Patti Smith a Lucca come devota di San Francesco

Oltre a lei tra i suoi fan ci sono Papa Bergoglio e Liliana Cavani. Ecco perché

E' il patrono d'Italia e uno dei santi più amati. Dopo la scelta di papa Bergoglio di chiamarsi con il suo nome, poi, San Francesco d'Assisi è entrato ancora più profondamente nel cuore della gente. Di tanta gente da tutte le parti del mondo, che ha fede o non segue alcun credo religioso: una devozione diffusa e trasversale. Ne è prova la presenza di Patti Smith (nella foto, a destra, incontra Papa Bergoglio), la celebre poetessa-rockstar statunitense, all'appuntamento di domani nella chiesa di San Francesco a Lucca. Non un classico concerto, ma un pomeriggio di poesia e musica al quale l'artista non ha esitato a dire di sì, allungando la sua permanenza in Italia dopo la conclusione della tournée che l'ha vista esibirsi in varie città. Ad averla convinta è proprio l'ammirazione che ha – da non cattolica – per San Francesco, cui ha dedicato anche diverse canzoni.

Laico, poi, è un altro recente omaggio al santo di Assisi: il film di Liliana Cavani trasmesso su Rai Uno l'8 e il 9 dicembre scorsi. Per la regista di Carpi è addirittura il terzo, dopo le pellicole del 1966 con Lou Castel e del 1988 con Mickey Rourke. Attratta dall'attualità e dalla modernità di San Francesco, ecco cosa ne pensa: «La sua era una rivoluzione generazionale e per questo è una storia bellissima, sempre attuale, da raccontare di padre in figlio. E' l'unico pensatore autentico e poetico sulle questioni economiche e finanziarie: odiava il denaro, perché il denaro divideva e produceva guerra. Un messaggio da trasmettere ai giovani. E anche Francesco era un laico, in fondo. I processi interiori sono liberi come il vento».

Ma perché è così forte e attuale la sua figura?

Ne parliamo con Vito Mancuso, professore di storia delle dottrine teologiche all'università di Padova, oltreché scrittore ed editorialista di diverse testate, tra cui “Repubblica”. I suoi scritti hanno suscitato notevole attenzione tra il pubblico e spesso sono oggetto di discussioni e polemiche per le posizioni non sempre allineate con le gerarchie ecclesiastiche, sia in campo etico sia in campo strettamente dogmatico.

Uno degli aspetti della modernità di Francesco, a suo giudizio, è proprio nel rapporto conflittuale con la Chiesa gerarchica e istituzionale. «Obbedì, istituendo l'Ordine come volle il papa - spiega il teologo –, ma ebbe un rapporto drammatico con la gerarchia. Non a caso, quattro anni prima di morire, lasciò l'Ordine, ritirandosi in disparte con pochi fidati compagni, che non verranno neppure nominati nella prima biografia ufficiale commissionata dal superiore: un'evidente dimostrazione della tensione con i conventuali istituzionali. La sua spiritualità, quindi, è il paradigma della spiritualità contemporanea. Se penso ai grandi profeti di oggi, come don Milani, padre Balducci, padre Turoldo, il cardinal Martini, non posso non rilevare un loro permanente dissidio, mai sfociato in rottura, con la gerarchia. Come lo visse Francesco».

Frizioni e conflitti che furono causati dal suo ideale di vivere radicalmente il Vangelo, mal sopportato dalla Chiesa e che Dante chiamò lo sposalizio . con Madonna Povertà. La povertà, o meglio la sobrietà, per Mancuso è un altro elemento forte dell'attualità di Francesco. «Il suo ricondursi alle cose che non passano, la sua sobrietà – spiega – attraggono le anime contemporanee che cercano l'autenticità. Soprattutto nel mondo attuale in cui impera un “I love shopping” devastante, instillato fin da quando si è piccoli e mirato verso una continua voglia di volere sempre di più, senza un freno. E spesso l'autenticità si cerca in contrapposizione con il mondo, quando si comincia a percepire la falsità della cultura dominante».

A giudizio di Mancuso, poi, Francesco è stato grandissimo nel dialogo interreligioso. «Lo ha coltivato in modo profetico – prosegue il teologo –. In tempi in cui si facevano le Crociate, le guerre per la religione, lui esercitò l'accoglienza, l'attenzione, l'andare a casa dell'altro. Ciò che oggi è diventato un imperativo: la religiosità dei nostri tempi esiste solo se vede interessanti tutte le religioni, se vi trova elementi di riflessione, altrimenti diventa un'ideologia. La religiosità oggi si nutre del dialogo e dell'ascolto delle diverse tradizioni spirituali. In questo Francesco è stato veramente un capofila e un profeta».

Infine l'amore, la forza che regola la natura e che accompagnò la vita del santo fino alla fine, quando compose il suo scritto più famoso: “Il cantico delle creature”, una delle pagine più importanti sia della letteratura mistica che della letteratura italiana. Qualcosa di potente – scritto da Francesco un anno prima di morire, tra sofferenze fisiche e spirituali indicibili perché malato, quasi cieco e ormai convinto di aver fallito nel suo ideale di vivere il Vangelo - che continua ad affascinare e catturare, otto secoli dopo. E ci può insegnare molto, a giudizio di Mancuso.

«Anche da noi, malati e sconfitti del nostro modello politico ed economico – conclude il teologo -, può emergere la possibilità di una spiritualità autentica,non più asservita al potere e alla conformazione che esso esige, una spiritualità come pura lode. Se prendiamo coscienza che anche noi, come Francesco, siamo malati e sconfitti e tuttavia, come lui, continuiamo a credere nell'amore, può sorgere da noi qualcosa di nuovo, di inedito, di veramente vitale ».