Ecco il ristorante dei matti gestito da ex-pazienti

All’ora di pranzo impiegati, professori, studenti, siedono ai tavoli del Circolo Arci l’Alba a Pisa: bar, ristorante e molto altro, interamente gestito da una trentina di ex pazienti psichiatrici. In tanti vengono per la buona cucina e una bella convivialità a pranzo oppure, la sera, per approfittare delle occasioni culturali del Circolo, frequentato anche da artisti e giovani talenti

PISA. Il disagio mentale non è un tabù, le barriere della vergogna e del pregiudizio qui sono cadute. All’ora di pranzo impiegati, professori, studenti, siedono ai tavoli del Circolo Arci l’Alba, in via delle Belle Torri: bar, ristorante e molto altro, interamente gestito da una trentina di ex pazienti psichiatrici.

In tanti vengono per la buona cucina e una bella convivialità a pranzo oppure, la sera, per approfittare delle occasioni culturali del Circolo, frequentato anche da artisti e giovani talenti: cabaret, serate di scacchi, videoproiezioni. Altri invece vi arrivano cercando un’ancora di salvezza e qui trovano qualcuno con cui parlare, che faccia sentir loro che non si è soli nel malessere.

Perché tutti quelli che lavorano al Circolo hanno vissuto il disagio mentale, frequentano gruppi di auto-aiuto e hanno messo la loro esperienza a disposizione di chi è ancora in mezzo al guado della malattia. Qui si praticano attività importanti per il recupero dei pazienti psichiatrici, come le arti-terapie, spazi di informazione sulla salute mentale, i laboratori audiovisivi. Nascono persino piccole autoproduzioni, come “Mattiful”, una soap di 50 puntate dove gli ex pazienti recitano ironizzando su loro stessi.

«Questo posto per me è un sogno realizzato», sorride Roberto Pardini, ex paziente psichiatrico, oggi segretario dell’Associazione. «A causa della mia malattia ho perso cinque anni della vita dei miei figli - racconta - grazie all’auto-aiuto sono riuscito a superare tutto questo. Mi è venuta voglia di aprirmi con persone che mi capivano. E, quando sono stato meglio, ho deciso di mettere in campo le poche risorse che avevo. Non era più importante tornare ad essere l’uomo che ero prima, ma ritrovare la mia dignità, non essere più un peso per la società né per la mia famiglia». Sono storie di esistenze che all’improvviso si spezzano, di un fragile equilibrio che si rompe.

Qualcuno le ha persino raccontate in un libro. E’ il caso di «Avanti con coraggio», scritto sotto lo pseudonimo del Pardo. Dopo la separazione dalla moglie, la perdita di una bambina appena nata, la morte della madre, un manager di successo diventa vittima di attacchi di panico. Comincia così la discesa agli inferi. Arrivano l’alcolismo, i ricoveri, l’isolamento, la perdita del lavoro. Poi lentamente la ripresa.

«Sì, perché si può risalire - dice Valeriana, la cuoca - e noi siamo la prova vivente che si può». Dieci anni fa un gruppo attivo di auto-aiuto, 8 persone, con l’aiuto dell’Asl 5, porta questa esperienza fuori dall’ospedale, incontrandosi in alcune sedi dell’Arci. Cresce la consapevolezza di un percorso da mettere a disposizione di altre persone in difficoltà. Nasce così la figura del facilitatore sociale. La Provincia attiva un iter formativo finanziato con fondi europei. Poi l’idea: un circolo-bar-ristorante completamente gestito da facilitatori sociali (con la supervisione degli psichiatri della Asl 5 e della clinica psichiatrica ospedaliera-universitaria) per aiutare l’integrazione di chi soffre di disagi mentali. Si trova lo spazio, una vecchia casa torre in pieno centro. Il progetto è approvato dalla Società della salute e ottiene finanziamenti della Regione e dell’Asl 5. Comincia la ristrutturazione, viene recuperata la struttura muraria, persino i capitelli, viene costruito un grande soppalco per gli “uffici”.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa contribuisce per il materiale informatico e per i laboratori di arti-terapie. Partecipa in modo attivo anche il Cesvot con la formazione e l’impegno dei volontari. Oggi l’Associazione è in continua crescita: 350 soci, 40 volontari attivi, 160 utenti inseriti, 10 inserimenti socio terapeutici, un coordinatore, un responsabile organizzativo, 10 conduttori per 13 laboratori di arti-terapie, 9 gruppi di auto-aiuto. Grazie alle entrate del ristorante e alla convenzione con l’Asl 5 oggi ci sono anche 12 facilitatori sociali assunti.

«Si tratta di una delle due esperienze più originali in Toscana - spiega Corrado Rossi, direttore del dipartimento di salute mentale dell’Usl - è stata portata come esempio anche in convegni. Conduce verso la riabilitazione e l’inclusione sociale. Certo, non tutti ce l’hanno fatta. Qualcuno si è perso, altri sono andati in crisi e poi ritornati, ma per molti è stata una formula vincente».