L’autista di bus tornata alla vita con le ferie regalate dai colleghi

Peccioli, la donna aveva subìto diverse operazioni ed esaurito giorni liberi e permessi per malattia Così gli altri dipendenti Ctt Nord hanno donato i loro per permetterle di curarsi e avere lo stipendio

PECCIOLI. Ferie esaurite. Come anche tutti i permessi consentiti per legge che aveva utilizzato per far fronte a quel lungo calvario di interventi, dolore e sofferenza del suo male.

Ma Rossella Cionini, autista della Ctt Nord, l’azienda di trasporto pubblico delle province di Pisa, Livorno e Lucca, aveva bisogno di altri giorni, mesi, per curarsi: ecco che in soccorso arriva il cuore di oltre 250 colleghi che decidono di donarle un giorno a testa tra i loro ferie e permessi. «Per me sono stati degli angeli custodi, sapevo che si stavano muovendo ma quando ho ricevuto la telefonata di una collega che mi informava del gesto ho cominciato a piangere», racconta lei che vive a Peccioli e che finalmente è tornata in servizio, alla guida dei “suoi” bus, lo scorso 8 gennaio.

Qui Ctt Nord: la solidarietà è di casa nell’azienda dei trasporti pubblici. Una e concreta atttitudine alla solidarietà che precede di almeno una decina di anni la nuova legge Mathis proposta in questi giorni al senato francese e prevede che per comprovati motivi di salute o familiari, un lavoratore, terminate le ferie e i permessi, possa ricevere in dono dai colleghi altri giorni per stare a casa continuando a percepire lo stipendio. Una formula che per l’azienda di trasporti pubblici è una nobile prassi non scritta, che è stata utilizzata in questi anni per situazioni analoghe a quella di Cionini.

«Io sono stata malata per anni, dovevo operarmi con un’intermittenza di 2,3 mesi: poi la mia situazione si è aggravata e ho dovuto subire un’operazione a Roma per cui sono stata 13 ore sotto i ferri». La ferita è ancora aperta per la donna, che oggi è anche candidata aelle elezioni municipali di Peccioli in una lista civica.

Nel 2013 Cionini esaurisce tutto quel che la legge le consente per stare a casa e percepire lo stipendio. Così i colleghi di Pisa, Valdera e Valdicecina si attivano: parte una sorta di sottoscrizione volontaria in cui chi vuole aderisce e mette a disposizione un giorno di ferie o di permesso.

«Oltre al dolore della brutta malattia, alla disperazione mia e della mia famiglia, avevo anche paura a questo punto di perdere il lavoro: li ringrazio per quello che hanno fatto ogni giorno, e ovviamente un grazie di cuore va all’azienda che permette questo tipo di solidarietà che, veramente, può fare la differenza nella vita di tutti noi e ti aiuta a sperare e dà forza».

I giorni “donati” dai colleghi di Cioni sono pure avanzati, rispetto alle esigenze.

«La cosa bella – chiude – è che queste ferie donate restano, in una specie di fondo, a disposizione di chi può avere seri motivi e averne bisogno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA