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Scuola, nell'area pratese mancano all’appello quattrocento prof e 761 alunni

Il preside dell'Istituto comprensivo Gandhi Mario Battiato

Sono pesanti gli effetti della quarta ondata della pandemia sugli istituti comprensivi. Il preside Battiato (Gandhi): "In queste condizioni rinviare di due settimane era sensato"

PRATO. Anno nuovo, problemi vecchi per la scuola. Anzi, peggio. Nei 29 istituti pratesi la ripartenza delle lezioni sarà messa a dura prova da organici decimati da Covid e quarantene che si sommano a una quota di docenti “no vax” sospesi. C’è chi sa già di dover fare a meno di 30 docenti, chi se la cava con otto assenze. Mediamente si può dire che si stima un’assenza di 400 lavoratori e lavoratrici del mondo della scuola con diverse cattedre da coprire con supplenti brevi.

Senza contare i banchi vuoti lasciati dagli studenti. Inevitabile visto che nella fascia 0-18 la fetta dei positivi è quadruplicata nella settimana dal 27 dicembre al 2 gennaio: nell’area pratese si contano 761 nuovi casi contro i 188 registrati fra il 20 e il 26 dicembre, secondo il monitoraggio “Scuole sicure”. Numeri non certo imputabili alle scuole che sono chiuse dal 23 dicembre.

Per riempire i vuoti il preside dell’istituto Don Milani Giuseppe Tito sarà al lavoro anche oggi, domenica: alla vigilia della ripartenza servirà fare il punto della situazione visto che il quadro è in continua evoluzione. Nel comprensivo di San Giusto e Tobbiana le caselle vacanti sono al momento 30, circa il 15 per cento del personale. «Proveremo a tamponare con risorse interne sperando che nel frattempo qualcuno rientri: il problema maggiore – fa sapere Tito – è alla primaria. Comunicheremo via via alle famiglie se eventualmente il servizio dovesse subire delle riduzioni. Cercheremo di garantire il massimo possibile».

Dappertutto potrebbe succedere che qualche classe faccia un orario più corto: soffrono più i comprensivi degli istituti superiori. Al Gandhi manca all’appello già una ventina di insegnanti. «In alcune sezioni della materna mancano tutte e due le maestre – sottolinea il preside Mario Battiato – Se in questo periodo si fermano servizi essenziali, come trasporti e reparti della sanità, non è strano che la scuola abbia difficoltà. Non sono mai stato un simpatizzante della didattica a distanza ma in questa situazione, effettivamente, rimandare di due settimane l’apertura avrebbe avuto in senso. Il punto è quello di riuscire a garantire un servizio». Anche perché i supplenti non si trovano dietro l’angolo. In questi giorni, chi è in graduatoria per una supplenza sta ricevendo diverse mail di convocazione anche per il personale Ata. Ha i numeri per garantire il servizio la preside del Malaparte Paola Toccafondi, consapevole però che le assenze potrebbero aumentare. «Forse si poteva aspettare una settimana prima di ripartire», ammette la dirigente. Di classi ridotte all’osso parla la preside del Dagomari, Claudia Del Pace: tanti istituti superiori hanno riaperto i cancelli ieri. «Ho otto docenti assenti ma nelle classi ho visto diversi banchi vuoti. Per tanti è attivata la didattica a distanza».