Meningite, l'esperto: "Una diagnosi tempestiva o il destino è segnato"

Francesco Menichetti

Francesco Menichetti, infettivologo all'ospedale Cisanello di Pisa: "I sintomi sono quelli simili all'influenza. Ovvero febbre alta e mal di testa"

PISA. «La diagnosi deve essere tempestiva. Se non lo è, il destino è segnato. È la prontezza di riconoscere la malattia che salva la vita al paziente». Francesco Menichetti di pazienti colpiti da meningite ne ha visti parecchi da direttore del dipartimento di malattie infettive di Cisanello. E della malattia lo preoccupano due fattori: la mancanza di profilassi e l’insidiosità.

Dottor Menichetti in Toscana c’è un’emergenza meningite?

«Ogni anno si verificano casi di meningite. È una malattia causata da batteri diversi: il meningococco che colpisce bambini e giovani, lo pneumococco che colpisce gli adulti».

Visti i casi frequenti, siamo in una situazione anomala?

«La meningite è un’emergenza nel campo delle infezioni che può comportare il ricovero in terapia intensiva e, in qualche caso, anche il decesso del paziente».

Quando si manifestano i casi più gravi?

«Il meningococco è più aggressivo e contagioso. Nei mesi freddi e si diffonde nel naso, nella gola della popolazione, tanto che parliamo di “portatori faringei”. Quando il numero dei “colonizzati” cresce in modo rilevante, si sviluppa il caso indice, la malattia. Se si manifesta come “porpora fulminante” il rischio di vita è altissimo».

Come ci si salva?

«Importante è la diagnosi tempestiva e l’intervento precoce: parlo di minuti. A volte hai un’ora. Se tardi 3 o 4 ore può non esserci più nulla da fare».

Perché?

«Perché questa è una patologia molto insidiosa, con un quadro che cambia a volte di minuto in minuto. E non sempre è facile da riconoscere, soprattutto nei bambini piccoli».

Quali sono i sintomi?

«In apparenza molto simili all’influenza: febbre alta, intensa cefalea, a volte un bambino può vomitare, ma se è piccolo non può dire che ha mal di testa. Un adulto, al contrario, può notare la rigidità del collo. A volte, nei casi più gravi, compaiono macchioline alle estremità: allora dobbiamo agire in fretta. I casi pediatrici sono i più subdoli».

Non ci si può proteggere?

«Certo con il vaccino. Se uno è venuto a contatto con un malato, invece, occorrono gli antibiotici, sottoporsi a profilassi. Poi ci sono regole ordinarie di igiene: vivere in locali aerati, lavarsi spesso le mani, stare all’aria aperta, ma in inverno è complicato. L’importante, comunque, è riconoscere la malattia: la febbre non è solo indice di influenza. Anzi se non c’è tosse, raffreddore, mal di gola, problemi alle vie respiratorie, probabilmente è meningite». (i.b.)