“Il risveglio della forza”: l’avventura continua e il pianeta impazzisce

Un esercito di fans in costume alle première. A Firenze entusiasmo («È questo il Giubileo») ma anche prime critiche

Tenetevi forte. Due ore e mezzo di pura adrenalina. Mettetevi comodi, accendete i motori del vecchio ma sempre valido Millennium Falcon, l’astronave “vecchia ferraglia” eternamente bisognosa di riparazioni, e che la Forza sia con voi.

Skywalker & C. son tornati a sfrecciare sul toboga dell’iperspazio. Invecchiati e ringiovaniti allo stesso tempo.

La prima volta di “Star Wars” era il 25 maggio 1977, firmava George Lucas e a proiettarlo in Italia furono solo 32 cinema. Una vita fa. Il nuovo episodio della saga più famosa e ricca della storia del cinema (4 miliardi e passa di dollari al botteghino senza contare i 23 derivanti dal merchandising), primo della trilogia conclusiva come prevede il progetto originale del suo ideatore, ritrova tutte le tessere del mosaico, ne inventa di nuove, e si getta a capofitto nell’Armageddon ipergalattico numero sette, che ha per titolo “Il risveglio della forza”.

Grande folla alle première, a Los Angeles come a Londra o a Parigi, con eserciti di fans in costume “stellare”, un’invasione che alla velocità della luce è arrivata anche sugli schermi della penisola, 850 copie, un record, anche in 3D. A Firenze l’appuntamento era ieri mattina all’Odeon di piazza Strozzi assediato dai fans, tutti in coda come fosse l’ultimo modello di iPhone. Biglietti acquistati in prevendita (già esauriti per il fine settimana). Chi ha fatto “forca” a scuola, i più piccoli accompagnati dai genitori (il passaggio delle consegne), molti americani e barattoli di popcorn. E poi quelli del dopo ’77 “infettati” in casa (“mi ci portò mia madre a vedere il terzo capitolo, le malattie si prendono da piccoli” rivela Lorenzo da Prato, 24 anni), quelli delle prime file che non si vede bene ma si gode meglio, e gli irriducibili, i cultori assoluti che arrivano come i cavalieri dell’Impero, gli “stormtrooper” e Darth Vader, un trentenne riccioluto che, tolta la maschera, recita la più eloquente professione di fede: «E’ questo il vero Giubileo, sono queste le vere Porte Sante».

Del resto, nell’atrio dell’Odeon, i “santini” non mancano, album, libri, fumetti, giocattoli, modellini, agendine stile Moleskine a 20 euro e il super cofanetto made in New York, roba da ricchi intenditori, due volumi coi “frame” principali dell’intera saga (prezzo di copertina 145 euro), mentre in sala il rito comincia e scorre sui titoli di testa, applausi a scena aperta, con la fanfara wagneriana del grande John Williams (premio Oscar) che rimbalza dallo schermo riavvolgendo il nastro della memoria e della nostalgia: “tanto tempo fa in una galassia lontana lontana”.

J.J. Abrams, il regista, riparte in senso temporale dal capitolo numero sei, in realtà il terzo, “Il ritorno dello Jedi”, diretto nell’83 da Richard Marquand, inquadra in apertura l’Obi-Wan Kenobi di Max von Sidow e alla fine della sarabanda chiude il cerchio prima dei titoli di coda (sette minuti) sul volto anziano da eremita di Luke Skywalker (sempre lui, l’originale, Mark Hammil), una pace sospesa, l’universo placatosi, la natura verdeggiante, in attesa . che tutto riparta nella nuova puntata, sempre immersi in questa ricerca spasmodica del “graal”, che altro non è se non l’immaginario collettivo del cinema che diventa favola, mito, epos, zen, rituale cavalleresco.

E allora perché ciò succeda, oltre il crepuscolo degli dei, Abrams si affida ai vecchi, indimenticati eroi. Rieccoli l’Han Solo evergreen di Harrison Ford col suo fedele scudiero Chewbacca, (l’”enorme tappeto peloso”), la Principessa Leila (Carrie Fisher), nel frattempo promossa al grado di generale (“hai cambiato acconciatura” l’apostrofa lui quando si rivedono, e lei “tu invece sempre la stessa giacca”), il mitico C-3PO, il droide, il personaggio più longevo dell’intera saga, che quando appare si becca l’applauso più lungo, e l’altrettanto mitico R2-D2, il robottino che risolve i problemi (lo farà anche ora), qui sostituito dal più avveniristico BB-8. Volto più bello fra le new entry, Daisy Ridley, Rey, la cacciatrice di cimeli, che vive sul pianeta Jakku, ignara del proprio destino. Sarà lei a estrarre la spada dalla roccia, l’arma laser simbolo di Star Wars: «Elegante e per tempi più civilizzati» come dice Obi-Wan Kenobi.

E all’uscita dal cinema? Un pò di delusione, ma Star Wars rimane sempre Star Wars. È questo il giudizio dominante tra i fans. «Più che un sequel sembra un reboot: è stato rifatto il film originale con dei personaggi nuovi». E il cattivo poi non ha convinto più di uno spettatore, «l'originale non si batte». Per molti è solo un fan-film realizzato con un grosso budget, e non è bastato il tocco visionario di J.J.Abrams: «Ci sono tantissime citazioni che fanno battere il cuore a tutti gli appassionati, ma hanno anche creato delle cose che non stanno né in cielo né in terra». Ma c’è anche chi giudica il film bellissimo, «un ottimo nuovo inizio. L'innovazione ha deluso qualcuno ma bisogna abituarsi al cambiamento».