Mistero Puccini: un figlio segreto? Non si saprà mai

Il sospetto nato dopo il ritrovamento di alcune lettere, ma per i giudici è impossibile accertarlo. La vicenda raccontata in un film di Paolo Benvenuti

LUCCA.Il nome è lo stesso, Antonio. Ma se siano stati fratelli - entrambi figli di Giacomo Puccini, uno legittimo e uno naturale - non si saprà mai. Così ha deciso il tribunale di Milano. Anche in appello, infatti, la corte ha dichiarato inammissibile la causa intentata da una casalinga pisana, Nadia Manfredi Di Sacco, per scoprire se davvero suo padre fosse figlio (non riconosciuto) del grande compositore lucchese. Il dubbio sarebbe sorto con il ritrovamento di una corrispondenza fra sua nonna, la torrelaghese Giulia Manfredi, e il musicista, con il quale avrebbe avuto una liaison.

Questa circostanza è sempre stata negata da Simonetta Puccini, la nipote del compositore, riconosciuta (con sentenza di tribunale) unica erede legittima del Maestro lucchese. Simonetta Puccini ha sempre liquidato come «illazioni» la relazione (presunta) fra Giulia Manfredi e il nonno. E ora, con la sentenza del tribunale di Milano, ribadisce che giustizia sia stata fatta.

Tanto che il tribunale ha anche condannato la casalinga pisana al pagamento delle spese. Non la pensa così, però, il regista pisano Paolo Benvenuti che ha esaminato le carte ritrovate nella casa dei Manfredi, in una valigia che conteneva anche uno spezzone (senza sonoro) di Giacomo Puccini seduto al pianoforte. «La relazione fra Giulia Manfredi e il Maestro - insiste Benvenuti - è testimoniata dalla corrispondenza e, per quello che abbiamo potuto ricostruire, sarebbe durata dal 1908 alla morte del compositore. Nel 1923 questa ragazza di Torre del Lago va a Pisa a partorire il figlio Antonio, che non avrà mai un padre. Il bambino viene allevato prima da una balia e poi dalla sorella di questa balia. E gli sarà sempre vietato dalla madre Giulia di andare a trovarla a Torre del Lago».

Così parla Benvenuti, regista del film "La fanciulla del lago", ispirato al suicidio della ragazzina di Torre del Lago Doria Manfredi (cugina di Giulia, ndr), accusata ingiustamente di essere l'amante del Maestro, come dimostrò l'esame sul cadavere. Ma Simonetta Puccini è convinta del contrario e ora, sentenza alla mano, ribadisce che «sono finite tutte le maldicenti fantasie che avevano disturbato anche le celebrazioni del 150º anniversario della nascita di mio nonno (nato a Lucca il 22 dicembre 1858)». E il suo legale, in una dichiarazione all'Ansa, ribadisce: «Con la definizione di questa vertenza si chiude il contenzioso sull'eredità di Simonetta Puccini».

Questa osservazione, però, irrita il regista Benvenuti, vicino alla famiglia Manfredi: «La causa che è stata intentata - spiega - non riguardava l'eredità di Puccini, ma solo il riconoscimento di una eventuale paternità. Il desiderio di conoscere in questa famiglia pisana era nato proprio con il ritrovamento delle carte di cui non era al corrente. L'obiettivo di Nadia Manfredi, quindi, era cercare di capire chi fosse il padre di suo padre che per tutta la vita è rimasto un figlio di "NN". Questo, però, lo Stato non l'ha consentito. Nonostante la costituzione italiana tuteli il diritto alla paternità, il tribunale ha ribadito che la causa avrebbe dovuto essere intentata contro l'erede di Puccini, il figlio Antonio, e non contro la nipote del compositore».

In altre parole, la famiglia Manfredi avrebbe dovuto rivolgersi al giudice prima del 1946, anno in cui è morto Antonio Puccini. «Peccato - evidenzia il regista - che all'epoca la famiglia ancora non sapesse dell'esistenza di queste lettere (Giulia Manfredi è morta nel 1976) e che la stessa Nadia non fosse ancora nata». Benvenuti è sicuro che se «si fosse dimostrato che Puccini non era il padre di Antonio Manfredi, la famiglia si sarebbe ritirata, senza nulla pretendere. Invece, con questa sentenza non avrà mai le risposte che cerca».