Toscana: è allarme meningite. Già 10 casi nel 2015

Crescono i rifiuti a vaccinarsi per paura degli effetti collaterali, ma la nostra regione è ai primi posti in Italia per numero di pazienti

Il paziente si presenta al pronto soccorso a Pisa. Ha la febbre alta. Durante la visita, sulla pelle gli affiorano macchioline, in modo repentino. L’infettivologo allertato riconosce la malattia, senza incertezza: meningite. In forma grave. E gli salva la vita. Un ritardo nella diagnosi, avrebbe potuto essere fatale. Perché la meningite - ripete Francesco Menichetti, direttore del dipartimento di malattie infettive di Cisanello a Pisa - è «un’emergenza nel campo delle malattie infettive». Anche in Toscana. E non lo sostiene solo lui. Il più recente report dell’Istituto superiore della Sanità conferma: la Toscana, insieme alla Puglia e alle Marche, è la regione nella quale nell’ultimo triennio si è registrato un aumento dei casi.

In Toscana più casi che altrove

Solo nelle ultime settimane, due ragazzi sono risultati positivi al batterio della meningite dopo aver trascorso una serata in discoteca: un ragazzo di Cascina andato a ballare a Firenze e un ragazzo residente a Prato che aveva passato la serata in un locale di Arezzo. Poi ci sono stati casi anche a scuola, oltre a quelli registrati direttamente in ospedale. Dall’inizio dell’anno già 10 - conferma la Regione - quando nel 2014 durante il corso dell’anno sono stati 16. Il trend, quindi, sembrerebbe in crescita. Tuttavia - fa presente l’Istituto superiore di Sanità - l’aumento dei casi nel periodo 2011-2013 (ma anche nel 2014) «potrebbe essere dovuto a un reale incremento delle infezioni o, più verosimilmente, all’uso di diagnostiche più sensibili e a un miglioramento dell’attitudine alla notifica dei casi».

  • ALCUNI DEGLI ULTIMI CASI IN TOSCANA

Studentessa dell'Empolese colpita da meningite17 febbraio 2015

Bambino di 4 anni mezzo ricoverato al Meyer: è grave14 febbraio 2015

Cerreto Guidi: muore a 13 anni per la meningite7 febbraio 2015

Il picco nel 2005

Comunque, attenendoci alle cifre dell’Istituto superiore di Sanità, al 31 ottobre 2014, la Toscana, con i suoi 14 casi su 121 di «malattia invasiva da meningococco» risulta la seconda regione in Italia per presenza di pazienti affetti da questa patologia. L’anno più critico del triennio risulta il 2012 con 18 casi in Toscana su 137 in Italia (il 13%). Anche se dal 2000 in poi, il picco è stato raggiunto nel 2004 e nel 2005 con 27 e 36 casi l’anno. La malattia, dunque, viene tenuta sotto controllo. È monitorata sia dalla Regione che dal ministero della Sanità. Ma non è tenuta in altrettanta considerazione dalla popolazione, denuncia Menichetti.

Ci si vaccina poco

Eppure la prevenzione offerta dalla Regione, la vaccinazione contro il meningococco C, è gratuita fino a 18 anni. Inoltre, da ottobre 2014, la Toscana ha anche introdotto la vaccinazione gratuita contro il meningococco B per i bambini nati dall’anno scorso. Ma non c’è c’è un grande ricorso alla vaccinazione. Neppure fra gli adolescenti, gli adulti e gli anziani.

Neppure fra i bambini, ammette la Regione il ricorso alla prevenzione rientra nei parametri raccomandati. «La letteratura mondiale - conferma il dipartimento di Sanità della Regione - dice che la soglia di sicurezza raccomandata per i bambini intorno all’anno di vita si raggiunge quando si copre circa il 95% della popolazione». In Toscana, stando agli ultimi dati disponibili (sono quelli del 2013, riferibili ai bambini nati nel 2011), la copertura media raggiunta è del 90,2%. Infatti, su 31.210 bambini nati nel 2011, ne sono stati vaccinati contro il meningococco C solo 21.150 di quelli che hanno ricevuto l’invito a farlo al compimento del primo anno di età.

Lucca e Alta Val di Cecina le meno virtuose

La percentuale non è la stessa in ogni Asl. Ci sono zone, come il Valdarno Inferiore (nell’Asl di Empoli) dove si supera il 97% delle vaccinazioni e zone refrattarie, come l’Amiata senese, dove la percentuale precipita all’80%. La zona meno virtuosa in assoluto, per la prevenzione, però, in Toscana è l’Alta Val di Cecina, dove la vaccinazione supera appena il 66%, anche se, nel complesso, l’azienda sanitaria peggiore, dal punto di vista della vaccinazione anti meningococco C, è quella di Lucca (media dell’84%).

Aumentano i rifiuti vaccinali

«Quello che preoccupa - ammettono gli esperti dalla Regione - è l’aumento dei rifiuti vaccinali. Le persone, in particolare i genitori, sono sempre più preoccupati degli effetti collaterali del vaccino che degli effetti positivi e di prevenzione: si preoccupano per la febbre alta, per lo stato di agitazione, dei dolori che il vaccino può creare più dei benefici della prevenzione».

Vaccinarsi per ridurre i portatori

Il discorso non vale solo per i bambini di un anno. La vaccinazione preventiva riguarda anche adolescenti, adulti e anziani. I bambini e i giovani - precisa il dottor Menichetti - vengono aggrediti dal meningococco, mentre gli adulti vengono colpiti dallo pneumococco, un germe diverso che di solito «sfrutta l’età avanzata, patologie come l’otite purulenta, l’alcolismo che debilita il fisico. Quello della meningite - evidenzia il medico - è un germe colonizzatore. Significa che è presente in moltissime persone: basta farsi un tampone faringeo per accorgersene. Ma non tutti quelli che sono stati “colonizzati” dal batterio poi vengono infettati», sviluppano la malattia. «La vaccinazione, quindi - insiste Menichetti - serve non solo per prevenire la malattia ma anche per ridurre il numero dei portatori. Invece assistiamo a odiose campagne anti-vaccinazione da parte di chi fa disinformazione in modo pericoloso».