Da Alvaro Vitali a Bombolo: quando il cinema era sguaiato ma popolare

ROMA. Oggi bastano Zelig o Colorado Cafè per diventare famosi. In tv è facile. Un tempo c’era bisogno di gavetta, di caffellatte freddi ingurgitati a fine recita (i soldi erano quelli che erano), di...

ROMA. Oggi bastano Zelig o Colorado Cafè per diventare famosi. In tv è facile. Un tempo c’era bisogno di gavetta, di caffellatte freddi ingurgitati a fine recita (i soldi erano quelli che erano), di teatri umidi e fatiscenti, di pubblici ineducati e villani. «Fattece ’na pelliccia» urlano gli spettatori dell’Ambra Iovinelli mentre tirano un gatto morto in scena. Sul palco (il film è Roma di Fellini) c’è un malcapitato fantasista di avanspettacolo interpretato da Alvaro Vitali.

Sì proprio lui, Pierino. Scoperto da Fellini per il quale ha recitato in quattro film, dal Satyricon ai Clown.

Lungo elenco di comici: Alvaro Vitali e Lino Banfi, Mario Carotenuto e Bombolo. E ancora Enzo Cannavale (che aveva iniziato col grande Eduardo), senza dimenticare Renzo Montagnani. La sua è una storia triste. L’attore fiorentino parte con Shakespeare a teatro e finisce nei film di «chiappa e spada» come li chiamava lui. Tutto per curare un figlio malato. Per l’attore fiorentino arriverà il cavaliere bianco. Sarà Amici Miei Atto II, diretto da Monicelli, il suo riscatto (nel primo, va ricordato, doppiava il Perozzi).
Sono loro i protagonisti della comicità italiana di serie B. Quella che trionfa fra gli anni Settanta e gli Ottanta, mentre declinano i Colonnelli della commedia all’italiana (Sordi, Gassman, Manfredi e Mastroianni).

Comici da commedia sexy ma non tutti. Franco Lechner in arte Bombolo diventà celebre nei film di Monnezza. Il suo «tsè tsè» resta un cult. Come gli schiaffi che prendeva, lui piccolo ladruncolo e informatore della Polizia, da Thomas Milian.

Bombolo morirà giovane (a 55 anni per una neoplasia). Marco Ferreri lo ricordò così: «Lui ed Enzo Cannavale fossero andati ad Hollywood sarebbero diventati delle star internazionali». Per dire come questi caratteristi avevano grandezze da commedia dell’arte.

I film che interpretavano erano quelli che erano. Un attore di teatro raffinato come Carlo Giuffè lo trovate nel film «La signora gioca bene a scopa?». Elio Crovetto, altro caratterista di vaglia interpreta «Giovannona coscialunga, disonorata con onore». Per la cronaca lei è la Fenech. E che dire di «Fiorina la Vacca»? Senza dimenticare il filone boccaccesco. Da Oscar (per il titolo) «Quel gran pezzo dell’Ubalda, tutta nuda e tutta calda» (anche qui con la Edvige nazionale), ma anche «Metti lo diavolo tuo nello mio inferno». Fra i fratacchioni assettati di sesso anche Renzo Rinaldi, attore viareggino partito dagli spettacoli i del Carnevale per arrivare a Memè Perlini e il teatro d’avanguardia.

Era cinema più plebeo che popolare. Che inebriava il pubblico che frequentava i Pidocchino di mezza Italia. Al Centrale di Viareggio il giovedì c’era il doppio spettacolo. Quasi sempre uno spaghetti western di serie C insieme ad un film di Ciccio e Franco. Tagliatissimi per permettere di vedere due film in poco più di 120-140 minuti. Naturalmente in una nuvola di fumo, con il pavimento ricoperto di bucce di semi e noccioline. E con le ultime file dedicate ai primi baci, ma soprattutto alle prime toccatine. La maschera si chiamava Natale ed era un cerbero, indispensabile per tenere a bada una massa di scalmanati. La cosa buffa è che il cinema era della parrocchia. E così mai visto un seno nudo in decenni di proiezioni.

Vitali interpretò anche Paolo Roberto Cotechino centravanti di sfondamento, filone «calcistico» nato da Oronzo Canà, l’allenatore interpretato da Lino Zagaria in arte Banfi. Che in metà dei film interpretati corre dietro alla solita Fenech ma anche a bellone come Anna Maria Rizzoli (poi a teatro con Strehler), Paola Senatore (poi approdata al porno), Lilli Carati (idem come sopra). Ma anche alla Andress,m passata da James Bond a scollacciata interprete dell’Infermiera (i titoli lasciavano poco spazio all’interpretazione del soggetto).

Mario Carotenuto – tre anni di riformatorio prima di finire a Cinecittà – occhiali spessi e capello bianco fa sempre la parte del preside in capolavori come «La Liceale». Nella prima scena c’è già tutto: la protagonista (un’opulenta Gloria Guida non ancora maritata Guidi, ovvero Dorelli) che fa la doccia nuda. Carotenuto interpreta anche Pane amore e Andalusia, estenuante ultimo sequel del filone inaugurato dalla Lollo e De Sica. Il fratello di Mario è Memmo Carotenuto, dall’indimenticabile voce roca, che fa Cosimo nei Soliti Ignoti. Non tutti troveranno il Monicelli o il Risi di turno che li sapranno valorizzare. Come accadrà a Tiberio Murgia »Ferribotte» ovvero il sardo che diventò per sempre siculo (almeno per il cinema italiano). Oppure ad un giovane Pippo Franco bravissimo becchino diretto da Billy Wilder nel minore, ma non troppo «Cosa è successo tra mio padre e tua madre?», girato in Italia con Jack Lemon.

E allora forse era giusto il giudizio di Marco Ferreri. Del resto per rivalutare Barbara Bouchet c’è voluto l’americano Quentin Tarantino...