E per pulirsi la bocca...

Non sono pisana. Sono approdata in questa bella città nel 1983, dal profondo sud, terra di cannoli, pomodori secchi e pasta di mandorle.

Al primo pranzo da amici, dopo arrosti e patate al forno, arrivò un tagliere con pecorini locali a pasta molle o consistente, freschi, stagionati, piccantini. Nonostante fossi decisamente sazia, mi ci tuffai a capo fitto e, dopo aver soddisfatto il mio palato da sorcio ghiotto, chiesi se si trattasse di una tradizione toscana o se fosse stata un'eccezione. I miei ospiti si guardarono interdetti e il più anziano, fra un boccone di pecorino e un altro di pane sciocco, rispose: "è pe' pulissi la bocca, no?". Allora, giuro, mi sembrò quasi una goliardia.

Di me, però, non ho detto proprio tutto: faccio la nutrizionista. In tale veste curo il blog Pane e Parole (www.giusidurso.com) che parla di alimentazione sana. Molto spesso mi trovo a sconsigliare il consumo di formaggio dopo un pasto a base di carne, uova o pesce. Il formaggio è un alimento completo, ricco di proteine e grassi, calcio e vitamine. Consumarlo a fine pasto significa appesantire la digestione ed assumere nutrienti in eccesso. Purtroppo è così e non posso farci niente…

Ma cosa sarebbe un territorio senza le proprie tradizioni gastronomiche? In fondo, ogni tanto si può rinunciare a una portata, abbondare con verdura di stagione e godersi un buon pecorino delle Balze Volterrane, stagionato con cenere d'ulivo e di leccio, il cui aroma sa di grano ed erba fresca. Gustarlo è come respirare fra le colline volterrane, è accettare il dono prezioso di questa terra magnifica.

L'eccezionalità, dunque, potrebbe essere la chiave per conservare la tradizione, senza sensi di colpa per voi e per la mia anima di sorcio ghiotto. Con buona pace della nutrizionista che è in me!