Dagli Alpaca ai super-gatti Maremma terra di sorprese

Un allevamento di Alpaca per cambiare vita e allontanarsi dallo stess della vita in città. I simpatici animali di origine andina vengono allevati in una fattoria sull'Amiata gestita da un coppia

SANTA FIORA. «Quando iniziammo questo lavoro la gente ci guardava sbalordita. Sono tutti abituati ad avere cani, gatti, polli e conigli. Ma gli alpaca quando mai?». Da questa scommessa, dall’azzardo con un mercato ancora tutto da esplorare, otto anni fa inizia la straordinaria avventura di Riccardo Romanelli e Rossella Testi, coniugi fiorentini che, partiti da tutt’altro lavoro (lui ingegnere meccanico, lei impiegata in un’azienda), si “riciclano” professionalmente creando dal niente - sulle pendici dell’Amiata, a Santa Fiora - uno dei più grandi allevamenti d’alpaca italiani: 40 esemplari di tutti i tipi, età e colori.

Maschi o femmine, marroni o neri, hanno tutti un nome, ciuffi bianchi e neri arricciati in fronte. Dolcissimi e affettuosi, sguardo curioso e brillante, hanno una lana pregiatissima da cui tessere sciarpe o maglioni di straordinaria bellezza.

Con grande cordialità Romanelli accoglie nella sua tenuta in località Poggi la Bella per raccontare la sua storia e quella di sua moglie. L’azienda - una semplice fattoria “sorvegliata” dall’occhio indiscreto di 2 cani (Diana e Paco) e 8 gatti - porta il suo nome (“Romanelli Riccardo”), ma i veri sovrani che scorrazzano felici in 10 ettari di pascolo sono loro, 40 meravigliosi àlpaca (o alpàca) fonte di vita e gioia, serenità e reddito. Originari della cordigliera del Perù e simili ai lama, sputano come loro. Non hanno zoccoli ma un manto soffice e morbido.

L’incontro tra la coppia fiorentina e gli alpaca risale al 2001 e fu una folgorazione, un colpo di fulmine capitato quando l’ingegnere aveva 48 anni. Una bellissima storia di fughe e trasformazioni. «Per 40 anni io e mia moglie avevamo vissuto a Firenze - racconta - poi ci stufammo e nel ‘94 si scappò in campagna, a Greve in Chianti. Lì abbiamo vissuto fino al 2007. Io ho sempre fatto l’ingegnere meccanico, lei era impiegata in una ditta. Nel 2001 ci fu un periodo di crisi; l’azienda per cui lavoravo andò male e io fui messo da parte. Anche mia moglie aveva lasciato il suo incarico. Insieme dovemmo capire come riconvertirci in qualunque modo possibile, con un’attività che ci permettesse di sopravvivere. Ma a tutto pensavamo meno che agli alpaca».

Finché otto anni fa, era una domenica mattina, i coniugi gurdando la tv incappano in “Mela verde” su Rete 4. C’era un’allevatrice di Istia d’Ombrone coi suoi alpaca. «Restammo fulminati. Scendemmo in Maremma e ne comprammo 4: il nucleo originario da cui siamo partiti e che tuttora vive con noi a Santa Fiora. Briana, Palmira, Iman e Ulisse». A Greve quel nucleo si è moltiplicato e i 4 “pionieri” «hanno figliato diventando 6 volte tanti». A un certo punto «ci accorgemmo che la nostra terra non bastava più e via di nuovo: decidemmo di cambiare zona. La scelta cadde su Santa Fiora e da qui inizia un’altra storia».

Il trasloco fu particolare e quasi umoristico. «Oltre ai mobili ci portammo dietro 24 alpaca in due camion, suscitando lo sbigottimento e l’ilarità dei nostri amici, nessuno dei quali abituato a sentir parlare di questi animali». In Amiata gli alpaca sono diventati 40. Solo quelli comprati dall’allevatrice di Istia provengono dal Perù. Gli altri sono nati in Toscana e hanno nomi italianissimi e classici, pure rinascimentali e artistici. Cosimo, Lorenzo, Giotto, Leonardo, Bernardo. Beatrice, Elena, Aurora, Greta. Due settimane fa è nato l’ultimo, Lapo.

«Ora la nostra fattoria è al completo, e io e mia moglie siamo felici. Lei produce a mano (ai ferri o all’uncinetto) ma anche a macchina con un vecchio telaio di legno. Il mercato è di nicchia ma riusciamo a vivere di questo. Andiamo nei mercatini, vendiamo in loco, abbiamo un sito (www.fioralpaca.it) e apriamo la fattoria a chiunque voglia conoscerla». Uno dei pochi allevamenti italiani che è riuscito a raggiungere l’obiettivo di trasformare il tutto in prodotto finito. Un sogno che si è realizzato.