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Vaccini a Prato, l’Asl apre il Pegaso ai bambini per tentare di recuperare il tempo perduto

Cittadini in coda all’ingresso del Centro Covid Pegaso in via Galcianese

Il sabato mattina sarà dedicato solo alla fascia 5-11 anni. Per prendere parte alla campagna vaccinale servirà la prenotazione

PRATO. Tanti amministratori locali li dipingono sui social network come “piccoli eroi” perché si vaccinano ma tanto poi nulla cambia per loro se i positivi in classe sono due: dalla didattica a distanza non si scappa. E non è certo colpa dell’Asl o delle scuole. Vai a dirlo però a quei 392 bambini pratesi che hanno fatto la seconda dose di vaccino e ai 2.334 che hanno già ricevuto la prima: un piccolo esercito di guerrieri con lo scudo antivirus, in crescita di settimana in settimana. Ma le percentuali di copertura sono ancora basse, troppo per una realtà come quella pratese dove il Pfizer pediatrico aveva raggiunto il 13,28 per cento dei piccoli della fascia 5-11 anni (prima dose) fino al 17 gennaio mentre nella settimana precedente si viaggiava nell’ordine dell’8,4 per cento. Percentuali più alte si rilevano a Firenze (19,80 per cento) e a Pistoia (19,44 per cento). Una campagna con il freno a mano tirato che spinge il Dipartimento prevenzione dell’Asl Toscana Centro guidato da Renzo Berti a giocare la carta dell’apertura di sabato mattina tutta dedicata ai più piccoli, con 600 dosi disponibili al Pegaso 2.

Poche dosi disponibili sul portale oppure scarsa adesione alla campagna dei genitori? Questi ultimi però lamentano spesso di doversi spostare fuori provincia per vaccinare i figli perché al Pegaso 2 non si trova posto. Per fugare ogni dubbio, l’Asl punta sui sabati straordinari dedicati ai piccoli, impegnando tutte le postazioni del Pegaso 2. L’ipotesi è di partire sabato 22 gennaio o, al più tardi, sabato 29 per poi andare avanti nelle settimane successive. «Vogliamo agevolare il più possibile la partecipazione alla campagna vaccinale venendo incontro alla famiglie: servirà sempre la prenotazione», fa sapere Berti. Questo comporterà anche un ampliamento degli orari del Pellegrinaio in modo di non accorciare la coperta per gli adulti.


Situazione complicata anche nelle scuole. Perché alla primaria mettere in didattica a distanza i bambini vaccinati e guariti in presenza di due casi positivi? A sollevare il quesito il preside Giuseppe Tito, al timone del Don Milani, durante l’incontro di ieri organizzato dall’Ufficio scolastico provinciale: presenti l’assessora all’istruzione Ilaria Santi, le referenti dell’ufficio igiene e del provveditorato, la rete dei dirigenti scolastici. Per la primaria non vale la regola dell’autosorveglianza che si applica alle medie e alle superiori. Ma una circolare del ministeriale, datata 8 gennaio, è chiara sulla primaria: «In presenza di almeno due casi positivi è sospesa l’attività didattica in presenza per dieci giorni». C’è chi fra i bambini il Covid lo ha avuto a Natale e dovrebbe così ripiombare nel limbo della Dad. «Trovo assurdo che s’impedisca ai vaccinati e guariti di stare in classe – sottolinea Tito – La didattica “mista” (didattica digitale integrata, ndr) è faticosa per le scuole ma bisogna pensare anche al servizio: alla primaria un alunno in Dad non è autonomo». Ma i protocolli sono chiari e l’Asl è tenuta ad applicarli.

Fra le diverse criticità segnalate dagli istituti comprensivi, il mancato arrivo dei voucher per eseguire il tampone gratuito a distanza di cinque giorni (“T0” e “T5”) . «Con le forze che abbiamo cerchiamo di dare sempre una risposta a tutti – ricorda Berti – I codici sono generati da una procedura automatizzata. Basta un indirizzo sbagliato e gli invii si bloccano». Nel caso in cui il voucher non arrivi, come è emerso dalla riunione, i genitori possono chiedere la prescrizione del tampone al proprio pediatra.