Olio d’oliva sospetto, altra inchiesta a Firenze: l'accusa è di frode commerciale

La procura fiorentina indaga da luglio sullo stabilimento Carapelli di Tavarnelle. L'accusa è di frode commerciale, la stessa ipotesi di reato del filone piemontese

FIRENZE. Arrivano sulla scrivania del procuratore capo Giuseppe Creazzo della Procura di Firenze, alcuni fascicoli-stralcio dell'inchiesta del procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, sulla presunta frode nel commercio di olio extravergine d'oliva, scoppiata il 10 novembre nel capoluogo piemontese. La sorpresa è che mentre i magistrati fiorentini attendevano le carte di competenza toscana, la Procura fiorentina stava già indagando - da luglio - sullo stabilimento di produzione a Tavarnelle Val di Pesa della Carapelli, uno dei marchi per cui si indaga per frode in commercio e vendita di prodotti con segni mendaci, tali cioè da indurre in errore il consumatore.

Indagini parallele, dunque, quelle di Torino e Firenze, che presto s'incroceranno. Almeno per quanto riguarda l'olio “Carapelli” prodotto a Tavarnelle Val di Pesa dalla multinazionale spagnola Deoleo. Non è escluso tuttavia che anche il “Primadonna” (Lidl) prodotto o quantomeno imbottigliato a Tavarnelle, finisca sotto la lente degli investigatori fiorentini. Gli altri marchi sotto indagine sono “Bertolli gentile” e “Sasso Classico” (anch'essi del gruppo Carapelli), “Santa Sabina”, “Coricelli”, e “Antica Badia” (per Eurospin). La competenza territoriale delle indagini per questi ultimi olii è di Genova, Spoleto e Velletri.

Ma perché Firenze indagava la Carapelli mentre a Torino il procuratore Guarinello scopriva la prova d'assaggio olearia fatta dalla rivista “Il Test” (che mette nei guai i 7 marchi) e spediva Nas e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ad approfondire la vicenda? Alla base dell'inchiesta c'è un controllo di routine fatto lo scorso luglio da funzionari del Ministero delle attività produttive tra i silos per l'olio extravergine di oliva nell'azienda di Tavarnelle Val di Pesa. Che però - come hanno scoperto gli ispettori ministeriali - non contenevano olio extravergine di oliva, come riportato sui registri informatici, ma semplice olio di oliva che avrebbe dovuto finire miscelato ad altri due olii, quelli sì extravergine, provenienti da altri silos. Glielo hanno confermato gli stessi responsabili aziendali della Carapelli, dopo aver bloccato i funzionari durante il controllo. L'olio non è stato sequestrato ma immediatamente declassificato. A quel punto, dagli ispettori ministeriali è partita la segnalazione alla Procura di Firenze. Pochi giorni dopo il pm Filippo Focardi ha aperto un fascicolo su quello strano errore nei silos in Val di Pesa, ipotizzando gli stessi reati per cui procede il procuratore Guarinello a Torino. Non è ancora chiaro però se oltre alle ipotesi di reato, vi siano già anche alcune persone indagate nell'inchiesta.

Di sicuro, l'incrocio Torino-Firenze potrebbe riservare sorprese: l'olio vergine spacciato per extravergine sugli scaffali piemontesi, infatti, potrebbe provenire proprio da Tavarnelle. E le olive utilizzate per la produzione? Da dove provengono? Anche per questo filone d'indagine gli accertamenti sono in corso. L'inchiesta potrebbe peraltro allargarsi ad altri marchi. Intanto la multinazionale spagnola Deoleo difende la qualità del suo olio e la correttezza della produzione e chiede che la prova d'assaggio sia ripetuta. Secondo Coldiretti invece «da anni si abusa della dicitura olio extravergine prodotto in Toscana». I dati sembrano confermare: solo il 4% dell'olio extravergine italiano è prodotto in Toscana, regione che però commercializza il 40% dell'extravergine lavorato in Italia.