«Mi hanno lasciato una garza nell’addome»

Livorno, dopo l’intervento la donna ha vissuto due anni d’inferno: «Avevo sempre la febbre: è stata colpa dei medici e voglio essere risarcita»

LIVORNO. Cristina Maffei, livornese di 53 anni e un passato da guardia giurata, negli ultimi due ha vissuto, probabilmente subendone le gravi conseguenze, con «un corpo estraneo dentro la pancia», lasciato dentro di lei da chi l’ha operata il 28 agosto 2011 per asportarle una ciste ovarica che da mesi la faceva impazzire dal dolore.

Per sapere se si è trattato - come le hanno anticipato alcuni medici - di una garza oppure di un filo dimenticati dopo l’intervento, ha già dato mandato ad un medico legale affinché esegua tutte le analisi per accertarne la natura. La donna mostra il referto istologico che le è stato rilasciato il 12 agosto dall’ospedale di Cisanello, dove di recente è stata di nuovo operata, e in cui si fa riferimento alla presenza di una reazione «flogistica cronica gigantocellulare da corpo estraneo».

«Ho già contatto un legale perché in questa storia - ripete - voglio andare fino in fondo. Negli ultimi due anni la mia vita è cambiata. Prima facevo cross, andavo a cavallo, ero allevatrice di cani. Ora faccio fatica a muovermi, la mattina a volte non riesco ad alzarmi». La signora riferisce che i suoi problemi sono iniziati il giorno in cui si presentò per la prima volta con dolori fortissimi al pronto soccorso di Livorno e la rimandarono a casa. «Se mi avessero mandato a ginecologia avrebbero visto la ciste ingrossata e me l’avrebbero tolta subito senza problemi - accusa - Invece mi rimandarono a casa con febbre e dolori e la settimana dopo, quando andai a fare l’ecografia la ciste era già cresciuta di 3 centimetri». Si arriva all’agosto 2011 quando Cristina Maffei è operata al S. Chiara di Pisa per l’asportazione della ciste. Ma durante l’operazione - come si legge nel referto relativo a questo primo intervento - qualcosa va storto. «All’apertura fuoriesce pus che determina un quadro infettivo acuto». È in questo frangente che l’équipe avrebbe usato le garze per tamponare il liquido. «Da allora ho vissuto sotto antibiotici, i dolori e la febbre non passavano e la ferita non si rimarginava. Fino a quando sono stata rioperata e hanno scoperto il corpo estraneo in pancia».

Intanto L’Azienda ospedaliera pisana si è riservata di approfondire come siano andate le cose, mancando al momento di «elementi sufficienti».