Te la do io la maschera di Diabolik

Gli incredibili volti in silicone della Crea Fx di Scandicci. Tre minuti per diventare un altro

di Claudio Marmugi

Chi non ha pensato almeno una volta che le trasformazioni e i giochi di maschere di Diabolik fossero impossibili? E che sotto le maschere di “Mission: impossibile” ci fosse puntualmente l’agente Hunt (e si vedeva benissimo che c’era)? La “Crea Fx” di Scandicci, azienda specializzata in effetti speciali cinematografici e teatrali, ha ovviato al problema di verosimiglianza di cui sopra e ha creato la “maschera” perfetta.

Incredibile. Danilo Carignola (originario di Viterbo) e Elena Sardelli (di Rosignano Solvay), entrambi classe 1980 ed ex studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, con i loro collaboratori, hanno creato “la maschera” che non ti aspetti, l’hanno realizzata per il teatro ed è realistica in maniera impressionante: si infila in pochi secondi, chi la indossa la muove coi muscoli facciali e trasforma sul serio l’attore che la calza in un’altra persona (non a caso, “maschera” in latino si traduce con “persona”).

Fin dall’antichità, la maschera ha ossessionato le culture di tutto il mondo. Tralasciando il Carnevale, in film, libri e fumetti, la maschera è un attrezzo ricorrente, tra inganno e realtà.

Diabolìk. Nel fumetto delle sorelle Giussani (nato nel novembre del 1962) l’espediente della maschera è risultato sempre poco credibile, giusto un simpatico trucco adatto al colpo di scena a spese della plausibilità (ogni tanto un personaggio irreprensibile compie un’azione a sorpresa e poi scopriamo che in realtà è Diabolik o Eva Kant con una maschera) ma gli interrogativi sul meccanismo hanno sempre messo a dura prova la sospensione dell’incredulità (ovvero la volontà dello spettatore di sospendere le proprie capacità critiche allo scopo di ignorare le incongruenze della storia e godersi un’opera di fantasia).

Chi non si è mai chiesto, infatti: “Come fa Diabolik a realizzarle? Com’è che ha una maschera per ogni occasione pronta all’uso? Come fanno gli altri a non accorgersi che è una maschera?”.

Missione impossibile. Stesso discorso per le facce usate dai protagonisti di “Mission: impossible” (la serie tv è del 1966): per salvarsi la pelle gli agenti segreti dell’IMF hanno con loro delle maschere di politici o uomini illustri da indossare in pochi secondi per sfuggire ai nemici. Il gioco delle maschere di “Missione impossibile” sembra impossibile anche nei recentissimi quattro film con Tom Cruise (per rendere credibile lo stratagemma della maschera viene addirittura mostrata la macchina che le crea: un computer dotato di laser che in pochi secondi “intaglia” il volto della vittima di turno).

Silicone. Le maschere della Crea Fx sono fatte a mano, in silicone (un passo avanti nella tecnologia della maschera: lascia liberi nei movimenti senza creare quell’effetto di fissità che si riscontrava, ad esempio, nelle maschere della banda degli “ex-presidenti” rapinatori in “Point Break”), per produrle occorrono settimane se non mesi, specie se è necessario applicarci sopra ciglia, baffi, barba o capelli, come in quellecreate per lo spettacolo “Edipo Re” di Daniele Salvo prodotto dal teatro di Siracusa.

Venticinque maschere da vecchio tutte diverse tra di loro (sulla base di 4 stampi originali), più una dell’attore protagonista, Daniele Pecci, replicato per una scena in cui, nella commedia, “si sdoppia”.

Vampiri e belle donne. La maschera da anziano è soltanto una delle tipologie di maschera della “Crea Fx” (sul sito www.creafx.com si possono acquistare vari modelli a partire da 600 euro), c’è anche quella da vampiro o quella che in un minuto e mezzo trasforma un ragazzo (come si può vedere nel video dimostrativo sul sito stesso) in una splendida quarantenne.

Stupefacente anche il lavoro di trucco compiuto dalla Crea Fx sulle singole maschere: il silicone puro ha un colore antinaturale, un carnato molto pallido, che risulterebbe poco credibile. Danilo ed Elena colorano il silicone fino a renderlo identico alla pelle umana (per colorare una maschera impiegano mediamente dalle 4 alle 8 ore).

Per comprendere meglio l’effetto della maschera, abbiamo provato a trasformarci in “Lino” (ogni maschera ha un nome, di solito è un omaggio alla persona che si è prestata per il calco originale), uno dei quattro “vecchi” della Crea Fx. Per diventare “Lino” è stato sufficiente indossare una retina per capelli, spalmarsi le mani di borotalco e infilare la maschera senza strapparla.

L’esperimento. Tempo per comprendere le regole: tre minuti, tempo per indossarla: un minuto e mezzo. L’effetto è stato sbalorditivo, mozzafiato. Il contorno degli occhi è l’unico dettaglio che può “tradire” la differenza con la pelle reale (in teatro, per la distanza dal pubblico, è indistinguibile).

Nel dubbio se farmi truccare la pelle per farla combaciare con il colore dato alla maschera o se inforcare un paio d’occhiali da sole, scelgo gli occhiali. Non sono passati nemmeno due minuti e sono un altro. Non mi riconoscerebbe nemmeno mia moglie.Mi cambio gli abiti, modifico la postura e di colpo sono passato dai miei 40 anni ai 90 che dimostro adesso, in un batter d’occhio.

Il dubbio. Una domanda è d’obbligo ai due artisti: se non hanno paura che la maschera finisca in mani sbagliate, e che dopo aver tanto parlato di Diabolik, qualcuno non la usi per far del male invece che per il teatro.

La risposta è rassicurante: “Cerchiamo sempre di capire chi è la committenza e a quale fine vuole la maschera, solitamente sono teatri o produzioni cinematografiche importanti che si interessano alla nostra merce.

E poi dai film abbiamo imparato anche che le rapine le fanno spesso con i gambaletti sul volto. Non è che fai chiudere Calzedonia perché producono calze, no?».

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