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Ex impiegata della Provincia di Prato rinviata a giudizio per stalking

La donna, con la sorella avrebbe inviato una lettera con minacce di morte a un inquilino di una loro casa che è un poliziotto in pensione

PRATO. L’ex impiegata della Provincia, Marilena Bacci e la sorella Sandra, rinviate a giudizio con l’accusa di stalking nei confronti di un ex inquilino di un appartamento che le due donne possedevano in comproprietà con la madre a Iolo. Le due sorelle dovranno comparire davanti al giudice il prossimo 13 ottobre.

Una lettera con minacce di morte, numerosi messaggi sui social tutti offensivi e qualcuno anche quasi istigatorio: “confido in un pirata della strada...” dove chi scriveva riceveva subito il like o il commentino di solidarietà dell’altra. Ma l’ex inquilino delle due donne era un commissario di polizia in pensione che ha “aperto un fascicolo” come faceva quando era un investigatore e ha cominciato a raccogliere le “prove”. Una dopo l’altra fino a quando vedendo che gli inviti a desistere non avevano alcun effetto, ha deciso di portarli in procura insieme all’avvocato Mauro Cini il 6 novembre di due anni fa.


Tutto sarebbe cominciato nell’estate del 2019. Secondo il denunciante, le signore Bacci volevano in tutti i modi vendere l’appartamento affittato dalla loro madre con regolare contratto al commissario di polizia in pensione. La prima offerta l’avrebbero fatta proprio a lui ma il prezzo, ritenuto eccessivo e la mancanza del garage, hanno spinto l’ex commissario a declinare l’invito. Di qui l’insistenza della signora Marilena Bacci affinché lasciasse immediatamente l’appartamento per poterlo proporre ad altri potenziali acquirenti in uno stato libero. Un invito questo, che il commissario in pensione ha accolto ma, sembra, facendo presente che aveva bisogno di tempo per cercarsi una nuova sistemazione che avrebbe ritenuto idonea e che comunque aveva un contratto d’affitto ancora in corso. Poi, problemi di salute della madre in Sicilia, lo hanno costretto ad assentarsi per alcuni mesi. E questo ritardo avrebbe spinto le due donne ad accanirsi con messaggi offensivi sui social e poi anche con la lettera di minacce di morte.

"Ci sono testimoni che possono smentire quello che il denunciante ha detto. Non abbiamo mai messo nessun nome o cognome nei post che non erano certamente  tutti rivolti a lui -  scrivono Marilena e Maria Sandra Bacci -  se abbiamo preso un pezzo di una sua intervista in quanto personaggio pubblico e commentata perché quello che dichiarava l’abbiamo ritenuto incongruente con l’atteggiamento che aveva nei nostri confronti credo sia un diritto innegabile per chiunque. Il vero stalking lo ha fatto lui a noi con atteggiamenti supponenti e per quanto riguarda la vendita dell’immobile nessuna legge vieta di vendere un appartamento con dentro un inquilino. Ci aveva proposto 120mila euro per un appartamento di circa 100 metri quadri completamente indipendente e libero su quattro lati per cui anche se mancante di garage la cifra era davvero irrisoria come confermato anche da professionisti . Rimaniamo basite perché in tanti anni di affitto il rapporto era eccellente: mai un aumento, mai uno screzio, pagava 500 euro al mese senza nessuna spesa condominale per un appartamento che ne valeva 800 e in una posizione davvero unica. Non aggiungiamo altro perché intendiamo procedere per provare la inesattezza delle dichiarazioni fatte". 

Ora sarà un processo a stabilire se le due sorelle, difese dall’avvocato Mirko Benedetti, sono colpevoli oppure no.