Ve le do io le teste di Modì

La vicenda ricostruita dal nipote di Piero Carboni, proprietario delle sculture

DARIO SERPAN. «Speriamo di tornare a parlare di Modigliani scrollandoci di dosso la beffa del 1984, che infanga il nome di questo grande artista». E' l'augurio di Maurizio Bellandi, autore del libro “Amedeo Modigliani. Le pietre d'inciampo. La storia delle vere teste di Modigliani”. Appena edito da Sillabe, il volume sarà presentato lunedì 9 maggio (ore 18) alla Goldonetta di Livorno, in un evento che vedrà la partecipazione di personalità e ospiti d'eccezione. Uno su tutti: Vinicio Capossela, che regalerà al pubblico la struggente ballata sulla storia d'amore del pittore, “Modì”, che nel 1991 compose e dedicò all'artista livornese. Una serata particolare, quella promossa da Sillabe, per la quale è previsto il sold out (con lista d'attesa, www.sillabe.it, cell. 333/3738343). L'attore livornese Michele Crestacci interpreterà le parole e i pensieri di Piero Carboni, protagonista della vicenda narrata nel libro, in uno storytelling che cadenzerà le tappe della sua storia personale, mentre il poliedrico artista Federico Maria Sardelli condurrà nel cuore dei fatti colloquiando con Maurizio Bellandi, Vincenzo Farinella (docente di storia dell'arte all'Università di Pisa) e Federica Falchini, storica dell'arte. A seguire, l'omaggio musicale a Modigliani messo in scena da Vinicio Capossela, che accompagnato dalla fisarmonica di Massimo Signorini esibirà il brano "Modì", tratto dall'omonimo album dell'artista, uscito nel 1991. Una canzone che centra l'indole di un città che Capossela porta nel cuore. «Perché Livorno - dice il cantautore in “Modì” - dà gloria soltanto all'esilio e ai morti la celebrità».

Dopo l’apparizione alla Goldonetta, Capossela si sposterà alla libreria Feltrinelli di Livorno, dove alle 21, darà un assaggio del suo nuovo disco. Uscirà il 6 maggio ed è un doppio album intitolato “Canzoni della Cupa”. Altri ospiti arricchiranno l'evento della Goldonetta, per parlare di un artista e di un libro che poi Sillabe porterà al Salone Internazionale del Libro di Torino, il 12 maggio, nello stand Regione Toscana/Toscanalibri.it.

Maurizio Bellandi non è uno storico dell'arte, né un critico. E' un livornese di 41 anni che nella vita fa il commerciante e si definisce «appassionato di Modigliani, felicemente autodidatta». Soprattutto, Maurizo è il nipote di Piero Carboni, ossia l'ex carrozziere livornese che nel 1991 uscì allo scoperto sostenendo di possedere tre sculture attribuibili ad Amedeo Modigliani. Una vicenda durata anni e sfociata in un processo terminato con il proscioglimento degli imputati. Ma Maurizio Bellandi, nel suo libro, lo dice a chiere lettere già nel titolo che, secondo lui, quelle teste (oggi custodite nel caveau di una banca) «sono vere». «Se fossero state false - afferma Bellandi - sarebbe venuto fuori da tempo. Nel libro ci sono tutte le testimonianze e i documenti che fanno convergere verso l'autenticità delle opere appartenute a mio nonno. Nel corso dei miei studi, ho messo in dubbio tutto e tutti, ma non ho trovato incongruenze rispetto alla storia da lui narrata. E quando un anno e mezzo fa ho trovato, tra gli oggetti di mio nonno, un diario in cui raccontava la sua vita e la storia delle tre teste, ho deciso che era arrivato il momento di scrivere un libro».

Quello che oggi è realtà e contiene il diario di Piero Carboni, la ricostruzione della beffa del 1984, il processo a cui Carboni fu sottoposto, testimonianze e dati anche inediti, oltre alle fonti e ai risultati dell'expertise realizzata sulle tre sculture.

Quali sono, dunque, gli obiettivi di questa pubblicazione? «La mia speranza - dice Bellandi - è che questo libro venga letto dagli storici dell'arte, perché si interessino alla vicenda e ne scrivano un testo tecnico. Inoltre, vorrei vedere queste sculture esposte in un museo, per essere sottoposte al giudizio del pubblico. Sono sicuro, infatti, che tra il pubblico ci sono persone dotate di occhio e sensibilità per riconoscere un'opera autentica da una falsa. Ancora di più dopo aver letto il mio libro».