"Velo Ok", i finti autovelox da 1000 euro l’uno ora vengono tolti

I cassoni verniciati di arancio per spaventare gli automobilisti «non sono omologabili» dice il ministero: i Comuni si adeguano

Scatoloni vuoti o validi strumenti di prevenzione? Ora che la discussione ha assunto una valenza nazionale, con tanto di presa di posizione del ministro dei Trasporti, sono in molti a porsi questa domanda. L’interrogativo ruota intorno ai “Velo ok”, a quei bussolotti arancioni che da una manciata d’anni sono spuntati come funghi lungo le strade di circa quattrocento comuni in Italia; croce degli automobilisti e delizia di chi li produce. Sì, perché per uno scatolone di plastica vuoto, la spesa si aggira intorno ai mille euro. Una sorta di spaventa-automobilisti, ma d’oro.

In realtà, gli acquirenti (i Comuni) alla fine si ritrovano a sborsare qualcosa in più perché nel pacchetto l’ideatore inserisce pure manutenzione e costi per lavori aggiuntivi. Un esempio? A Cecina per piazzare in via definitiva i sei scatoloni arancioni – che mai hanno ospitato un autovelox – sono stati chiesti diecimila euro. Così, dopo una prima folata d’entusiasmo, diverse amministrazioni stanno inserendo la retromarcia.

E se a Cecina hanno già annunciato che smonteranno i “Velo ok” arrivati in via gratuita con un progetto pilota, a Pistoia rispondono con un «per ora siamo fermi» quando si chiede conto dello sbandierato acquisto (a giugno 2013) di sessantuno “bussolotti” vuoti per una spesa da 227mila euro. «Avevamo annunciato un progetto per la sicurezza – dicono dal Comune di Pistoia – ma l’acquisto non è stato mai perfezionato perché è intervenuta la circolare del ministero dei Trasporti». Intanto, restano in funzione i dieci “spaventapasseri” di plastica acquistati qualche mese prima della stesura del citato progetto.

La circolare del ministero dei Trasporti che ha raffreddato i Comuni e gelato i produttori riguarda la natura dei “Velo ok”. Secondo i funzionari romani i dispositivi arancioni «non sono inquadrabili in nessuna delle categorie di dispositivo o segnaletica previste dal Codice della strada», pertanto «non sono suscettibili né di omologazione né di approvazione o autorizzazione». Dal ministero consigliano anche di piazzarli fuori dalla carreggiata, come si fa con i cassonetti della spazzatura o le cabine telefoniche, perché «potrebbero costituire un pericolo». E, in questo caso, le responsabilità di un eventuale danno potrebbero cadere in capo all’amministrazione comunale. C’è di più: qualora il contenitore venisse davvero equipaggiato con autovelox, le multe davanti ad un giudice di Pace, potrebbero essere annullate se non elevate in presenza di una pattuglia di vigili. «I box arancioni non sono strumenti sanzionatori – dice Lorenzo Tabani, responsabile della Iles di Prato, partner toscana della “Noi sicuri project” – ma deterrenti per gli automobilisti. Nella sostanza, non sono altro che cassoni vuoti, simulacri e non necessitano di omologazione come i cartelli stradali o gli autovelox. I risultati ottenuti, comunque, confermano il loro funzionamento».

Anche le amministrazioni che li hanno comprati o provati confermano miglioramenti alla viabilità. Ammissioni che arrivano sempre dopo rilevazioni mensili e conferenze stampa con gli psicologi del traffico arruolati dalla Noi sicuri project srl.

E i cittadini che ne pensano? «In molti si sono complimentati per il cambiamento positivo lungo le strade», dice l’assessore alla viabilità di Cecina, Michele Grosso. Ma, all’alba di ogni installazione dei “Velo ok”, il comitato d’accoglienza non è sempre stato entusiasta: a Pistoia furono sbarbati con un mezzo pesante, a Capannori li hanno gettati in un campo di cardi e un’altra volta finirono per essere pitturati. Mentre a Cecina, il giorno dopo l’inaugurazione, furono rimossi dal basamento che li sorreggeva e gettati a terra. Ma tant’è: neppure gli autovelox, quelli veri, sono stati ben accolti.

LA MAPPA: Ecco alcuni "Velo Ok" installati in Toscana, segnalatene altri nei commenti

©RIPRODUZIONE RISERVATA