ll perdono? È una sorta di analgesico naturale

È questo solo uno dei tanti, ma forse uno dei più sorprendenti risultati del lavoro condotto dall’Università di Pisa

PISA. Se perdoniamo, alla fine facciamo innanzi tutto un favore a noi stessi. Insomma, si può dire che il perdono è una sorta di analgesico naturale, un rimedio auto-curativo che aiuta a star meglio e permette all’organismo di recuperare un sano equilibrio psicofisico.

È questo solo uno dei tanti, ma forse uno dei più sorprendenti risultati del lavoro condotto dall’Unità operativa di psicologia clinica dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa e dal Laboratorio di biochimica clinica e biologia molecolare dell’Università di Pisa, entrambi diretti dal professor Pietro Pietrini.

IL COMPUTER CHE LEGGE IL CERVELLO

Pietrini, insieme a Emiliano Ricciardi, medico, dottore di ricerca in neuroscienze e ricercatore del Laboratorio di biochimica clinica e biologia molecolare, sono stati ricevuti dalla vicepresidente della Regione Toscana, Stella Targetti, per illustrare il complesso e articolato lavoro di indagine che l’equipe sta conducendo sulle basi cerebrali delle funzioni mentali e sull’attività delle diverse aree del cervello umano. E soprattutto l’ultimo loro gioiello: il “computer” che legge il pensiero. L’incontro si è svolto nell’ambito dell’iniziativa “Filo diretto con i ricercatori”, che la vicepresidente Targetti ha inaugurato nel settembre scorso.

Riconosciuto a livello internazionale e già pluripremiato in ambito scientifico, il gruppo dell’Aoup diretto dal professor Pietrini, ha prodotto un ultimo lavoro (in collaborazione con i ricercatori dell’università di Pavia e Ferrara) che consiste nella messa a punto di un sistema computerizzato in grado di leggere nella testa delle persone. Come? Utilizzando la risonanza magnetica cerebrale funzionale che mostra i flussi di sangue che arrivano al cervello a seconda degli impulsi che esso riceve, si può vedere cosa avviene nel cervello di un individuo ogni volta che esso riceve una stimolazione visiva o uditiva.

Dopo esperimenti sempre più raffinati su soggetti sia vedenti che non vedenti che stavano guardando un’azione o una scena ambientale, o che ne stavano semplicemente udendo il rumore, la ricerca ha dimostrato che la rappresentazione del mondo esterno nel nostro cervello è sottesa da un codice universale astratto, quindi identico per tutti. È su questa base che si è potuto mettere a punto il “computer – classificatore” dei pensieri che, partendo proprio dai diversi pattern di risposta neuronale della corteccia cerebrale tramite algoritmi riesce a leggere il loro alfabeto.

In pratica, una metodologia di analisi dell’attività neuronale “in vivo” che potrebbe essere molto utile nelle situazioni di grave disabilità dovute per esempio a ictus o a malattie neurodegenerative, perché permetterebbe di mettere a punto interfacce cervello-computer.

IL GRUPPO DI RICERCA

Ed è assai più vasto il campo aperto dalle ricerche dell’equipe pisana dove, tra l’altro, Emiliano Ricciardi ha contribuito a formare un gruppo di ricerca multidisciplinare per lo studio delle basi cerebrali delle attività mentali che riunisce medici, chimici, biologi, psichiatri, linguisti, psicologi, filosofi e esponenti della scienza forense.

Tra gli obbiettivi del gruppo di ricerca arrivare a sviluppare strumenti diagnostici che permettano di ottenere analisi con risultati oggettivi. Vale a dire ciò che è sempre mancato alla psichiatria: basta pensare all’ambito giudiziario dove spesso il giudice è chiamato ad esprimersi su questioni di sussistenza o meno di “libero arbitrio” e si assiste spesso a pareri molto doversi degli esperti che dovrebebro supportare l’istruttoria, proprio perchè manca l’oggettività scientifica dell’analisi. Si potrebbe anche arrivare a dare un significato e un’identificazione oggettiva allo “stato di coscienza”, la cui indefinitezza oggi da luogo ad alcune grandi questioni etiche, prima far tutte quella del diritto alla fine della vita.

“Il vostro lavoro – ha detto la vicepresidente Targetti – è motivo di grande orgoglio per la Regione Toscana e di grandissimo interesse per tutti, perché l’affascinante e complesso mondo legato alle attività cerebrali va ben oltre i confini medici e clinici, addentrandosi fino a mettere radici profonde nel campo della linguistica, dell’attività forense fino a quello dell’etica”.

LA RISONANZA MAGNETICA CEREBRALE

Sempre grazie alla risonanza magnetica cerebrale funzionale si può infatti vedere cosa avviene nella testa di una persona ogni volta che deve decidere tra bene o male. Studiando le basi cerebrali delle emozioni e del giudizio morale, la ricerca getta nuova luce sul “funzionamento morale” della mente umana, da qui anche la funzione del perdono visto come estremo atto di egoismo per bypassare lo stress imposto dal torto subito, un meccanismo evolutivo perfezionatosi nel corso del tempo per aiutare l’uomo a superare situazioni di stallo che alterano pericolosamente il suo equilibrio. Una sorta di analgesico naturale, appunto.

L’approccio neuroscientifico tenta in questo modo di dare risposte a quelli che per millenni sono stati i grandi enigmi della filosofia: come nasce il pensiero, cos’è la coscienza, da cosa è dettato il libero arbitrio e come sono regolati i rapporti mente-corpo.

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