tutti possiamo diventarlo. Basta ricavarsi del tempo per passeggiare in mezzo al verde, anche a due passi da casa, e guardare il paesaggio con uno sguardo non frettoloso né superficiale, per conoscerlo, sentirlo, trovarvi o ritrovare le radici». Così è stato anche per i 23 parchi di cui scrive nel libro “L'Italia è un giardino”, ultima tappa di una trilogia iniziata nel 2014 con “L'Italia è un bosco”, quattro ristampe e già in edizione economica, seguito l'anno scorso da “Il libro delle foreste scolpite”, tutti editi da Laterza.

Dei giardini Fratus non racconta visioni spettacolari, bensì dettagli: il volto ricoperto quasi per intero dalla vegetazione nella grotta di un Bacco, i corpi fragili delle statue all'interno di scenari illuminati d'improvviso, la testa di un uomo che diventa cervo, alberi maestosi che si alternano a sculture giganti. Nell’ultimo libro ci sono, tra gli altri, i giardini di Venaria a Torino, quelli della Reggia di Caserta e di villa d'Este a Tivoli, che Fratus consiglia di visitare sulle note rispettivamente di Mendelssohn, Mozart e Arvo Pärt; in Liguria i giardini di Genova e, sulla costa dei fiori, i ficus di Sanremo e Bordighera, da scoprire in compagnia di Ryuichi Sakamoto e Maurice Ravel. Cinque le aree verdi toscane: il Bosco della Ragnaia in Val d'Orcia, il parco di Pratolino e i giardini di Boboli a Firenze, le Foreste Casentinesi nell'Aretino e il parco di Pinocchio a Collodi, sempre con musica colta, sia classica che contemporanea, in sottofondo.

Grandi o piccoli, noti o più nascosti, selvaggi o addomesticati, i parchi attraversati da Fratus sono prima di tutto luoghi filosofici, un'esperienza di meditazione. «La natura - dice - è l'ambiente in cui andiamo a ritrovare noi stessi». Non a caso il suo preferito è il Bosco della Ragnaia a San Giovanni d'Asso, uno dei paesi più remoti della Val d'Orcia. È frutto del lavoro dell'americano Sheppard Craige, che ha trasformato ciò che era un fitto bosco coltivato per la caccia, detto ragnaia, in un giardino della verità, dove l'uomo indaga e cerca risposte. Come? Attraverso statue, installazioni, teatrini, libri, fontane e cascate, oltre a scritte e disegni enigmatici di vario genere scolpiti su pietra, vasi e mattonelle: tutto inserito tra gli alberi. Fratus lo definisce un giardino alchemico, come il parco dei mostri di Bomarzo, il bosco sacro vicino a Viterbo voluto alla metà del 1500 dal principe Vicino Orsini per ricordare in eterno l'amat. a moglie Giulia Farnese. Il parco è caratterizzato da templi, teatri, strane architetture, antri, figure mitologiche e giganteschi animali di roccia. «Un posto di sorprese e di ombre - scrive Fratus - misterioso come Timbuctù, Machu Picchu, Angkor Wat».

Un gigante che resiste da oltre quattrocento anni domina invece il parco mediceo di Pratolino, sulle colline fiorentine. È il Colosso dell'Appennino, statua realizzata nel 1580 da Giambologna, lo scultore fiammingo che fu molto attivo a Firenze (suo il celebre “Ratto delle sabine”): alta quattordici metri, rappresenta la saggezza e la conoscenza che schiacciano l'ignoranza e la superstizione. «È una scultura-architettura - nota Fratus - non più solo inserita nel paesaggio, ma diventata paesaggio. Una delle meraviglie del mondo: se fosse a Firenze, sarebbe fotografata più del David». Si trova invece a Pratolino, immenso parco gestito dalla Provincia «che tenta di mantenerlo - sottolinea l'autore - ma ormai con uno sforzo titanico, tra mille tagli e ridimensionamenti. Mentre ci sarebbe bisogno di un radicale lavoro di recupero. Cosa potrebbe tornare ad essere se lo Stato, o i privati, comprendessero la portata di uno spazio simile?».

Fratus si addentra poi nel cuore delle montagne toscane, in quello che chiama il grande giardino dell'Appennino: luoghi per lo più aperti al cammino e alle visite come le Foreste Casentinesi, Vallombrosa, il santuario di Camaldoli, per lui una «cattedrale boscosa», e l'arboreto di Reggello, dove da un secolo e mezzo si sperimenta la crescita di specie esotiche. Qui è registrato il bosco più alto d'Italia di douglasie, conifere originarie del Nord America, con esemplari di oltre 60 metri. Per raccontare Boboli, infine, l'autore si è servito dell'esperienza e della sapienza dei giardineri dello storico parco fiorentino, mentre del regno di Pinocchio ricreato a Collodi descrive l'intrecciarsi del bosco ai giochi, alle scene e ai personaggi che lo popolano.