Ultimo assalto alle Apuane

Gli ambientalisti: in commissione stravolto pure il lodo Rossi. Martedì il voto

Limiti vaghi all’estrazione del marmo. La fase di transizione che si allunga di un anno. Il potere di controllo della Regione che si indebolisce. Soprattutto sul potere di esprimere la valutazione paesaggistica sull’attività di cava. Il grido degli ambientalisti è forte: «Giù le mani dalle Apuane». La Regione martedì porti in aula il piano del paesaggio che ha adottato a luglio e non quel pasticcio di norme che cambia, di ora in ora, «demolendo qualunque tutela prevista».

La protesta dei 5000

La voce si alza in piazza Duomo a Firenze. Ieri a manifestare non sono tanti. Un centinaio. Eppure, a provare a «salvare le Apuane» dallo sfruttamento selvaggio sembrano molti di più. In un paio di giorni, oltre cinquemila hanno sottoscritto la petizione contro la deregulation del marmo. Le associazioni ambientaliste (e non solo) che sostengono la battaglia - da Acquabenecomune di Pistoia al Cai, Fai, Italia Nostra, Legambiente, Wwf - erano 61 a ieri. E perfino i dirigenti regionali che hanno messo mano al piano del paesaggio risulterebbero sul piede di guerra. Avrebbero perfino lasciato l’ultima riunione della commissione Ambiente e Territorio (quasi) sbattendo la porta. La ragione una sola: le modifiche che, senza grandi distinguo, maggioranza e opposizione apportano al testo modifica in modo radicale la normativa.

Cambia anche il lodo Rossi

In realtà, dall’ultima riunione sarebbe uscito modificato in modo sostanziale anche il cosiddetto “lodo Rossi”, l’emendamento-cuscinetto che avrebbe dovuto far trovare un accordo fra la posizione ambientalista di Anna Marson, assessore all’urbanistica, e quella più da “real-politik” del Pd. E anche di parte dell’ex Idv che si prepara a trasmigrare in una lista civica di sostegno al governatore Enrico Rossi. In particolare il lodo Rossi sarebbe stato peggiorato in due punti: non sarebbe più prevista la valutazione paesaggistica su tutte le pratiche legate all’attività di cava; dovrebbe durare 3 anni invece di 2 la fase transitoria in attesa dell’approvazione dei piani di bacino e piani attuativi che regolamenteranno le modalità di estrazione.

Aumentano i quantitativi senza limiti

In più c’è una disposizione che preoccupa gli ambientalisti per la sua vaghezza. Riguarda la riapertura delle cave dismesse: è possibile senza autorizzazione paesaggistica «fino al 30% delle quantità già autorizzate». Autorizzata quando? Non esiste alcun riferimento temporale. In pratica il 30% può essere riferito al marmo estratto dall’inizio dell’attività. «Visto che ci sono cave che esistono da secoli - denuncia il geologo Mauro Chessa, presidente della Rete dei comitati per la difesa del territorio - ci troviamo di fronte alla possibilità di estrarre marmo, di fatto, quasi senza limiti. I cambiamenti che in questi giorni vengono apportati alla legge sul paesaggio disconosce tutti i vincoli imposti a luglio. E demolisce anche le tutele imposte dal Codice nazionale dei Beni culturali. Ecco perché è necessario bloccare questo testo e tornare a quello adottato dal consiglio regionale». Questa posizione - sottolinea Chessa - non è solo quella dei movimenti ambientalisti «ma perfino dei tecnici regionali che sugli emendamenti al piano del paesaggio sono arrivati alla rottura con i commissari». Sono modifiche così radicali - insiste Eros Tetti, del movimento “Salviamo le Apuane” - «che gli emendamenti dovrebbero essere chiamati stravolgimenti.

Mancano le norme per altezze sopra 1200 metri

Addirittura - prosegue Tetti - sembra «che siano previsti anche ampliamenti di attività di cava (entro il limite del 30%) sopra i 1200 metri. Ma questo limite, secondo quanto annunciato da Rossi, avrebbe dovuto essere invalicabile. Che cosa accadrà prima della fine dell’esame del testo?». Domani in commissione si discuterà proprio la questione dei beni tutelati per decreto, le aree protette dalla ex legge Galasso, inserite nel Parco delle Apuane. E quindi la battaglia ancora non è conclusa. Per quanto, gli articoli spinosi (compreso quello sulle Alpi Apuane) siano già stati licenziati. Non con l’assenso dell’assessore Marson. Che, però, ancora preferisce il “no comment”. Forse se dovrà dire qualche cosa, parlerà in aula, al momento dell’approvazione del piano. Il voto è previsto per martedì, insieme al Testo unico delle cave che, per la prima volta dopo oltre 250 anni, dovrebbe definire la proprietà pubblica di un terzo delle cave di Carrara, finora rimaste private in virtù di un editto ducale. Ma anche su questa legge si promette battaglia.