Rai, per i computer non si dovrà pagare il supercanone

Chiarimento dell’azienda: l’imposta dovrà essere versata soltanto dalle imprese che ricevono immagini televisive

di Stefano Bartoli

Ora la Rai chiarisce: il “canone speciale” non verrà richiesto all’architetto od all’ingegnere con il computer nel proprio studio, ma a tutte le imprese e le aziende che utilizzano il pc collegato ad un server da cui arrivano immagini televisive, foto e magari spot pubblicitari. E, agiudicare dai destinatari delle prime ondate di lettere “minatorie” e dalle conseguenti proteste, le prime vittime sembrano in particolare le agenzie immobliari, quelle di viaggi e di autotrasporto, oltre alle farmacie anche se poi toccherà velocemente un po’ a tutti.

Insomma, si capisce qualcosa di più di questo strano caso della tassa sul mondo hi-tech, fatto di iPad, iPhone e schermi ad alta definizione, che sarà colpito, pensate un po’, da un decreto del 1938, emanato dal governo fascista proprio insieme alle famigerate leggi razziali. Intanto va registrata la crescita della protesta, sia della Confartigianato toscana che ha già raccolto centinaia di firme, sia di tutto il web, con l’argomento che è arrivato in testa alla classifica di Twitter, social network già in fibrillazione dopo il grido d’allarme lanciato pochi giorni fa da Rete Imprese Italia, visto che le aziende saranno sicuramente le più colpite dall’«assurdo balzello»: un esborso che potrebbe andare dai 200 euro in su per il singolo ufficio, che non paga già un canone per un apparecchio televisivo, agli oltre seimila previsti per i grandi alberghi.

L’azienda chiarisce. Dunque, anche se la norma si applicherebbe a tutto ciò che è in grado o può essere adattato alla ricezione di programmi radiotelevisivi, per adesso il campo d’applicazione resta piuttosto ristretto. «È stato infatti scritto che stiamo spedendo inviti al versamento del cosiddetto “canone speciale” a tutti coloro che hanno una partita Iva e che possiedono anche un personale computer - spiega Roberto Tortorici, responsabile della Rai per gli abbonamenti in Toscana -, ma non è certamente così perché i destinatari della richiesta non sono gli idraulici, gli architetti o gli ingegneri che usano il pc per la loro attività. La richiesta di versamento del canone Rai è rivolta specificatamente a chi utilizza questo strumento collegato ad un server da cui arrivano immagini televisive, fotografie, spot pubblicitari. E voglio spiegarmi meglio facendo un esempio, quello delle farmacie: in molte di queste strutture sono infatti in funzione dei monitor collegati ad un network che trasmette programmi, informazioni di varia natura, magari sul meteo, e spot pubblicitari: si tratta quindi di vere e proprie emissioni per le quali la legge prevede il pagamento della tassa di possesso, cioè di quello che conoscono tutti come canone Rai».

Task-force, primi effetti. Tutto, come spiegano ancora dalla Rai di Firenze, parte da un’iniziativa dell’ex direttore generale della Rai Mauro Masi che, a cavallo tra il 2010 e il 2011, decise di creare una task-force proprio per il recupero del “canone speciale”, azione rinforzata dall’articolo 17 del decreto legge numero 201 del 6 docembre scorso, il cosiddetto Salva Italia, che ha introdotto l’obbligo di indicarne il numero nella dichiarazione dei redditi dell’impresa o della società. «Da qui la spedizione delle lettere destinate ad arrivare, nei prossimi mesi, a tutte le categorie - prosegue Tortorici -, ma il cui tono, come qualcuno ha detto, non è assolutamente minatorio. Il tutto in una situazione virtuosa come quella Toscana dove l’evasione dei privati è al di sotto del 20 per cento rispetto ad una media nazionale di 28 e quella delle aziende è di circa il 25-30 per cento. Ma, ripeto: nessuno pretende di tassare il semplice uso dei computer perché servirebbe un esercito di controllori».