Tirrenica, Caltagirone esce da Sat

Esplode l’ira di Rossi: «Autostrade non vuole più costruire l’opera». Nencini: «A breve incontro governo e concessionario»

FIRENZE. Appena il presidente della Regione Enrico Rossi ha letto, ieri di buon mattino, l’anticipazione di Repubblica, secondo cui in Sat, la società che dovrebbe costruire la Tirrenica, ci sarebbe una svolta tra i soci con l’uscita di Caltagirone e Autostrade che riprenderebbe in mano la maggioranza, è andato su tutte le furie. «La mia reazione è molto, molto inquieta. Credo che Autostrade non abbia più interesse a costruire la Tirrenica e si fermerà a Tarquinia, sesto lotto di 14,6 chilometri, che parte da Civitavecchia. Tutto ciò è inaccettabile», commenta Rossi.

Gli attacchi di Rossi. E mentre da Autostrade si fa sapere che la società non ha alcuna intenzione di rinunciare alla costruzione della Tirrenica («non sappiamo come Rossi possa essersi convinto del contrario»), il governatore insiste: «A me non importano i cambiamenti societari di Sat. A me interessa solo che la Tirrenica venga realizzata. E invece noto che la società Autostrade ha una posizione di freddezza sulla Tirrenica. Posizione che deriva dal timore che lo spostamento lungo la costa di un dieci per cento di traffico dell’A1 possa nuocere al business di Autostrade. Per non perdere traffico preferiscono ingolfare l’autostrada del sole piuttosto che realizzare la Tirrenica», polemizza Rossi.

Nencini: Sat dica sì o no. «Temo che il presidente della Regione non abbia torto», dice il sottosegretario alle Infrastrutture Riccardo Nencini. Che annuncia una prossima riunione con Sat per fare il punto della situazione: «Noi come governo siamo disponibili a fare la nostra parte e a venire incontro alla richiesta da parte di Sat di un contributo di 270 milioni. Però vogliamo sapere che intenzioni abbia il concessionario. Purtroppo corrono tante voci e anche le più disparate. Non possiamo più indugiare. Da Sat ci attendiamo o un sì o un o alla domanda se hanno ancora intenzione di costruire la Tirrenica».

Un tormentone che dura da mezzo secolo quello dell’autostrada da Livorno a Civitavecchia, come ricorda lo stesso Nencini. «Siamo passati da un primo tempo in cui Sat, in cambio della concessione, era disposta a costruire la Tirrenica, ad un secondo in cui chiede un contributo dello Stato. Poi siamo arrivati ad un terzo tempo, in cui l’impegno di Sat diventa vago. Ora noi prima di fare la legge di stabilità vogliamo sapere che intenzione abbia Sat. In breve: si o no», conclude il sottosegretario fiorentino.

Esce Caltagirone. E intanto, come si è detto, Sat è alla vigilia di un riassetto societario. La società è attualmente costituita da tre soci importanti con la stessa quota del 25 per cento: si tratta di Autostrade per l’Italia, il concessionario numero uno nel nostro Paese, della Vianco, che fa parte della Vianini di Francesco Gaetano Caltagirone e della Holca, sigla che mette insieme alcune coop rosse dell’Emilia Romagna.

La Vianco sarebbe intenzionata ad uscire e la sua quota verrebbe presa da Autostrade che così torna ad avere la maggioranza di Sat. Ma Autostrade, così teme Rossi, non avrebbe più intenzione di costruire la Tirrenica.

E il governatore non va per il sottile: «Sat non ha più voglia? Bene, il governo trovi un altro concessionario. Magari la stessa Anas, società pubblica, che con i 270 milioni promessi dal governo potrebbe realizzare l’opera».

Intanto Rossi fa appello ai sindaci («da Carrara a Capalbio») e ai parlamentari toscani di tutti gli schieramenti: «Battete un colpo e fatevi sentire perché se non si realizza la Tirrenica è un duro colpo per tutta la costa. Che sarebbe condannata ad un destino di minorità», conclude il presidente della Regione.

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