Vini bio fra moda e successo: Toscana all’avanguardia

Biologico, biodinamico, naturale: i vignaioli toscani danno l'esempio. Il presidente della Federazione italiana sommelier per la Toscana Mario Del Debbio: "Fondamentale rispettare l'ambiente, ma quello che conta è la qualità intrinseca della bottiglia"

INVIATA A VERONA. Biologico, biodinamico, naturale. Impossibile parlare di vino senza abbinarlo a questi aggettivi. L'edizione numero 50 di Vinitaly, che si è conclusa ieri, ne dà ampia prova. Il padiglione Vivit, dedicato alle aziende certificate biologiche e biodinamiche, è stato preso d'assalto da esperti, appassionati e curiosi. Ma il punto è che, con certificato o senza, il biologico tira: le aziende che lavorano la vigna senza fertilizzanti o altre sostanze chimiche (biologico) o che puntano a rendere i terreni più fertili usando solo letame e composti minerali (biodinamico) sono sempre di più. E la Toscana non fa eccezione, anzi.

Gabriele da Prato mostra la medaglia ricevuta dal presidente della Repubblica a Vinitaly

A primeggiare proprio nel padiglione Vivit a Verona c'era Gabriele da Prato, titolare del Podere Concori in Garfagnana, fresco della medaglia “Cangrande”, ricevuta dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il giovane vignaiolo è stato premiato per la tenacia e il coraggio con cui porta avanti il suo lavoro in un territorio non facile, in cui ha impiantato un vigneto da zero: 3,5 ettari sulle alture della Garfagnana coltivati con metodi biodinamici. «Per me è stata un'emozione enorme - dice da Prato - Questo è un riconoscimento storico per la Garfagnana e soprattutto per il messaggio di rispetto del territorio che porta con sè. È il trionfo di una filosofia che punta sulla qualità e sullo sviluppo della fertilità della terra basato sulle potenzialità della natura, a partire dalla luce. I suoli devono tornare a vivere, è questo il nostro motto».

Gabriele da Prato, insieme ai colleghi lucchesi Giuseppe Ferrua della Fabbrica di San Martino e Saverio Petrilli della tenuta Valgiano, è fondatore di una rete di impresa basata sulle coltivazioni biodinamiche nel territorio di Lucca. È lo stesso Petrilli a spiegarlo: «Più della metà dei vignaioli lucchesi fanno biodinamica: siamo già quasi una ventina. E la nostra è l'area con più alta concentrazione biodinamica in Italia. Tre sono i nostri obiettivi: riuscire a produrre, perché i terreni si stanno avviando alla sterilità; farlo a costi sostenibili, e questo è possibile grazie ai contributi europei; e creare redditività, per avere un accesso corretto al mercato. Lo scopo ultimo è tutelare la salute di agricoltori e consumatori».

In Toscana dunque biologico e biodinamico non sono solo moda. Ne sa qualcosa l'azienda Bulichella, la prima ad ottenere la certificazione biologica nel 1989. Rispetto della natura ma valorizzando il brand: «Vogliamo che i nostri vini siano valutati per la qualità e l'identità. Il bio è per noi uno stile di vita, non solo una certificazione cartacea», spiega il responsabile Alessandro Bonaguidi, anche lui premiato a Vinitaly con il suo rosso di punta Coldipietrerosse.

Mario Del Debbio, presidente della Fis Fondazione italiana sommelier Toscana

"C'è sicuramente una sensibilità che in questi anni si è fatta sempre più percettibile nei confronti dell'ambiente nel quale viviamo e di conseguenza anche nei confronti di noi stessi - nota il presidente della Fondazione italiana sommelier per la Toscana, Mario Del Debbio - Il vino, che è fatto dall'uomo usando un prodotto della terra, incarna perfettemente, secondo me, il concetto di simbiosi ed unità. Il biologico non è che il primo passo verso un rispetto che dobbiamo a noi stessi, concetto che poi viene intensificato in chi è già passato alla biodinamica. Parole che ancora oggi creano comunque argomenti di discussione e che spesso sono usati unicamente per andare ad attaccare un segmento di mercato. C'è però una parola che sicuramente deve mettere tutti d'accordo: sostenibilità. Attuare un qualsiasi processo produttivo senza concedere attenzione alla tutela delle risorse di tutti è una strada che oggi non può più essere considerata percorribile poiché ne va del nostro stesso futuro".

A proposito di forza della qualità e della tradizione, sulla stessa linea d'onda è Nicolò D'Afflitto, enologo della Frescobaldi: «Tutte le nostre aziende sono in regime di lotta integrata, uno step sotto il biologico, che permette di usare anche alcuni prodotti chimici, ad eccezione di Castelgiocondo e della Gorgona, dove invece facciamo vini biologici, ma senza rivendicarli. Crediamo infatti che, aldilà delle certificazioni, il vino debba essere buono e di qualità: è questo che richiede il consumatore. Oggi il biologico è molto di moda ma c'è ancora un grande caos sia a livello di legislatore sia di produttori e di consumatori. In questi dibattiti, però, spesso si dimentica che la prima discriminante di un vino deve essere comunque la sua qualità intrinseca».

Cosa ci riserva il futuro? L'università di Siena sta seguendo un progetto di Agroforestry con l'azienda vinicola umbra di Roberto di Filippo: «Allevo le oche nella vigna, 100 per ettaro: loro puliscono il terreno e in più lo concimano». Niente male.

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