McDonald’s, ecco due milioni di panini con la chianina toscana

Uno dei migliori prodotti della nostra regione all’ombra della grande “M”. Per gli allevatori un business che vale sette milioni di euro

Pare il trionfo della filosofia glocal, l'hamburger di chianina che da tre giorni compare nei 500 punti vendita italiani di McDonald's. Da un lato, l'azienda ormai da un trentennio emblema sommo della globalizzazione; dall'altro un'Igp alimentare che tanto sa di Toscana un po' chic e un po' vecchia maniera. Dietro le analisi sociologiche, però, c'è il business. Di sicuro per la multinazionale statunitense, ma nondimeno per il Consorzio del Vitellone Bianco, custode delle tre carni Igp dell'Appennino centrale: se la sede è a Perugia, dei 2.100 soci quasi un quarto sta tra Carrara, Maremma e Arno.

E' invero stato Davide, e non Golia, a iniziare il corteggiamento tra i pioneri dei fast food e il mondo dello slow food. «Facemmo noi la prima mossa, addirittura nel novembre 2012», ricorda Tommaso Valle, che di McDonald's Italia è il responsabile della comunicazione. «Ci incontrammo a Firenze con il presidente del Consorzio, Stefano Mengoli, e gli chiedemmo cosa pensasse della nostra idea». Ovvero: abbracciare un settore di nicchia, per un gruppo tradizionalmente noto per l'attenzione alle masse. «La svolta sulla produzione tipica italiana risale al 2008, con il Parmigiano Reggiano. Nel 2013, con la chianina, abbiamo trasferito questa filosofia alle carni». Allora, le scorte di tre settimane finirono in dieci giorni. Quest'anno, il progetto McItaly prevede la vendita di oltre 2 milioni di panini in tutta la penisola, includendo quelli con carne marchigiana. Considerando che ogni pezzo ha un costo di 6 euro, l'iniziativa può generare un fatturato, per la catena di fast food, di oltre 12 milioni, quasi 7 grazie alla sola carne chianina. Tali numeri sono ovviamente poca cosa, rispetto ai multipli di bilancio del colosso Usa; che in tutta Italia ne vende 700mila al giorno, di panini.

D'altra parte, per le aziende toscane e umbre sarebbe difficile aumentare le forniture, perché la relativa rarità garantisce inevitabilmente l'eccellenza di chianina e marchigiana: in questo caso, si parla di vitelli dai 12 ai 24 mesi, nati da genitori entrambi di razza nell'area di origine dell'Igp. Per McItaly 2014, sono serviti 317 capi, che venduti vivi valgono 3mila euro l'uno. Da tali animali derivano anche le fettine e le bistecche certificate che trovate nei supermercati o in un novero, alquanto ristretto, di ristoranti. «Al contrario, vi erano tagli, come i quarti interiori, che era più difficile piazzare sul mercato», spiega Paolo Canestrari, direttore del Consorzio. "Ecco: gli hamburger derivano proprio dalla trita dei quarti interiori. McDonald's, in altre parole, oltre a un ritorno in visibilità, ha consentito agli allevatori un'ottimizzazione produttiva».

E' ovvio che questa saturazione dell'offerta garantisce un beneficio in termini di prezzo. E, per avere più potere di mercato, gli allevatori toscani non commerciano le proprie carni singolarmente. Il primo passaggio è il conferimento dei vitelli a una società di intermediazione, come la Agrozootecnica Toscana srl, di Firenze, o la Cooperativa Bovinitaly di Perugia. Queste, con cadenza settimanale, portano i capi al mattatoio di Avellino: la Campania rientra nell'area dell'Igp, dunque il disciplinare è pienamente rispettato. Il mattatoio appartiene alla modenese Inalca, che, da tempo monopolista per l'Italia nelle forniture di carne a McDonald's, cura macellazione e disossamento. Infine, le carni raggiungono i 500 fast food con le insegne giallo-rosse.