Il grande amore con Agnelli

E la Versilia ricorda la sua doccia nuda con champagne gelato: era il 1960

VIAREGGIO. Più che un’attrice, un’icona. Più che di bellezza (e bella lo era), l’icona di un’Italia che scopriva modernità e benessere. Due parole che venivano coniugate anche per la parola automobile, che poi voleva dire Fiat. E allora cosa ci fu di strano se Anita Ekberg, la più desiderata dagli italiani, sarebbe diventata la donna (chiamarla amante è ridicolo anche se lui era sposato con figli) di Gianni Agnelli. L’uomo più ricco e potente della Penisola. Il vero «re» d’Italia. Due icone, oltre le misure (esagerate) di lei, e i soldi (anche quelli esagerati) di lui.

Post-mortem. Tutti sapevano di questo amore, ma l’ufficialità arriva solo nel 2003. Alla morte dell’Avvocato, lei – già esiliata nella villa di Genzano – racconterà: «Era un uomo raro. Bello e intelligente». Non rivela altro, Anitona. Neppure quanto è durato l’amore con un uomo così volubile e non solo in fatto di conquiste (dirà sempre l’Avvocato: «Io non parlo di donne, parlo con le donne»). Solo una volta ai giornalisti svedesi (era il 2010) si sbottonerà, rivelando che era stato un amore lunghissimo, già iniziato quando lei girava la Dolce Vita, anno 1960.

Intorno alla Ekberg, oltre la love star made in Fiat, non sono fiorite poi tante leggende o gossip. Uno è raccontato da Gian Antonio Stella, firma di punta del Corriere della Sera: avviene in Versilia nei mitici anni Sessanta.

Il tutto accade – scrive il quotidiano nell’agosto del 1999 – «alla festa d’addio al celibato d’un famoso rampollo torinese». Stella non va oltre, rivela solo il “peccato” di Anita: essersi fatta in pubblico una doccia con champagne gelato. Una doccia molto particolare: lei completamente nuda sul tavolo del Caprice di Viareggio che si fa versare lo champagne sul seno dagli amici del festeggiato che a sua volta, sarà «costretto» a berlo, scivolato verso il basso ventre.

C’è da capire chi fosse il «famoso rampollo torinese». Il Corriere non fa nomi ma sembra chiaro che apparteneva anche lui alla «dinastia».

Una scena già raccontata trent’anni fa da Aldo Valleroni, giornalista e musicista, nel libro «Versilia anni ruggenti». Soprattutto una scena che se non vera, è verosimile. E fa il paio col bagno nella fontana di Trevi. L’attrice già miss Svezia nel 1950 amava bagnarsi. Fosse acqua di Roma, o champagne francese.

Amore tradito. Nel 2004 nel suo libro «I miei mostri», il regista Dino Risi racconta – anche qui senza fare nomi – che la Ekberg tradiva l’Avvocato con lui. Sentite la perfidia dell’autore del Sorpasso e della Marcia su Roma: «Anita era bionda, svedese, amava la vita. Viveva per il piacere. Un giorno, era a letto con un regista italiano quando chiamò il suo grande amore, un industriale di Torino. Telefonava da Tokyo. Lo insultò per un presunto tradimento: “Tu non ama me, tu maiale italiano, io non ti amo più”».

Una storia poco edificante. Anitona, peraltro, ha sempre negato di avere avuto una storia con Risi mentre nel 2010 in tv ha risposto ad una domanda su un presunto flirt intrecciato con Frank Sinatra, in modo sibillino che «The Voice mi aveva proposto di sposarlo».

I matrimoni della diva svedese sono stati due. Con Anthony Steel fra il 1956 ed il 1959. Nel 1963 sposò in seconde nozze Rik Van Nutter. Niente figli per l’attrice, ma non rimpiangeva la mancata maternità. Su questo però ebbe modo di insultare la vedova Agnelli, Marella Caracciolo, proprio sulla prole. «Non capisco – dichiarò a Dagospia – una donna che non si occupa dei propri figli».

Frasi pesanti. Di sicuro Gianni Agnelli si dedicò tanto a lei. L’Avvocato quando la conobbe era «solo» l’erede della Fiat. Fino al 1966 in corso Marconi era al comando Vittorio Valletta.

L’addio di Valletta. Quando l’amministratore delegato lasciò l’azienda (morirà poi l’anno dopo in agosto nella sua villa di Focette in Versilia) la Fiat non aveva bisogno delle banche, tanta era la liquidità che aveva in cassa, vendendo Cinque e Seicento e tenendo bassi i salari. Padrona in Europa di Seat e Simca e in procinto di papparsi anche la Citroen (fu De Gaulle a mettersi di traverso). «La moglie di Agnelli pensava fosse un’avventura, una delle tante – commentò Anitona – invece fu un amore lungo, un vero amore. Lo capì anche Giulietta Masina che all’inizio pensava che avessi una relazione con Fellini. In realtà eravamo grandi amici, ma potevamo restare solo amici».

Fellini amava comunque le attrici prosperose, abbondanti, appariscenti. Per anni ha amoreggiato con Sandra Milo, cresciuta a Viareggio fin dai primi anni del Dopoguerra, dove sposò un nobile spiantato .

Fellini. A Viareggio tornava spesso anche Fellini. Per un motivo semplice: ordinare scenografie particolari ai costruttori dei carri del Carnevale. Dopo le maschere di cartapesta dei Vitelloni e prima della grande pomona del Casanova, il genio riminese ordinò il grande manifesto con le «poppe» mobili, vero protagonista di Boccaccio 70. Quattro grandi registi (fra questi anche Monicelli) dovevano raccontare il sesso allo scoccare degli anni Settanta. Fellini firmò «Le tentazioni del dottor Antonio», un indimenticabile Peppino De Filippo nella parte di un moralista sconvolto dal grande cartellone della Ekberg che alla fin fine pubblicizzava il latte fresco. Il motivetto è rimasto celebre: «Bevete più latte, il latte fa bene». A Viareggio Arnaldo Galli, decano dei «carristi», racconta sempre della lavorazione a Cinecittà. «Solo i viareggini mi sanno accontentare. Urlava il regista ai suoi assistenti» ricorda con orgoglio l’ultraottantenne Galli, il costruttore più premiato nella storia di Viareggio.

Il finale. Anitona, Agnelli, la Fiat, la Versilia. Il profumo di Dolce Vita che da Roma risaliva verso Castiglioncello, Viareggio, Forte dei Marmi finisce qui. E forse è giusto così per i giorni terribili che stiamo vivendo. Di dolce è rimasto veramente poco.