Contenuto riservato agli abbonati

Sequestrati tessuti per 50 milioni di euro: coprono due volte la superficie di Prato

Una parte dei tessuti sequestrati dalla guardia di finanza

La merce bloccata in 15 magazzini cinesi per le etichette irregolari, ma i veri obiettivi sono il contrabbando e l’evasione

PRATO. Col tessuto sequestrato nei giorni scorsi dalla guardia di finanza in 15 depositi gestiti da altrettante società cinesi si potrebbe coprire quasi il doppio della superficie del comune di Prato, da Mezzana a Viaccia, da Castelnuovo a Figline. Questo per dare un’idea della rilevanza della merce a cui sono stati messi i sigilli, che secondo la Finanza ha un valore di circa 50 milioni di euro.

Si tratta in particolare di 727.000 “pezze” (170 milioni di metri quadrati) e 580.000 rocche di filato che per ora devono restare chiuse nei magazzini e non possono essere vendute.


All’origine del sequestro ci sono presunte irregolarità nelle etichettature, nella composizione di tessuti e filati e nell’indicazione del produttore. Irregolarità che al momento ne vietano la commercializzazione sul territorio dell’Unione europea. Per questo sono scattate sanzioni che, spiega il tenente colonnello Federico Pecoraro, comandante del Gruppo della Finanza, possono arrivare a 1,2 milioni di euro.

Questi tessuti arrivano in gran parte se non in tutto dalla Cina, ma verosimilmente hanno fatto tappa in un paese dell’Europa dell’est, per esempio in Ungheria. È un sistema in voga da tempo quello di far transitare la merce in un altro paese europeo prima dell’arrivo in Italia, effettuando un’operazione intra-comunitaria grazie alla quale spesso si perde per strada l’Iva.

Il vero oggetto degli accertamenti della guardia di finanza, infatti, non sono tanto le presunte irregolarità nelle etichette o nella composizione del tessuto (che pure sono importanti per evitare, ad esempio, reazioni allergiche a prodotti nocivi), ma il contrabbando e l’evasione dell’Iva.

L’arrivo di merce sostanzialmente anonima è quasi sempre un indizio di uno di questi due peccati capitali perché rende di fatto impossibili o molto difficili gli accertamenti sul contrabbando e sull’evasione.

Il sequestro di questi giorni è frutto di un lavoro che è iniziato a gennaio soprattutto ai caselli autostradali di Prato est e Prato ovest. I finanzieri hanno atteso al varco i Tir carichi di tessuti e li hanno seguiti per vedere dove scaricavano. Poi hanno fatto un elenco di depositi da controllare e sono andati a vedere che cosa c’era dentro. Grazie a questa fotografia del flusso di merci è stato possibile evitare di andare a cercare il classico ago nel pagliaio.

Per i proprietari delle partite di tessuti in arrivo dalla Cina non sarà particolarmente difficile sanare le irregolarità. Però dovranno spendere per rimettere le etichette e per produrre le perizie sulla composizione del tessuto. Non è questo che li preoccupa. Dovranno preoccuparsi molto di più per i possibili sviluppi sul fronte dell’eventuale contrabbando e dell’eventuale evasione dell’Iva.

© RIPRODUZIONE RISERVATA