Cattiva sanità, quando i medici sbagliano

In un anno in Toscana 1500 errori: in aumento le infezioni post-chirurgiche

Colpiscono, di solito, i casi più eclatanti. Giorni fa, l’operaio di 44 anni morto dopo la dimissione dal pronto soccorso di Massa. Stessa sorte era toccata (nello stesso pronto soccorso) a giugno 2012 a un altro quarantenne. Ma ci vuole altro per arrivare a una media di 1500 contenziosi sanitari l’anno. E a un risarcimento danni (probabile) di circa 50 milioni di euro.

4 CONTENZIOSI AL GIORNO
A giustificare un ritmo di 4 conteziosi al giorno in Toscana, non bastano neppure i casi-choc: le pinze dimenticate nell’addome di un paziente di Carrara, nel 2012; il paziente di Pistoia operato a una vertebra sbagliata nel 2013. E perfino l’imprenditore di Livorno rimasto (a Cisanello) senza prostata sana per uno scambio di analisi. Questi sono i casi “sentinella”: circa 50-60 l’anno. Necessari misurare il livello del rischio del sistema sanitario. E a lanciare il grado di allerta appropriato. Ma le emergenze e la massa delle cause, in Toscana, sono altre. E non sono affatto nuove.

CAUSE PER ERRORI EVITABILI
Infezioni post-operatorie, cadute, riammissioni in ospedale entro 30 giorni dalle dimissioni.Per lo più cause evitabili. Lo si legge anche nella relazione del Centro di gestione del rischio clinico e sicurezza del paziente che la Regione ha creato nel 2004, per monitorare il fenomeno. E prendere provvedimenti adeguati: «Il campo della sicurezza dei pazienti è costantemente cresciuto negli ultimi anni, in quanto molte complicanze, in precedenza giustificate come effetti collaterali della pratica clinica, sono divenute prevenibili o inaccettabili per effetto delle evidente e della circolazione delle conoscenze. Ad esempio, le infezioni da catetere venoso centrale, le cadute o gli eventi emorragici in sala operatoria oggi sono ritenuti eventi avversi, in genere prevenibili e inaccettabili».

ALLARME SEPSI
Anche in numeri confermano questo trend. Nel 2010 le denunce contro le Asl per errori sanitari erano 1599; nel 2014 sono diventati 1581. Anche se in lieve aumento sull’anno precedente ( +7,2%) l’andamento nel quinquennio delle richieste di risarcimento è in ribasso. Tuttavia resta il fatto che dal 2010 a oggi - da quando la gestione del rischio clinico avviene in modo diretto da parte della Regione (e delle Asl) - il punto debole del sistema sanitario sia ancora un elemento prevedibile: la “sepsi”. Addirittura, la gestione dell’infezione post-chirurgica, quella che una volta si chiamava setticemia - spiega il dottor Riccardo Tartaglia, direttore del Centro di gestione del rischio - è «oggi la prima causa di morte in ospedale». Tanto da portare la Regione, tramite il Centro, a organizzare veri e propri “Sepsi day” durante i quali si diffondono i protocolli internazionali e linee guida per evitare il rischio di infezione post-operatoria.

CONTROLLO DEL RISCHIO
Il lavoro sulla prevenzione - sottolinea il Centro regionale - è fondamentale «perché se non si controlla il rischio, siamo costretti a pagare i risarcimenti.Invece, applicare le pratiche per la sicurezza, le linee guida come quelle per il sangue, adottate dopo gli scambi delle sacche a Grosseto, è l’unico modo per ridurre i rischi di errore sanitario e limitare le richieste di danni». Che di rado - insiste il dottor Tartaglia - vengono inoltrate per errori eclatanti. In effetti, negli anni, le richieste milionarie o vicine al milione in Toscana sono state una decina. Al contrario sono migliaia quelle più basse, legate a eventi più frequenti.

SI MUORE DI CADUTE
«La gente - ammette Tartaglia - pensa che fra le cause più frequenti di decesso ci sia l’infarto al miocardo. Invece, oltre al problema della sepsi, noi ci preoccupiamo molto delle cadute in ospedale». Cadute dai letti, dalle sedie a rotelle o nel tragitto per andare dal letto alla toilette. In media si verificano due decessi l’anno in ospedale (di solito di anziani) senza contare le lesioni gravi o le fratture ai femori che, sempre negli anziani, portano complicazioni gravissime.

TROPPI RICOVERI BIS
E spesso sono proprio le complicazioni a obbligare le Asl a ricoverare i pazienti prima di 30 giorni dalla dimissione. Il problema è che in molti casi, le cause della riammissione sono le stesse che hanno portato al primo ricovero. Conferma la relazione del Centro di gestione del rischio: «Le riammissioni evitabili a 30 giorni dalle dimissioni sono considerate un indicatore di cure di scarsa qualità. Oggi gli studi stimano che circa il 59 % delle riammissioni siano evitabili. Fra i pazienti ricoverati in Toscana nel 2012 per infarto miocardico acuto, scompenso cardiaco e polmonite, la causa della riammissione è la stessa del ricovero, per il 48%, il 65% e l’81%». Per migliorare questa criticità, fondamentale è la collaborazione fra ospedale e medici di famiglia. Vista «l’importanza del fattore organizzativo e del coordinamento nei riaccessi evitabili», il Centro Gestione Rischio Clinico, con l’Agenzia Regionale di Sanità e l’Azienda di Careggi, ha promosso un studio di osservazione “prima e dopo” per « ridurre le riammissioni».

MENO EMBOLIE
Del resto attraverso sperimentazioni e applicazione di protocolli si sono raggiunti, finora, i miglioramenti nei livelli di sicurezza. L’esempio più evidente - cita Tartaglia - è la riduzione del tasso di embolia polmonare e di trombosi venosa profonda post-operatoria. In 8 anni ci sono stati 5 decessi in Toscana: 2 in ortopedia, 2 in medicina, 1 in chirurgia. È bastato introdurre una scheda per valutare condizioni e abitudini di ciascun paziente (fumatore, bevitore, eccetera) in modo da applicare la corretta terapia, per ridurre la comparsa di embolie e trombi. Negli ultimi tre anni il tasso di rischio si è ridotto da 1,87 ogni 10mila ricoveri a 1,45. «Purtroppo - ammette Tartaglia - spesso anche in presenza di protocolli,molti sanitari non seguono indicazioni adottate ormai in tutto il mondo. E così non evitano errori che poi portano a contenziosi». Anche se circa la metà delle richieste danni, in Toscana, viene archiviata.

ELOGIO DELL’OMS
A conferma che la Regione non ha la maglia nera dei risarcimenti danni. Anzi il contrario. Per l’Organizzazione mondiale della sanità il Centro di gestione del rischio è un’eccellenza. Tanto da aver avviato le pratiche per farlo entrare nella propria orbita. E a febbraio dovrebbe arrivare il bollino ufficiale: il centro diventerà collaboratore dell’ Oms per le questioni della sicurezza e del rischio clinico.