Pontremoli, Ferri jr. alla prova

Sopra: Enrico Ferri (al centro) con i figli Jacopo (a sin.) e Cosimo Sotto, protesta contro la chiusura del punto nascita, uno dei temi della campagna elettorale

Il figlio di Enrico regista della lista di centrodestra. Sinistra divisa

 PONTREMOLI. Rieccoli. Sulle elezioni di Pontremoli si stende l'ombra dei Ferri. Jacopo, il secondogenito di Enrico, il patriarca, è il capolista del centrodestra. Una dinastia, quella dei Ferri, che negli ultimi vent'anni ha segnato la storia del paese, quasi 8mila anime, cuore della Lunigiana. Pontremoli sta ai Ferri come Nusco ai De Mita e Ceppaloni ai Mastella. Piccoli paesi trasformati in principati politici.  Comincia da questo estremo lembo settentrionale della Toscana, il nostro viaggio nelle elezioni amministrative di domenica e lunedì prossimi alla ricerca di storie e personaggi che le caratterizzano. Come i Ferri, ad esempio.  Ferri sindaco per 14 anni. Enrico, il capostipite indiscusso, magistrato, ex ministro (famoso per aver imposto il limite di velocità di 110 all'ora sulle autostrade), approdò a Pontremoli nel 1971, ne rimase folgorato e da qui non si è più mosso. E' stato sindaco dal 1990 al 2004. Poi «sindaco ombra» fino al 2007, anno in cui le elezioni le vinse il centrosinistra, sindaco Franco Gussoni. Ma le liti interne alla coalizione, sullo sfondo della guerra contro la Regione Toscana per la chiusura del punto nascita di Pontremoli, hanno portato alle elezioni anticipate.  Così i Ferri hanno la possibilità di tornare alla guida di Pontremoli. Jacopo è infatti il regista della lista di centrodestra, «Cara Pontrémal» (Pontremoli in dialetto), che presenta come candidata a sindaco Lucia Baracchini. Il candidato poteva essere Jacopo, ma essendo consigliere regionale è incompatibile con la carica di sindaco.  I dissidenti di Pd e Lega. Il centrosinistra è diviso invece in due liste. Quella ufficiale è capitanata da Roberto Ribolla, dirigente di banca in pensione, e si chiama «Amo Pontremoli». Poi ci sono i fuoriusciti dai democratici, guidati da Enrico Petriccioli, candidato a sindaco per la lista «Cittadini per Pontremoli». Infine - quarta lista - quella del leghista Martino Squeri, «Lega Pontremoli. Agire insieme», che rappresenta una costola dissidente del movimento di Umberto Bossi.  Per avere un'idea di quanto conti la dinastia dei Ferri a Pontremoli basti dire che due candidati a sindaco su quattro in passato hanno votato per Enrico sindaco (Ribolla e Baracchini) e gli altri due hanno intrecciato rapporti politici e amichevoli. «Enrico ha una forte personalità e ha indubbiamente avuto il merito da sindaco di far conoscere Pontremoli», riconosce Ribolla, ex socialista, tendenza Spini, e ora Pd.  Petriccioli, una storia dc alle spalle, membro dell'assemblea regionale del Pd, ora espulso per aver formato una sua lista, riconosce che «i primi anni di esperienza Ferri sono stati utili per alcune, oggettive, realizzazioni compiute in città, ma poi la spinta propulsiva s'è spenta man mano che calava l'entusiasmo e così gli ultimi 7 anni sono stati solo attenzione alla politica del bisogno. Certo che dopo, abbiamo vissuto un drammatico periodo del nulla e del tirare a campare». Come dire: buono il primo Ferri, modesto il secondo, ma sempre meglio del «nulla» rappresentato dai quattro anni della giunta Gussoni.  La storiella sui Ferri.  «Ferri aveva una visione statalista. Per lui era importante, che so?, aprire una nuova caserma, mentre Pontremoli aveva bisogno di altro, di evitare l'isolamento e il tramonto», dice una collaboratrice di Ribolla. «Macché statalismo. Quella di Ferri è un'eredità pesante e la famiglia a Pontremoli conta perché ha saputo stabilire una relazione affettiva con il territorio», osserva la Baracchini.  Sulla famiglia Ferri girava fino a qualche anno fa questa simpatica storiella paesana: il padre fa le leggi, un figlio arresta i cittadini, un altro li condanna e la figlia, se si ammalano, li cura. I riferimenti sono chiari. Filippo, il primogenito, è un poliziotto. Cosimo - il terzo figlio - fa il magistrato (un anno fa, in quanto giudice togato del Csm, è stato sospettato di aver fornito pareri giuridici a Berlusconi contro Annozero di Santoro) mentre l'ultima figlia, Camilla, fa la farmacista a Milano. Nella storiella non figura Jacopo, il secondo figlio di Enrico, avvocato, che ha seguito le orme politiche del padre, anche se da ragazzo voleva fare l'ufficiale dei carabinieri: «Vinse il concorso, ma rinunciò per aderire alle richieste di noi genitori, perché ci sembrava già un grande rischio avere un figlio in Polizia», ha raccontato qualche anno fa papà Enrico.  La chiusura del punto nascite. La sfida di Pontremoli si gioca molto sulle polemiche per la chiusura del punto nascite. C'è chi dice che sia un finto problema in un paese in cui un terzo degli abitanti supera i 65 anni. Anche se la «guerra» contro la Regione dà identità al paese, fa scattare il sentimento di rivolta contro Firenze. Squeri, il leghista dissidente che ha minacciato di installare in piazza le sagome dei suoi avversari a sindaco se avessero rifiutato il confronto, si fa paladino della difesa del territorio. Il nemico non è nemmeno Firenze, o Roma ladrona, ma «la costa accentratrice».  Sette milioni per Pontremoli. Una visione estrema del localismo contro la quale si staglia il programma del candidato del centrosinistra Ribolla che al contrario sottolinea l'esigenza di un rapporto stretto con la Provincia e la Regione. «7 milioni per Pontremoli» è lo sloga di Ribolla. Sono i soldi che il paese potrebbe avere - a suo dire - da un rapporto stretto con Massa Carrara, Firenze e Bruxelles. Due visioni agli antipodi contro le quali potrebbe avere la meglio quella del centrodestra che carezza il municipalismo di Pontrenoli (l'uso del dialetto per denominare la lista) ma nel contempo con Jacopo Ferri propone di giocare la carta del turismo e ricorda «le opere di papà», realizzate grazie ai buoni rapporti con Roma.  Quei 200 voti che ballano. Almeno sulla carta la sfida tra i due principali candidati - la Baracchini e Ribolla - si gioca sui 200-300 voti. Gussoni nel 2007 prese 2mila voti, ma oggi si tratta di capire quanto potrà sottrarre al centrosinistra la lista di Petriccioli. La lista Baracchini- Ferri sembra avere più voti di quella del centrosinistra, ma deve fare i conti con la fuoriuscita di Mazzoni e i voti che Squeri può sottrarre al centrodestra.  La sfida elettorale si annuncia pertanto incerta. Con il fascino del ritorno al potere dei Ferri. E l'incognita di un futuro senza futuro. «La vede laggiù la Cisa? L'autostrada doveva toglierci dall'isolamento e invece lo ha acuito. Prima chi scendeva dal nord era obbligato a passare da Pontremoli. Ora invece con l'autostrada ci saluta "ciao ciao" con la manina e noi qui sempre più soli, sempre più vecchi...», ci racconta la titolare di un ristorante mentre in piazza il viavai del mercato paesano non ha i colori chiassosi di una volta.  

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