«Senza le cave nessuna arte»

Apre la mostra su Canova e i maestri scultori. Sgarbi polemizza con la Regione

CARRARA. Mancava da almeno un decennio una mostra autoctona che confermasse a Carrara il suo primato nella scultura. Neppure l’ultima Biennale internazionale – quella del 2010 curata da Fabio Cavallucci – era riuscita a colmare il vuoto. Adesso si volta pagina con un evento che per la città del marmo rappresenta persino uno scatto d’orgoglio. Lo attende almeno dal 1998, cioè da quando la mostra più bella di tutti i tempi dedicata alla statuaria locale si svolse non nella capitale mondiale della scultura bensì a una manciata di chilometri più in là: a Massa, dove a Palazzo Ducale venne ospitata “I marmi degli zar”. Oggi invece si apre a Carrara “Canova e i maestri del marmo. La scuola carrarese dell’Ermitage”, curata da Sergej Androsov e Massimo Bertozzi.

Ambiente o arte? L’inaugurazione segue la preview di ieri che ha visto come ospite il critico d’arte Vittorio Sgarbi, pungente ma anche assai entusiasta. Non ha mancato gli spunti polemici in relazione al piano cave della Regione Toscana. «Quello delle cave di Carrara mi ricorda il caso del Palio di Siena o della corrida in Spagna - ha detto Sgarbi - Elementi così legati al territorio e al lavoro della sua gente, che è difficile concepire quelle città senza di loro. Così non vedo Carrara senza le sue cave, Chiuderle sarebbe la morte della città. Se avessimo dovuto essere completamente rigorosi nella salvaguardia della natura, oggi non avremmo le sculture di Michelangelo o Canova. Credo vada accettato il fatto che ci siano condizioni in cui l’uomo per forza di cose entra in contrasto con la natura».

L’esposizione. Si tratta di una mostra di grande prestigio che celebra anche la riapertura, dopo tre anni e mezzo di ristrutturazione, della residenza ottocentesca, opera di Leandro Caselli, che la accoglie: Palazzo Cucchiari. Siamo nella zona est della città, a due passi dagli storici Studi di Scultura Nicoli. Tripudio di marmi e di legni di cipresso, di soffitti e pareti affrescate, di storia e di arte e di genialità architettoniche, Palazzo Cucchiari è sede della Fondazione Giorgio Conti; industriale del marmo, costruttore di un’impresa-impero – la Red Graniti, l’azienda apuana di marmo a più alto tasso di internazionalizzazione – Conti fu anche un mecenate. E quando nel 2002 scomparve lasciò nelle mani delle figlie Franca e Daniela un sogno da realizzare.

Cosa c’è da vedere. Arrivano dal museo dell’Ermitage e sono opere esemplari del gusto collezionistico dello zar Nicola I (che nel 1845 visitò l’Italia) le sedici sculture in marmo esposte a Palazzo Cucchiari. Sono invece di proprietà dell’Accademia di Belle Arti di Carrara sette gessi, alcuni fanno pendant con le opere in marmo. Sono sculture identificative di uno stile, di una Scuola carrarese che lasciò la sua cifra durante un periodo che va dalla fine del Settecento alla metà dell’Ottocento, cioè durante il “trapasso” dalla scultura neoclassica a quella verista. Mettono sotto lo sguardo del grande pubblico istantanee dell’epopea dei Maestri carraresi, epopea che per Carrara comincia a metà del 1700, quando per diventare maestri di scalpello non servì più andare a Roma e a Napoli, a Firenze o a Venezia perché nel frattempo era stata inaugurata una nuova politica economica, che portò alla fondazione dell’Accademia di Belle Arti e alla nascita delle botteghe e dei laboratori. Gli scultori che a Carrara si sono formati hanno poi fatto diramare in Italia e in Europa i nuovi indirizzi della scultura dopo il periodo neoclassico: Lorenzo Bartolini opera a Firenze, Pietro Tenerani, Luigi Bienaimè e Carlo Finelli a Roma, Christian Daniel Rauch a Berlino, i Triscornia a Pietroburgo e ancora Finelli a Milano.

Le opere di Bartolini. Durante la visita di ieri Sgarbi si è avvicinato a “La fiducia in Dio” di Bartolini, opera in marmo dell’Ermitage di San Pietroburgo – di fronte è esposta la versione in gesso – che rappresenta una fanciulla inginocchiata, le mani poggiate l’una sopra l’altra a nascondere le pudenda e lo sguardo verso il cielo. Sgarbi accarezza il marmo. «Questa è un’opera quasi più importante di quelle di Canova – dice – Bartolini è riuscito a rappresentare nel marmo la condizione spirituale dell’affidamento a Dio».

La scultura di Tenerani. Un capolavoro secondo Sgarbi, che si sofferma anche sulla “Psiche svenuta”, arriva ovviamente dall’Ermitage, e cita Leopardi: «Ho veduto il bravo ed amabile Tenerani. Non so se Ella conosca un’altra Psiche ch’egli sta lavorando e che mi è parsa bellissima…». «Lo svenimento, questo abbandono – aggiunge il critico – è un altro capolavoro della scultura neoclassica».

Le opere di Finelli. E poi ci sono le opere del «grande carrarino Finelli» come “Venere che emerge da una conchiglia” e il grande spazio che la mostra carrarese dedica a Cybei – con le sue raffigurazioni delle quattro stagioni – scultore amatissimo da Sgarbi che di lui possiede due opere nella sua collezione privata: «artista straordinario totalmente dimenticato, escluso». E Bienaimé, ovvero quell’artista «in grado – secondo Sgarbi – di rappresentare la grazia», basta appoggiare lo sguardo su “Amore con colombi” o su “La Pastorella”.

Davanti a Canova. Poi Canova, certo, con quell’ “Orfeo” che ha sullo zoccolo la firma del Grande Maestro e sulla base frontalmente un verso delle Georgiche di Virgilio; è ancora di Canova il gesso che raffigura la “Maddalena penitente”. E fin qui lo Sgarbi critico d’arte. Ma nons arebbe lui se non dicesse tutto ciò che pensa.»Queso evento, in una parola, dimostra – aveva esordito appena varcata la soglia di Palazzo Cucchiari – che i Comuni possono chiudere». Il riferimento è al fatto che questa esposizione è totalmente frutto di risorse private – top secret il quantum – quelle della famiglia Conti, che ha impiegato circa un anno per i contatti con San Pietroburgo, la progettazione e l’allestimento.

Il sogno della famiglia Conti. «Oggi – dice Franca Conti – abbiamo realizzato un sogno. Mio padre amava questa città e voleva creare qualcosa che rimanesse (il Palazzo Cucchiari che d’ora in poi ospiterà mostre e convegni, ndr). Per Carrara vuol rappresentare una scintilla, l’inizio di un risveglio. La mostra con cui inauguriamo questo palazzo è legata al territorio perché ospita opere che erano all’estero ma che da qui sono partite».

Tra pubblico e privato. Anche Sgarbi motiva la sua uscita iniziale a proposito della dinamica tra pubblico e privato: «Questo è un luogo privato sul piano nominale, ma pubblico su quello funzionale. È nella luce di un’Italia buona e giusta, dove persone come Giorgio Conti che hanno avuto una funzione pubblica senza essere stati eletti sono gli amministratori veri di una città».

Orari e info. La mostra (via Cucchiari 1) sarà aperta fino al 4 ottobre. Da martedì a giovedì 10/12, 17/20; venerdì, sabato, domenica fino alle 23.30. Lunedì chiuso. Biglietto intero: 10 euro (8 ridotto).