Il mistero dei boati al largo dell’Elba «Come un terremoto»

Per l’esperto non è un fenomeno sismico. Svariate le ipotesi C’è anche l’ombra di una nave Nato naufragata nel 2005

PORTOFERRAIO. I boati si avvertono in lontananza, ben oltre Pianosa, ma il frastuono si riverbera fino alle coste occidentali dell’isola d’Elba. «I colpi ci fanno tremare i vetri delle case. E gli anziani li scambiano per un terremoto». Sono gli stessi abitanti di Chiessi e Pomonte, frazioni del Comune di Marciana, a descrivere i rumori fortissimi che, a cadenza regolare, sono avvertiti dai cittadini del versante occidentale dell’isola d’Elba.

«Il mese scorso era un continuo, ora c’è stata una tregua», racconta uno degli abitanti di Chiessi che, più volte, ha sentito i boati registrati dai sismografi ma le cui cause sono ancora avvolte nel mistero, nonostante da tempo, sull’isola, si stiano rincorrendo ipotesi e sospetti sulle origini del frastuono e sulle sue possibili conseguenze. Non è un caso che, da queste parti, anche la moria dei delfini (quasi 100 esemplari morti in Italia, molti dei quali in Toscana) sia stata collegata, in modo quasi immediato, a questo fenomeno. Fin da quando i primi animali si sono spiaggiati nelle coste dell’isola. Un’ipotesi tutta da verificare e meno scontata rispetto a virus, batteri e inedia (quasi tutti gli animali non mangiavano da giorni), ma che il Parco nazionale dell’Arcipelago non si sente di scartare a priori. Anche per questo l’ente si sta attrezzando assieme all’istituto geofisico toscano per chiarire, finalmente, l’origine dei boati che, da anni, sono avvertiti al largo delle coste elbane. A stretto giro saranno posizionati due sismografi nelle isole di Pianosa e Montecristo,in pieno Santuario dei cetacei.

La fonte dei rumori, infatti, è stata localizzata dal sismografo montato a San Piero in Campo e gestito dall’istituto geofisico toscano in collaborazione con la protezione civile dell’Elba occidentale - La Racchetta. L’epicentro, se così si può definire, è posizionato nello specchio acqueo tra le isole di Pianosa e Montecristo. I dati rilevati non bastano, però, a stabilire le coordinate esatte della fonte di rumore, né per capire le sua caratteristiche. Per farlo con maggiore precisione occorrerà “triangolare” i dati rilevati anche dagli altri apparecchi installati a Pianosa e Montecristo, così da stabilire l’esatta posizione della fonte del rumore e la sua profondità. Le informazioni raccolte serviranno come base per capire le origini dei boati e, forse, per sciogliere una volta per tutte il mistero.

A settembre il fenomeno dei boati nel versante occidentale dell’isola è stato al centro di un ampio dibattito. In un’intervista il geologo dell’Istituto geofisico toscano Marco Morelli escluse movimenti tellurici all’origine dei boati, aprendo a cause di natura antropica. Nessun fenomeno sismico, per intendersi: quel rumore, in un modo o nell’altro, sarebbe legato alle attività umane. Subito si sono fatte spazio varie ipotesi, alcune del tutto particolari: il viceprefetto dell’Elba Giovanni Daveti non escluse che, ad originare i boati, potesse essere il passaggio dei caccia a velocità elevata, di stanza nella base aerea di Bastia. Altra ipotesi in campo sarebbe legata alle attività di pesca di frodo. Ma questi scenari non hanno mai convinto fino in fondo. Legambiente ha sempre sospettato il verificarsi di esplosioni nel cuore del Santuario dei cetacei dovute, probabilmente, ad esercitazioni militari. Un’ipotesi che circola con insistenza tra i cittadini di Chiessi che spesso hanno a che fare con i boati. Del resto le esercitazioni militari sono un’ombra per gli elbani che ancora si ricordano quando, nel 2005, la nave Alliance della Nato naufragò proprio a Pianosa mentre effettuava, insieme all'altra nave Leonardo, una missione scientifica sottomarina, o almeno questa fu la versione ufficiale che non spense mai i sospetti legati alla natura militare di tale missione. I sismografi serviranno, forse, per sgombrare il campo da queste ipotesi poco rassicuranti.

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