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Prato, i lavoratori scioperano per il contratto e l’azienda cinese svuota il magazzino

La manifestazione di ieri pomeriggio davanti alla Ruentex di San Giorgio a Colonica

Partita alla Digi Accessori, la protesta si è poi spostata alla Ruentex di San Giorgio a Colonica: bloccati i furgoni

PRATO. È una partita a scacchi quella tra i lavoratori pachistani della Digi Accessori di via del Lazzeretto, sostenuti dal sindacato Si Cobas, e i proprietari cinesi del più grande magazzino pratese di grucce, che rifornisce la maggioranza dei pronto moda cinesi.

Venerdì i lavoratori sono entrati in sciopero per protestare contro i turni di lavoro e i contratti applicati. E sorprendentemente nel giro di poche ore sono riusciti a ottenere la promessa della trasformazione di sette contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Il sindacato ha festeggiato ma non si è fidato. Per questo il presidio davanti al magazzino di via del Lazzeretto non è stato tolto. E nel tardo pomeriggio di sabato i sospetti hanno avuto una prima conferma quando davanti alla Digi hanno iniziato a fare la spola decine di furgoni carichi di grucce, in uscita, e quasi nessuno in entrata. Ben presto i lavoratori pachistani e i sindacalisti del Si Cobas (Luca Toscano e Sarah Caudiero) hanno capito che la società stava trasferendo il magazzino da un’altra parte. Per la precisione in via della Gora Bandita, a San Giorgio a Colonica, dove ha sede la Ruentex. Sembra che i furgoni abbiano portato via anche i computer dagli uffici di via del Lazzeretto.


Per questo l’assemblea convocata per ieri alle 16 davanti alla Digi Accessori si è quasi subito spostata in via della Gora Bandita, davanti alla Ruentex, dove i manifestanti hanno bloccato i primi furgoni carichi di grucce in uscita.

Per capire l’importanza della partita che si sta giocando nella zona industriale, lontano dai riflettori, bisogna mettere in fila qualche numero. I lavoratori pachistani calcolano che fino a ieri dalla Digi Accessori partissero ogni giorno 40 furgoni carichi di grucce diretti a confezioni e pronto moda. Ogni carico, come confermano alcuni autisti, ha un valore dichiarato di circa 7.000 euro, che a fine giornata fa quasi 300.000 euro. In un mese sono 9 milioni, in un anno sono più di 100 milioni di euro. Tanto valgono solo le grucce (quasi tutte di plastica, in minima parte di legno) a cui vengono appesi gli indumenti nei pronto moda cinesi di Prato. Alcune sono prodotte da 9 aziende con sede in zona, altre arrivano dalla Cina, altre ancora, quelle di legno, da una fabbrica fuori regione. Il sindacato Si Cobas è convinto che il magazzino della Digi Accessori fosse diventato il principale hub per la distribuzione nel distretto di Prato, dopo che negli anni scorsi c’erano stati contrasti tra i principali produttori e distributori cinesi, adesso riuniti in un “cartello”. Ora regna la pace e i prezzi sono saliti, tutti sono contenti. A rovinare la festa ci hanno pensato i lavoratori pachistani, stufi dei turni di lavoro troppo lunghi, e il Si Cobas, che ora promette di non mollare.

«Abbiamo ripreso l'agitazione sindacale per fare capire all'azienda che non permetteremo che in via del Lazzeretto rimanga solo un capannone vuoto – si legge in una nota – In risposta l'azienda ha deciso di non aprire. All'interno rimangono ancora volumi di lavoro, presidiati dai lavoratori». Per oggi alle 18 è confermato un “tavolo” alla Digi Accessori per discutere dei contratti dei lavoratori in sciopero. Venerdì si è presentata un’anziana cinese, la signora Chen Bixia, titolare formale della Digi Accessori, che come la grande maggioranza delle aziende cinesi a Prato è una ditta individuale. Un confronto anche per chiarire se la Digi rimarrà una scatola vuota.