Quel ceto medio italiano che può dire “Io sono Bobo”

Il libro di Galati e Montanari racconta il Bel Paese visto da Sergio Staino

URSULA GALLI. Bobo è Sergio Staino e Sergio Staino è Bobo. Non si può descrivere il popolare personaggio a fumetti senza narrare le idee, le passioni, gli incontri del suo disegnatore, e viceversa. E la loro storia è anche la storia d'Italia e degli italiani dagli anni Settanta ad oggi

E' da questo intreccio tra disegno e vita, personale e collettiva, che si dipana “Io sono Bobo”, una lunga, appassionata intervista a Sergio Staino, scritta a quattro mani dai due giornalisti di Repubblica, Laura Montanari e Fabio Galati, appena pubblicata in volume da Della Porta Editori di Pisa. Due appassionati di Bobo fin dagli esordi: la prima di Bobo ama l'ingenuità un po' romantica, le sue cadute e quel rialzarsi ogni volta pieno di acciacchi. Il secondo ha conosciuto Bobo quando aveva sedici anni e da allora lo segue per sapere dove lo porta la storia (quella individuale e quella con la S maiuscola).

Il curriculum di Staino è denso e noto: uno dei massimi disegnatori e fumettisti italiani, autore e regista di film e trasmissioni tv, creatore di Bobo, che esordì su Linus nel '79. E 100 altre cose ancora

Chi è Bobo, secondo Montanari e Galati ? «Bobo è il ceto medio silenzioso a cui Sergio Staino un giorno ha dato voce, corpo e famiglia - la sua. Da allora è entrato nelle nostre case, attraverso la finestra della prima pagina dell'Unità o dai fogli di Linus, o dal Venerdì o dall'Espresso, o da altre testate in cui è comparso questo personaggio che, come ha scritto un giorno lontano Antonio Tabucchi, è un po' Keaton, un po' Chaplin. Un po' tutti noi, pieni di buone intenzioni che guardiamo dal basso chi sta in alto».

Il racconto della vita di Staino attraverso le penne di Montanari e Galati (dall'infanzia molto dura, agli anni dell'università, all'amore con la moglie Bruna, al rapporto con la politica e con Dio) fa capire perchè Bobo nelle strisce appaia sempre così pensieroso e pieno di dubbi. La striscia di esordio quella del '79, dà il senso a tutto. Riflette Bobo:«Da piccola mia madre trovò una pansè nel libro di suo papà. Io ricordo di aver trovato un vecchio scarpone in soffitta. Mia figlia ha trovato il mio eskimo in fondo all'armadio. Da due notti mi chiedo: vi è un nesso logico in ciò?».

Un personaggio, Bobo,che rappresenta anche un tipo di elettore mai schierato al 100% , per quanto sempre dentro, ma criticamente, alla sinistra di un partito, il PCI, declinato in tutte le sigle successive: PDS, DS, PD. I mugugni di Bobo, i dubbi e le incertezze, scrivono i due giornalisti nell'introduzione, «hanno attraversato tutta la storia di quella sinistra, a volte anche un po' più a sinistra, adesso un po' dalla parte di Renzi».

Bobo, fisicamente, nelle sue strisce, è sempre uguale a quando è nato, la barba incolta e gli occhiali tondi, uguale è la casa e la famiglia in cui si muove, con Ilaria e Michele i bimbi piccoli e arguti.

Ha mai pensato di far crescere i suoi personaggi? «Una volta ho pensato di trasformare la Ilaria bambina in una Ilaria adolescente. Lei se l'è presa moltissimo». Anche questo piccolo grande dramma familiare è diventato una striscia.

Allo stesso modo, se è cambiato il mondo intorno, non sono mai cambiati la voglia e la necessità, di Sergio Staino, di fare satira.

Il libro prende le mosse infatti dal tragico attentato a Charlie Hebdo (tra le vittime l'amico fraterno di Staino, Wolinskji), che tanto ha fatto discutere di libertà di opinione e di libertà di satira.

Dichiara a questo proposito Sergio Staino: «Non ci sono limiti per la satira. Si pongono limiti al romanzo o alla poesia? Vivono di emozioni e di sentimenti. Per la satira è la stessa cosa. Il limite dipende da dove devi andare: se inserisci il brano di un romanzo pornografico dentro un libro per le scuole medie probabilmente qualche problema te lo crei. Se lo pubblichi con una qualsiasi casa editrice in cui sia chiaro che è un romanzo pornografico e uno va e se lo compra, qual è il problema? Il disegnatore ha tutto il diritto di esprimere l'idea, l'emozione che sta vivendo, e lo fa. Il limite è in chi lo diffonde e di come lo diffonde».

Per chiarire meglio, spiega ancora Staino : «Se tu hai un piccolo giornale come Charlie Hebdo, che si rivolge a un gruppo specifico di lettori, interessati a quel tipo di espressione, non c'è nessun problema. E' diverso, ad esempio, se un rappresentante dello Stato, è successo con Calderoli, prende la maglietta con la vignetta disegnata per irridere Maometto e se la mette per andare in televisione. Allora diventa la sfida di un rappresentante dell'Italia nei confronti dell'ideologia religiosa di un popolo».