Passa una Freccia, vola la porta del treno

Incredibile incidente in una galleria: nessun ferito, ma poteva essere un disastro. È un Jazz in servizio da pochi mesi

A bordo dei treni toscani si può anche morire. I ritardi, il sovraffollamento nelle carrozze e l’aria condizionata che non sputa aria, all’improvviso, sono diventate bazzecole. Perché ieri pomeriggio, fra Firenze e Arezzo, si è sfiorata la tragedia.

Un convoglio di nuova generazione – un Jazz consegnato da Alstom a dicembre e in servizio da marzo – ha perso una porta nel bel mezzo della galleria di San Donato, sulla linea Direttissima dopo Firenze, nel tratto in cui circolano sia i regionali che le Frecce. È volata via, forse risucchiata dal passaggio a 200 km/h di un Frecciarossa. Fortuna che nessuno, in quel momento, si trovava là vicino, in piedi oppure seduto sui posti pieghevoli. «La porta è stata risucchiata come un foglio di carta – racconta Claudio, 38 anni di pendolarismo, ieri a bordo di quel treno – e se i vagoni fossero stati affollati si starebbe parlando di una strage. Ho sentito un boato fortissimo, ci siamo fermati e poi siamo ripartiti a passo d’uomo verso Figline Valdarno. Il capotreno ci ha spostato lontano dall’uscita. Si è dimostrato all’altezza della situazione».

Il convoglio 3171 era partito da Santa Maria Novella alle 13,54 e, con un centinaio di passeggeri a bordo, era atteso ad Arezzo alle 14,40. Trenitalia ha avviato degli accertamenti per comprendere le cause dell’incidente. Secondo una prima ricostruzione sarebbe stato lo spostamento d’aria causato da un incrocio con un treno Alta velocità ad aver causato lo sciagurato distacco. Proprio ciò che è accaduto tre anni fa – 18 aprile 2012, stessa maledetta galleria – a un Vivalto della Firenze-Roma. Guarda caso da quel giorno, se è previsto un incrocio con una Freccia, i treni a due piani non possono più passare sotto San Donato. Ai pendolari il sospetto è venuto fin da subito. «Non è che sono i treni moderni a fare cilecca? Che tecnologia montano sulle porte?». A questo si aggiunge il fatto che i Jazz – come da programmazione ordinaria – non dovrebbero percorrere la Direttissima. Secondo il contratto di servizio dovrebbero circolare solo sulla Pistoia-Firenze, sulla Empoli-Pisa e nel Valdarno, sulla linea lenta, non sulla veloce. «È la prima volta che lo vedo lì – sostiene Maurizio Da Re, pendolare del Valdarno –. Fra l’altro le porte del Jazz ricordano quelle dei Vivalto. Magari sono le stesse».

Ma allora che cosa ci faceva un Jazz là sotto? Alla Regione non sono giunte comunicazioni di variazioni o sperimentazioni particolari. Ma per Trenitalia, anche se concepito per il servizio metropolitano, il nuovo treno ha di rado percorso la Direttissima, effettuando servizio fra Firenze e Arezzo. Ieri, per esempio, quel convoglio non doveva stare lì. Basta leggere il contratto stipulato da Ferrovie e Trenitalia per rendersene conto: il regionale 3171 deve avere sei vagoni, non quattro. Certo, a bordo non c’erano problemi di sovraffollamento, ma questo dato è indicativo del fatto che l’utilizzo del Jazz per il collegamento Firenze-Arezzo rappresenta qualcosa di atipico, un’eccezione (con ogni probabilità l’ultima). Sulla vicenda in molti vogliono vederci chiaro. In primis Trenitalia, che ha richiesto ad Alstom verifiche tecniche. Ma anche il governatore Enrico Rossi è intervenuto. «È un fatto di assoluta gravità – ha affermato il presidente – e sono stupefatto e preoccupato. Mi attendo provvedimenti immediati da chi ha la responsabilità di garantire la sicurezza di chi viaggia in treno». Rossi ha chiesto inoltre «massime garanzie sulla sicurezza, e che si valuti, tra le altre cose, la possibilità che Trenitalia e Ntv riducano la velocità dei treni AV. I cittadini dell'area metropolitana hanno diritto di muoversi senza rischi – ha concluso il governatore – utilizzando materiale leggero e capace di accelerazione». I pendolari, prima scocciati dai ritardi, oggi hanno paura.

«Siamo sconcertati. A oltre due anni dalle nostre denunce sulla poca sicurezza a bordo delle carrozze – spiega Marco Quaglia, membro del Comitato pendolari Valdichiana – ancora oggi accadano episodi come quello di San Donato. Costi quel che costi, certi episodi non devono accadere».