Sono un cercatore d’alberi nella solitudine delle foreste

Tiziano Fratus è un poeta e scrittore che ha coniato il concetto di “uomo radice” che cerca se stesso. Le sue scoperte in Toscana, fra sequoie e querce in Lucchesia

Parla con gli alberi. Li studia, li censisce, li misura, li fotografa, ne cerca la storia e poi racconta il loro universo poetico e naturalistico. «Ascoltare gli alberi – dice - vuole dire capire, conoscere, approfondire, trovare le proprie radici, abbellirsi e arricchirsi». Tiziano Fratus è un poeta e scrittore. Bergamasco d'origine e piemontese d'adozione, attraversa i paesaggi di tutto il mondo per incontrare e scoprire piante monumentali e poi scriverne. Non con il taglio del botanico né del turista, ma del cercatore di alberi, termine da lui coniato insieme ai concetti di “uomo radice” e “alberografia”, che stanno alla base di tutta la sua esperienza. Ne parlerà venerdì alle 10 a Castagneto Carducci nell'ambito di “Genius loci- la terra è viva”, la manifestazione dedicata a agricoltura, ambiente, architettura e paesaggio. Sarà l'occasione anche per presentare l'ultimo suo lavoro, dal titolo “Il libro delle foreste scolpite”, edito da Laterza.

Dove sono le foreste scolpite?

«Nella solitudine delle montagne, oltre i duemila metri. E' stato un viaggio nei luoghi dove le conifere resistono alle avversità di un ambiente estremo e di una terra rocciosa, là dove il resto dei viventi ha smesso di sopravvivere. Lariceti, pinete e cembrete disperse lungo l'arco alpino, ma anche le cortecce contorte e scolpite dei pini loricati che abitano le creste del Pollino, tra Calabria e Basilicata. E i pini longevi – i Bristlecone Pines – sulle Montagne Bianche in California, tra i 3000 e i 3900 metri di quota: sono gli esemplari più antichi del pianeta, con oltre 5mila anni di vita. Paesaggi lunari dove la vita cerca a suo modo la strada per l'eternità, dove l'anima si riveste di radici, di sogni, d'immaginazione».

Come si diventa cercatori d'albero?

«Con la curiosità tipica di chi si mette in viaggio. Non c'è bisogno di essere botanici. Basta ricavarsi del tempo per passeggiare in mezzo al verde o nell'alveo di una riserva naturale, anche a due passi da casa, e poi guardare questo paesaggio con uno sguardo non frettoloso né superficiale, per conoscerlo, sentirlo, trovarvi o ritrovare le radici».

E per lei quando è cominciato?

«Sono sempre stato appassionato di piante. Ma proprio durante un viaggio di California, nel 2010, è avvenuto il cambiamento. Grazie a uno degli spettacoli più emozionanti della natura: le sequoie, i più grandi alberi della terra, così alti da sfiorare il cielo e così grandi da non essere paragonabili a nessuno dei grandi pesci che vivono le profondità dei mari».

Alle sequoie dedicherà, tra l'altro, il prossimo libro.

«Sì, uscirà a maggio del 2016, sempre per Laterza, con il titolo “Giona delle sequoie”. E' il frutto del materiale raccolto nei viaggi alla scoperta di questi alberi meravigliosi in luoghi mitici, come Big Sur, e nei parchi della Sierra Nevada. Contiene quella che ho definito alberografia: la documentazione sulle sequoie ma anche, tra le tante, le storie della loro sopravvivenza allo sfruttamento ottocentesco o di chi ha lottato per salvarle, nonché scrittori, artisti e poeti che si sono ispirati».

Quali, invece, le meraviglie italiane?

«Tra le tante, ne scelgo tre. I Ficus di Palermo: una cinquantina, sparsi nei vari giardini della città. Sono i più grandi alberi esotici d'Europa. Poi la foresta di conifere del Pollino: la più spettacolare d'Italia. E ancora sequoie, questa volta in Toscana: un bosco di cento esemplari, dentro una proprietà privata, a Reggello, che ho ribattezzato “La piccola California”: è la più alta concentrazione nel nostro Paese».

Altri luoghi in Toscana?

«Intorno a Bolgheri, Sassetta e Piombino: querce, sughere, lecci destinati a diventare monumentali. A Villa Ottone di Portoferraio, all'Elba, ci sono due pini domestici, di oltre 200 anni ciascuno, inseriti in un percorso nato durante le passeggiate per cercatori d'albero che organizzo in diverse parti d'Italia. L'Orto Botanico di Firenze, poi, ha magnifici esemplari secolari. E infine la Quercia di Pinocchio – o delle Streghe - in Lucchesia: bellissima, piena di storia e di leggende».