Per vivere ogni giorno la magia di Jan Fabre ho imparato a volare

L’attrice lucchese Giulia Perelli alla corte del regista belga in un percorso fatto di libertà artistica e trasgressione

LUCCA. All'ultimo provino durato dieci ore al giorno per due settimane, prima di essere scelta dopo aver superato altre tre selezioni ugualmente lunghe, le fu chiesto di volare. Non sa come, ma Giulia Perelli volò davvero quel giorno di un anno e mezzo fa, quando ad Anversa è diventata uno dei "guerrieri della bellezza" di Jan Fabre, tra gli artisti più innovativi e importanti del teatro contemporaneo.

Giulia - 28 anni, attrice e autrice lucchese, una passione per il palcoscenico fin da piccola - è la sola italiana della compagnia, composta in totale da 14 interpreti, che Fabre ama definire, appunto, "guerrieri della bellezza". Sarà in scena al teatro Eliseo di Roma, in prima nazionale e uniche date in Italia, con due spettacoli-evento: "The power of theatrical madness" (Il potere della follia teatrale", che dura quattro ore, in programma domani e giovedì dalle 20, e "This is theatre like it was to be expected and foreseen" (Questo è il teatro com'era prevedibile ed era previsto), lungo il doppio, domenica 20 dalle 16 (informazioni su romaeuropa.net).

Sono le due opere che trent'anni fa portarono alla ribalta mondiale l'allora giovanissimo Fabre - belga di Anversa, oggi 55enne - e che divennero subito leggendarie, imponendolo come figura di punta di un nuovo modo di fare teatro, che pesca dall'arte contemporanea e da quella di strada, scioccante e provocatorio , ma geniale. Fabre non aveva mai voluto riproporre, finora, gli spettacoli ideati nel 1982 e nel 1984. Nel riallestirli non ne ha cambiato una virgola, eccetto gli interpreti.

Nella maratona di otto ore i suoi "guerrieri della bellezza" sudano, si fanno male, corrono, saltano, ballano, mimano, recitano e cantano in molte lingue. Spesso nudi, in continuo movimento, senza interruzioni, con filmini in superotto che frusciano sullo sfondo, uncini da macellaio usati come appendini, un lago di yogurt che dilaga sul palco e un tourbillon incessante di idee.Trasgressione? «Sì - dice Giulia - perché non si sa cosa sia reale e cosa non lo è. Proponiamo un sogno fatto di nuovi universi, scardinando il senso del tempo, dove può succedere tutto e tutto succede. E' libertà, è rito primitivo, è arte che tocca il cuore. Non è questione di cultura, è più profondo delle nozioni intellettuali. Come la musica, per dirla con Oscar Wilde, che ti fa piangere per peccati che non hai commesso».

Lavorare con Fabre era un sogno per lei che a 18 anni, terminati gli studi al liceo artistico di Lucca, si è trasferita a Roma per studiare recitazione. «Fabre è magico - dice - ho sempre pensato che i suoi lavori giustifichino l'esistenza del teatro». Prima di essere scelta dall'artista belga, Giulia ha fatto molte esperienze nel cinema, in tv (è lei Lara Croft in uno spot di Rai Movie) e ha vinto diversi premi con "Lucciole nel campo", spettacolo di cui è anche autrice. Dal 2009, inoltre, fa parte del collettivo di teatro civile "Voci nel deserto" che le piacerebbe portare anche nella sua città, a Lucca.

Ora è assorbita completamente dalla tournée con Fabre, che prima di Roma ha toccato Berlino e Buenos Aires. Per reggere le dodici ore complessive dei due spettacoli, del resto, serve una preparazione continua, sia fisica che mentale. «Yoga e kendo - spiega l'attrice - , e poi tanto esercizio fisico e muscolare. Bisogna avere la capacità di massima concentrazione, sapersi muovere in un corpo unico con gli altri interpreti».

Ecco perché le audizioni per diventare "guerrieri della bellezza" sono lunghissime, faticosissime, al limite della sopportazione. Lo conferma il racconto delle selezioni. "A Roma eravamo circa 500, altrettanti negli altri provini in tutta Europa. Poi ci sono stati quelli successivi, al termine dei quali ogni volta Fabre ha chiesto che scrivessimo tre lettere di motivazioni. Ci siamo ritrovati in trenta ad Anversa. Per due settimane, dieci ore al giorno, davanti a lui che ci ha chiesto addirittura di volare. Il livello di competizione era altissimo, la fatica tanto forte da diventare illogica, il corpo portato al limite fisico e psicologico.

Come ho fatto? Senza troppe psicologie, in modo primitivo. Non saprei descriverlo meglio».