Tav, la verità di Bramerini: il dirigente spostato da Rossi

L'assessore ai pm: trasferimento deciso dal presidente ma non si parlò di alta velocità Lui ribadisce la sua posizione: «Fu una scelta autonoma del direttore Barretta»

FIRENZE. Fu il governatore Enrico Rossi a decidere lo spostamento di Fabio Zita, il funzionario della Regione “scomodo” perchè - secondo i pm - ostacolava l’iter di varie pratiche, tra cui quella della linea Tav. Ad affermarlo è stata l’assessore regionale Anna Rita Bramerini nell’interrogatorio reso al pm che indaga sull’Alta Velocità il 21 gennaio. Il verbale, saltato fuori ieri, mette in discussione la versione fornita da Rossi - e confermata dallo stesso ieri sera - che ha sempre parlato di un trasferimento deciso dal direttore generale Barretta.

Zita era diventato un problema per le società del cantiere Tav e allora viene destinato ad un altro incarico. I pm scrivono che Anna Rita Bramerini «ha confermato che la determinazione, che peraltro ha sorpreso anche lei, di rimuovere Zita e di toglierle la delega alla valutazione di impatto ambientale, era direttamente riferibile al presidente della Regione» Toscana Enrico Rossi «motivata in termini generici con la necessità di accelerare le pratiche».

I verbali riferiscono quanto detto dalla Bramerini ai pm. «Io non ho proposto il trasferimento dell'architetto Zita ad altro ufficio - spiegava l'assessore - Il suo trasferimento è avvenuto in concomitanza al cambio di deleghe al mio assessorato. Io con Zita non ho mai avuto problemi di natura lavorativa o contrasti di vedute. Mi sorprese sul piano umano il trasferimento di Zita, fu una novità non gradita anche per lui». Insomma, spiega l’assessore, «non era un trasferimento da lui voluto. La decisione fu del presidente della giunta regionale».

Contestualmente, Rossi ritirò anche la delega alla Bramerini. «Gli ho chiesto il motivo della revoca della mia delega, io non la presi bene. Il presidente mi disse che il motivo per cui riteneva opportuno assumere questa decisione era che la delega era molto delicata e che riguardava progetti molto importanti e strategici. Era quindi giusto che il presidente si assumesse la responsabilità politica di ciò, perché era una delega che esponeva molto anche mediaticamente così riteneva che grazie alla sua autorevolezza avrebbe favorito gli uffici della Regione a espletare le procedure tempestivamente».

Bramerini racconta ai magistrati che «il presidente si lamentava essenzialmente della tempistica, ma non di scelte o determinazioni che lui non condivideva anche perché la procedura di valutazione di impatto ambientale si è sempre conclusa con una delibera di giunta e quindi fatta propria politicamente. Quando chiesi del perché di questo cambio di dirigenza e della revoca della mia delega - racconta - mi fu risposto che Zita non era stato in grado di dare una tempistica rigorosa ai procedimenti. Mi fu detto quindi che si erano allungati un po' troppo i tempi per i procedimenti per la centrale geotermica del comune di Santa Fiora o per le valutazioni sul corridoio tirrenico, non si fece cenno alle problematiche Tav del sottoattraversamento di Firenze».

In serata, Rossi ha confermato «che la decisione di trasferire ad altro incarico Zita è stata presa autonomamente dal direttore generale della Presidenza Antonio Barretta». Sottolineando «come nelle mie valutazioni riferite dall'assessore Bramerini non ci sia alcun riferimento ai pareri tecnici espressi sulla Tav. Si trattava solo di valutazioni di carattere generale su ritardi e comportamenti che non avevano niente a che fare con i pareri tecnici, che abbiamo sempre rispettato».