Inutilmente fortificati

Il termine "fortificazione" viene utilizzato per indicare l'aggiunta a un alimento di sali minerali, vitamine e altro che lo rendano maggiormente nutritivo. La nascita di questi prodotti risale agli inizi del secolo scorso e trae origine dalla volontà di far fronte alle patologie causate da carenze vitaminiche e micronutrienti. Assodata la loro utilità in alcuni particolari contesti, a me che vivo in Toscana, famosa per la varietà, la ricchezza e la qualità dei suoi prodotti gastronomici, la fortificazione alimentare preoccupa non poco. Da nutrizionista, ho la sensazione che i consumatori percepiscano tali cibi (in genere, industriali) come "migliori", più sani e salutari. "Mio figlio non mangia il pesce, ma gli compro il latte con gli omega tre", "Ai miei ragazzi non piace la frutta, ma consumano ogni mattina un succo con le vitamine A, C ed E, cereali con fibra aggiunta". Ebbene, complice anche l'estrema accessibilità di questi prodotti sugli scaffali dei supermercati, rischiamo di diseducare il palato al buon cibo. Un'alimentazione varia ed equilibrata, in condizioni fisiologiche, non necessita affatto di integrazioni e fortificazioni. L'importante è nutrirsi di alimenti stagionali, prodotti nel territorio in cui viviamo, freschi e colorati come solo Madrenatura è capace di donare (per saperne di più: www.giusidurso.com). Avete provato a fare un giro in un'azienda agricola toscana in questa stagione? Le Brassicacee ci offrono uno spettacolo variopinto, con i loro cavoli e le loro verze, ricchi di micronutrienti capaci di proteggerci da svariate malattie. Che dire, poi, di piatti tradizionali come la ribollita, la zuppa toscana, generosi di fagioli e cavoli. Essi recano con sé la saggezza contadina che associa gli ortaggi ai legumi e al pane casalingo (cereali), rispondendo ai fabbisogni dell'organismo, gratificando insieme il palato.