Lungo le vie d’acqua c’è un’altra Francigena tutta da scoprire

Gli storici hanno ricostruito il percorso di chi arrivava via mare e sbarcava alla chiesa di San Jacopo di Livorno

Una via Francigena del mare. Circa 80 chilometri da Livorno ad Altopascio, lungo quei cammini, in gran parte sull'acqua, lungo canali e fiumi, che pellegrini e mercanti percorrevano da e verso la costa. E' il progetto di un gruppo di appassionati guidato da Mario Lupi - ecologista, presidente della Proloco di Livorno ed ex delegato per il Consiglio regionale nell'Associazione europea Vie Francigene - che sta lavorando per ottenere la certificazione del percorso e il suo inserimento nel circuito ufficiale. In attesa della validazione, una prima tappa del tracciato, con la possibilità di provarlo, sarà presentata in occasione del Festival dei camminanti, in programma il 28, 29 e 30 marzo a Vicopisano.

A condividere il progetto sono storici, volontari e rappresentanti di diverse associazioni, tra cui Giovanni Balzaretti, responsabile per l'Italia del Cammino di Santiago. Da diversi mesi il gruppo sta portando avanti un lavoro di verifica del tracciato, sotto ogni punto di vista: dalla sua concreta e totale fattibilità ai suoi riscontri con la storia.

L'obiettivo è di arrivare alla definizione di una variante del mare della Via Francigena, la strada italiana che attraverso la Francia a nord e il Mar Mediterraneo a sud collegava i tre luoghi santi della cristianità – Santiago de Compostela in Spagna, Roma in Italia e Gerusalemme in Medio Oriente – e che da diversi anni è oggetto di una grande opera di valorizzazione, soprattutto in Toscana.

«La Francigena – dice Lupi – è per me un concetto, una filosofia di fondo, un cammino laico, un fil rouge che ci mette in connessione con ambiente, storia, cultura, popoli. Una strada aperta, senza confini, senza barriere».

Del resto viene definita via soltanto per semplicità. In realtà era un articolato sistema di strade che si collegavano al troncone principale, a sua volta composto da un fascio di sentieri alternativi che innervavano il territorio ed erano utilizzati per il commercio e per i pellegrinaggi. Che esistesse una variante sull'acqua non solo da Roma in giù, quindi, non è un capriccio del gruppo di appassionati livornesi. Anzi. Lo storico Franco Cardini, uno dei massimi studiosi del Medioevo, ha più volte scritto che il complesso fascio di strade chiamato Via Francigena deve essere sempre considerato anche in rapporto con le vie d'acqua marittime e interne, che erano loro correlate.

In particolare intorno alla metà del Duecento le mutate condizioni della sicurezza mediterranea favorì lo sviluppo dei porti e del collegamento galleggiante, così che diventò sempre più frequente imbarcarsi.

Da livornese appassionato della sua città Lupi ha pensato che era impossibile che Livorno, pur non essendo medievale, ne fosse rimasta fuori. Aveva visto giusto. “E' la chiesa di S. Jacopo Acquaviva – spiega - il collegamento. Antichissimo luogo di culto risalente al 1163 e appoggiato alla scogliera direttamente sul mare, proprio da qui, infatti, partivano e arrivavano i pellegrini lungo le rotte religiose della cristianità. La chiesa, infatti, era un romitorio dove dalle tracce documentarie si sa che nel 1357 veniva data ospitalità ai pellegrini».

Che, provenienti dalla Spagna e dopo aver fatto i Pirenei, s'imbarcavano dunque a Marsiglia, evitando così il passo del Frejus, assai più ostico dei massicci spagnoli e per di più bloccato per mesi dalla neve, verso Livorno, dove potevano sostare a S. Jacopo.

Da qui non ripartivano a piedi, ma avevano la possibilità di riposarsi per altri ottanta chilometri continuando il loro percorso sui vecchi canali navigabili che, attraverso Vicopisano, arrivavano ad Altopascio, sede del famoso hospitale del Tau lungo il troncone principale della Via Francigena. E qui riprendevano a camminare verso la loro meta.

«Il tracciato che vogliamo recuperare da Livorno ad Altopascio – informa Lupi – ovviamente non è più sull'acqua come nel Medioevo, ma si può percorrere ugualmente e in alcuni tratti lungo gli argini, dove esiste ancora un corso d'acqua». Sarà Balzaretti, uno dei volontari che in questo periodo stanno testando il percorso, a guidare i pellegrini nella presentazione in programma a Vicopisano a fine marzo.

Ad aprile verrà completato il percorso toscano della Via Francigena, cui la Regione ha destinato 16 milioni di euro: con la sistemazione delle ultime sei tappe, che si aggiungono alle altre nove già attrezzate, saranno 400 i chilometri complessivi, da fare a piedi, a cavallo o in bicicletta.

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