La rivoluzione non è l’eBook ma il romanzone a 9 euro

Lo scrittore Giampaolo Simi racconta la primavera digitale che non sboccia

di GIAMPAOLO SIMI

C'è un fantasma che si aggira per il Salone del Libro di Torino. E non è quello della Seicento che partiva con un bullone dal piano terra dello stabilimento del Lingotto per arrivare utilitaria finita e fare il primo giro di prova sulla pista del tetto.

Non è neanche lo spettro della crisi che piomba senza pietà fra le schiere di lettori deboli e le valorose truppe dei lettori forti.

È impalpabile, immateriale, tutti ne parlano ma in pochi, qui, l'hanno visto. Questo fantasma è l'eBook. Evocato come lo sterminatore delle librerie o invocato come panacea per i mali dell'editoria, ha sorpassato lo scorso anno il rivale cartaceo nelle vendite via Internet. Negli Stati Uniti, però. Là in un vagone di metropolitana ci sono più eBook reader che in tutti i padiglioni del Lingotto, nel tradizionale sabato mattina gremito di scolaresche a caccia di gadget.

Primavera digitale recita lo slogan di quest'anno, e uno si aspetterebbe una pioggia di tavolette per leggere l'eBook. In Italia si sono trovati contributi statali per i decoder tv, ma un'idea che metta una tavoletta da 100 euro in mano a questi giovani lettori di domani non c'è.

Le pubblicità degli eBook reader più diffusi rassicurano: "è come leggere un libro di carta". Questo la dice lunga sul lettore che stanno cercando di sedurre: sono gli irriducibili delle orecchie alle pagine, dell'odore del libro appena aperto.

Fra gli stand della sezione "book to the future" aleggia anche l'altra grande promessa di questa primavera digitale. Con l'eBook saremo, almeno potenzialmente, tutti scrittori. Non ci sarà più bisogno di tipografi, editori, distributori. Nessuno dovrà più subire l'onta di un rifiuto, tutto sarà disponibile online e sarà la rete, orizzontale e democratica, a decidere il successo delle nostre fatiche letterarie. Una specie di grillismo che promette di pensionare tutto l'establishment culturale e di annichilire, come opachi intermediari, molte figure professionali, dal rappresentante all'editor.

Gli editor. Non sono facce note, ma sono le autentiche eminenze grigie del mondo editoriale. Decidono se un libro verrà pubblicato o meno e decidono la forma in cui i lettori lo leggeranno. Sono i più spaesati, in questa smisurata hall di aeroporto che è il Salone, i più a disagio nei ritmi frenetici che l'industria editoriale oggi impone. Ci devono essere, ma lo vedi, che vorrebbero essere altrove.

Ne incontro più d'uno e nessuno di loro sembra smaniare per le magnifiche sorti e progressive dell'eBook. L'autentica rivoluzione editoriale di questi ultimi mesi, in Italia, è ancora, tutta, di carta. Sono volumi rilegati, dalle copertine patinate, truci o ammiccanti. Hanno tutti fascette che promettono grandi emozioni a 9 euro a suon di labbra color rubino, sospiri alla cannella od oscuri complotti in cui non possono mancare i cavalieri Templari e alchimisti.

Sembrano essere questi libri l'unico ossigeno arrivato all'editoria boccheggiante negli abissi della recessione. Sono i vecchi romanzi di intrattenimento da edicola, mandati in libreria in confezione. più lussuosa e riportati alle ventimila lire che prima dell'euro si pagavano per una qualsiasi nuova uscita. Non sono certo opere letterarie, dicono tutti, ma qualche editor afferma chiaramente che sono sotto un livello anche minimo di qualità. Ma, conclude facendo spallucce, per 9 euro cosa puoi pretendere?

Dunque, sono finiti i tempi, a loro modo democratici, in cui il capolavoro costava come il libro mediocre. Ora, come per un paio di calzettoni, se puoi spendere pochi euro ti devi adattare a prodotti scadenti. Non so, ma non mi sembrano avvisaglie di una primavera, digitale o meno.

Esco qualche minuto dal Salone e fuori l'aria è quasi più calda che nell'antica fabbrica. Siamo già a 32 gradi, dicono. Però c'è il sole, c'è vento e per i grandi viali alberati di Torino vola polline a batuffoli. Le Alpi, poco lontane, sono ancora innevate.

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